Abruzzo

Mappa illustrata Abruzzo in stile incisione antica, cartografia originale Cornucopia.
Abruzzo. Cartografia originale Cornucopia.

L’Abruzzo non è un blocco agricolo uniforme, ma una regione di brusche transizioni: costa adriatica, colline vitate e olivate, vallate interne, altipiani, massicci appenninici, conche e percorsi pastorali. È un archivio di adattamenti locali, dove frutteti promiscui, vigneti, oliveti, cereali montani, legumi, castagneti e pastorizia hanno risposto a quote, suoli e climi fortemente differenziati.1

La costa e la fascia collinare meridionale conservano la memoria di colture mediterranee: fichi, olivi, agrumi relittuali, vite e ortive. L’interno racconta un’altra storia: cereali rustici, fruttiferi sparsi nei poderi, castagneti, mandorleti, pascoli e prodotti di conservazione. Fino alla seconda metà del Novecento molte piante da frutto non erano colture specializzate, ma presenze consociate, soprattutto accanto alla vigna e all’orto: una struttura minuta che ha favorito la sopravvivenza di popolazioni locali e varietà familiari.2

La lunga durata pastorale resta uno degli assi maggiori: i tratturi collegavano gli altipiani e le montagne abruzzesi alle pianure meridionali, facendo della transumanza non solo una pratica zootecnica, ma una forma di economia, mobilità e organizzazione territoriale. Vi si affiancano la cerealicoltura d’altura, le colture arboree delle conche più riparate, la viticoltura delle colline interne e costiere, l’olivicoltura pedemontana e colture specializzate di areali circoscritti, come lo zafferano nell’Aquilano.

Tra Sette e Ottocento l’Abruzzo entra con continuità nella letteratura agraria e descrittiva: Nardi, Torcia, Quartapelle e Tenore registrano agricoltura, arti, commercio, viaggi e paesaggi produttivi; la grande inchiesta ministeriale sulle condizioni dell’agricoltura italiana (1879) colloca le province adriatiche meridionali nel quadro nazionale di prati, foraggi, orti, frutteti, industria casearia e lane.3

Il Novecento porta semplificazione e frattura: specializzazione produttiva, abbandono delle aree interne, riduzione del frutteto misto, contrazione della pastorizia transumante, perdita di sementi riprodotte in azienda. Anche qui la biodiversità agricola non scompare in modo lineare: resta in singoli alberi, semi conservati dagli agricoltori, orti familiari, campi marginali, piccoli castagneti, vigneti vecchi e pratiche alimentari di lunga durata.

Il quadro contemporaneo si fonda su un lavoro di recupero documentato. L’ARSSA, insieme ai Parchi naturali abruzzesi, ha condotto per oltre un decennio ricerche sul territorio individuando semi di varietà erbacee locali e alberi di fruttiferi antichi, tanto che l’Abruzzo è citato nelle linee guida nazionali come «Sistema Abruzzo».4 Il Parco Nazionale della Majella, con il progetto «Coltiviamo la diversità», ha documentato varietà autoctone, mentre l’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani e il repertorio dei PAT offrono due basi complementari, una pomologica e genetica, l’altra alimentare e territoriale.5

Cronologia

Antichità
Fascia adriatica e aree collinari nella civiltà mediterranea di vite, olivo, fico e cereali; fichi secchi noti nel Teatino già in età romana.
Medioevo
Montagne, conche e percorsi pastorali; castanicoltura con ecotipi locali nelle valli adatte.
Età moderna
Transumanza, tratturi, colture promiscue, vite, olivo, mandorleti e produzioni di conservazione.
Settecento e Ottocento
Descrizioni agrarie, viaggi e inchieste ministeriali documentano frutteti, mandorle, castagne, orti, prati, lana, formaggi e commercio.
Novecento
Industrializzazione, spopolamento interno, meccanizzazione e specializzazione riducono il podere misto e la pastorizia tradizionale.
Recuperi contemporanei
ARSSA, Parchi naturali, Parco Nazionale della Majella, raccolte pomologiche, Atlante dei fruttiferi e repertori alimentari.

Aree principali

Costa dei Trabocchi e colline teatine; fascia litoranea e collinare pescarese; Teramano e Monti della Laga; Val Pescara e aree vestine.

Maiella, Morrone e Valle Peligna; conca di Sulmona e piana di Navelli; Aquilano, altipiani interni e Gran Sasso.

Marsica, Fucino, Valle del Giovenco e Valle Roveto; Alto Sangro, Cinquemiglia e aree di confine con Molise e Lazio.

Sangro-Aventino, Vastese, Frentano e colline meridionali, chiave per cereali montani, vite, olivo, fruttiferi, agrumi relitti, castagno, pascoli, legumi e ortive.

Fonti principali

Frutticoltura e germoplasma: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (vol. I, «Abruzzo, biodiversità frutticola»); ISPRA, Frutti dimenticati e biodiversità recuperata (2010); progetto «Coltiviamo la diversità» del Parco Nazionale della Majella.

Storia agraria: G. F. Nardi, M. Torcia, B. Quartapelle, M. Tenore; Aurelio Manzi, Origine e storia delle piante coltivate in Abruzzo.

Istituzionali e alimentari: MASAF, elenco nazionale dei PAT; Regione Abruzzo; ARSSA; Parchi nazionali e regionali abruzzesi.

Vitigni

Vitigni

1 scheda
Ricette e preparazioni

Ricette e preparazioni

1 voce in lavorazione
  1. Carlo Fideghelli (coord.), Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I, MiPAAF/CREA; capitolo «Abruzzo, biodiversità frutticola» (D. D. Silveri, M. Di Santo, A. Manzi, F. Cercone, A. Tarquini), sulla differenziazione fra area interna appenninica e fascia litoranea.
  2. Ibidem: la presenza tradizionale dei fruttiferi in consociazione (vigna e orto) e il suo ruolo nella conservazione del patrimonio genetico locale.
  3. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Relazione intorno alle condizioni dell’agricoltura in Italia, vol. IV, Roma 1879, con sezioni su prati e foraggi, orti e frutteti, industria casearia e lane delle province adriatiche meridionali.
  4. Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I, cap. Abruzzo: il lavoro pluridecennale di ARSSA e Parchi e il richiamo al «Sistema Abruzzo» nelle linee guida MiPAAF.
  5. ISPRA, Frutti dimenticati e biodiversità recuperata (Quaderni Natura e Biodiversità 1/2010): la scheda Abruzzo (Pera Trentatré del Parco Nazionale della Majella) e il progetto «Coltiviamo la diversità».