Mele antiche d’Italia

Il melo è uno degli alberi da frutto più importanti al mondo, al quarto posto per rilievo economico dopo agrumi, vite e banano; se ne contano almeno diecimila cultivar documentate, delle quali però solo un numero ristretto ha oggi importanza commerciale. Le varietà più antiche e le accessioni locali sono state in larga parte abbandonate dalla frutticoltura moderna, per la minore produttività o per caratteristiche dei frutti poco adatte alla grande distribuzione, e sopravvivono spesso soltanto presso centri di ricerca o singoli coltivatori.

Il patrimonio italiano di mele antiche resta nondimeno vastissimo, segnato da un fitto intreccio di sinonimie e omonimie che la caratterizzazione molecolare sta oggi cominciando a districare. Questa sezione raccoglie le varietà di melo tradizionali e locali documentate nell’enciclopedia.

Fonte: G. Cipriani, S. Tartarini, «Il melo», in Atlante dei Fruttiferi Autoctoni Italiani, vol. I (CREA).

Il germoplasma italiano sotto la lente molecolare

La collezione di germoplasma di melo della stazione sperimentale di Cadriano (Università di Bologna) è stata analizzata su 418 accessioni — 383 locali e 35 internazionali — con quindici loci microsatelliti (SSR). Il risultato più significativo riguarda la rarità degli alleli: il 67,6% di quelli rilevati ha frequenza inferiore al 5%, e di questi un quarto risulta unico. È la conferma sperimentale di ciò che l’enciclopedia presuppone: il germoplasma locale non è una collezione di curiosità, ma un serbatoio di variabilità genetica che non esiste altrove. Nella stessa collezione sono state riconosciute 48 accessioni triploidi.

L’analisi molecolare serve anche a un uso più prosaico e molto utile a un archivio come questo: verificare sinonimie e omonimie, riconoscere errori di propagazione o di etichettatura in campo, e stabilire il numero minimo di accessioni da conservare (core collection) per non perdere diversità.

Fonte: G. Cipriani, S. Tartarini, «Il melo», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016.

La foresta di meli del Tien Shan

«Risalire alle origini del melo, in Italia, vuol dire andare oltre la storia»: comincia così l’introduzione di Sansavini, e la ragione è che il melo — albero biblico e carico di simbolismi — è stato associato alla bellezza della natura prima che alla sua utilità alimentare. Un albero da preservare, più che da sfruttare.

La regione d’origine è il Turkestan occidentale. In Kazakistan, presso l’antica capitale Almaty — già Alma Ata, che significa «luogo delle mele» — sopravvive la foresta di meli del Tien Shan, residuo di un insediamento vegetale assai più vasto risalente al Terziario. Quei meli, scoperti da J. Sievers nel 1794, appartengono al Malus sieversii, considerato il progenitore del melo coltivato.

La foresta ha una storia anche umana. A difenderla furono il professor A. Dzangaliev e la scienziata kazaka Natalya Ozar, considerati eredi di Nikolaj Vavilov — il genetista russo teorico dei centri d’origine delle specie coltivate, perseguitato dal regime sovietico. Nel 2016 a Ozar è stato assegnato in Italia il Premio Scarpa della Fondazione Benetton.

Plinio, l’innesto e l’Annurca

In epoca romana Plinio il Vecchio fu il primo a descrivere le varietà allora conosciute, e almeno una di quelle — l’Annurca — sembra essere la stessa ancora oggi coltivata in Italia. È un’informazione che dice molto: significa che l’innesto, tecnica nota fin da Teofrasto nel IV secolo a.C., era già pratica corrente per perpetuare le varietà più apprezzate, preferita alla semina, che pure era diffusa. Storicamente il melo ha seguito le migrazioni dell’uomo, che ne raccoglieva i frutti e ne seminava i semi dove poi diventava stanziale.

Il sequenziamento del DNA del melo, coordinato dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, ha infine rivelato l’evento biologico che milioni di anni fa raddoppiò il genoma della specie, portandola alla base cromosomica dispari (n = 17) che la contraddistingue.

Fonte: S. Sansavini, introduzione alla monografia «Melo», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. III (coord. C. Fideghelli), CREA. Fonti citate: Plinio, Naturalis Historia; Velasco et al. 2010 e 2013; Salvi et al. 2010; Barbera 2016.

Le varietà

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Legenda — ⬡ scheda in preparazione (voce censita, non ancora consultabile) · 😢 estinta o presunta tale · tra [quadre] i sinonimi storici · tra (tonde) le fonti · sigle = province di diffusione