Ciliegie antiche d’Italia

Il ciliegio dolce vanta in Italia un patrimonio varietale antico e frammentato, distribuito in areali locali spesso ristretti. La letteratura sulla sua caratterizzazione molecolare è tuttora scarsa, e molte accessioni tradizionali attendono uno studio sistematico che chiarisca sinonimie e omonimie.

Questa sezione raccoglie le ciliegie tradizionali e locali documentate nell’enciclopedia.

Fonte: M.T. Dettori et al., «Il ciliegio», in Atlante dei Fruttiferi Autoctoni Italiani, vol. I (CREA).

Le origini: la ciliegia di Lucullo

In Italia il ciliegio non è autoctono. Secondo Plinio (Naturalis Historia, XV) fu Lucio Licinio Lucullo a portarlo per primo dal Ponto, dalla città di Cerasus, dopo la vittoria su Mitridate nel 74 a.C. — di qui il nome cerasus, «ciliegio». I Romani ne selezionarono presto varietà, fra cui l’Aproniana (la più rossa) e la Lutazia (la più nera). La storia completa è nella collana I frutti di Plinio.

Sinonimie e omonimie documentate

Sul ciliegio dolce la letteratura molecolare italiana è scarsa, e quel poco che esiste segnala soprattutto quanto sia insidiosa la nomenclatura tradizionale:

  • Durone tardivo di Valstaffora, cultivar locale dell’Oltrepò Pavese, è risultato indistinguibile da Duroni 3 e da Elisa;
  • Malizia e Malizia falsa non sono state distinte fra loro, né da San Giorgio;
  • Di Nello, ritenuta possibile sinonimo di Precoce di Will, se ne discosta invece nettamente e coincide semmai con una varietà chiamata Graffione;
  • per la Ferrovia è stata proposta la sinonimia con Belge, Germersdorfer e Schneiders.

Un avvertimento vale per il nome Regina: designa sia un’antica varietà campana sia una cultivar tedesca rilasciata nel 1998, e le due non vanno confuse. È il tipo di trappola che rende necessario, in un archivio, tenere insieme il nome, il territorio e la fonte.

Fonte: M.T. Dettori, S. Micali, E. Vendramin, J. Giovinazzi, I. Verde, «Il ciliegio», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016.

Tenerine e duroni, amarene e visciole

Quasi tutte le varietà coltivate appartengono a due sole specie: il ciliegio dolce (Prunus avium) e il ciliegio acido (P. cerasus), quest’ultimo nato probabilmente da un’ibridazione spontanea fra P. fruticosa e il ciliegio dolce. La zona d’origine del dolce è collocata a sud del Caucaso, fra Mar Nero e Mar Caspio.

La tradizione italiana distingue le ciliegie dolci in due gruppi che ricorrono continuamente nei nomi delle varietà: le tenerine, a polpa tenera, e i duroni, a polpa consistente. Ciascun gruppo si divide poi per colore: quelle a buccia rosso scuro hanno di norma polpa e succo rossi; quelle a buccia chiara hanno polpa gialla o bianca e succo incolore. È la ragione per cui in enciclopedia si incontrano tanti «Durone di…» accanto alle tenerine locali.

Per le ciliegie acide la distinzione è fra amarene — frutti rosso chiaro, piuttosto grossi, sapore abbastanza dolce e succo incolore — e visciole, di norma rosso scuro, sferiche, dal succo rossastro e dal sapore asprigno. Linneo aveva già distinto le prime come P. cerasus var. caproniana e le seconde come var. austera. Un terzo gruppo, le marasche, ha frutti piccoli dal succo rosso scuro, amaro e aromatico: sono quelle da cui si ricava il maraschino.

Fonte: M. Palasciano, introduzione alla monografia «Ciliegio», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. II (coord. C. Fideghelli), CREA. Fonti citate dal capitolo: Linneo 1753; Bargioni 1996; Webster 1996; Kappel et al. 2012.

Le varietà

Legenda — ⬡ scheda in preparazione · [quadre] = sinonimi; eventuali (tonde) interne = autore e anno della prima attestazione del sinonimo · 🍒🍒🍒 registrata nei repertori nazionali · 🍒🍒 riconosciuta a livello regionale · 🍒 attestata o in osservazione · nomi delle regioni = territori di attestazione