Melannurca Campana

Frutto · Campania

Malus domestica IGP dal 2006, area vesuviana e casertana; tecnica di arrossamento post-raccolta nel “melaio”.

La Melannurca Campana (Malus domestica) è una cultivar storica dell’area vesuviana e casertana, tra le poche varietà di melo autoctone italiane a conservare tuttora un mercato di scala industriale. Riconosciuta Indicazione Geografica Protetta nel 2006, si distingue per una tecnica di post-raccolta specifica, l’arrossamento in “melaio”.

Testimonianze antiche

Le più antiche attestazioni figurative della coltivazione del melo nell’area vesuviana risalgono agli affreschi di Ercolano, anteriori all’eruzione del 79 d.C., che secondo gli studiosi documenterebbero già la presenza di questo tipo varietale sulle pendici del vulcano.

Riconoscimento e disciplinare

La denominazione «Melannurca Campana» ha ottenuto la IGP con il regolamento CE n. 417/2006 (G.U.C.E. n. L72 dell’ 11 marzo 2006). Il disciplinare di produzione, più volte aggiornato — da ultimo con la pubblicazione in G.U.U.E. Serie C 174 del 14 maggio 2016, che ha portato la densità d’impianto ammessa da 1200 a 1666 piante/ettaro (pollinizzatori inclusi) e la resa massima da 350 a 450 quintali/ettaro — richiede che i frutti, raccolti ancora verdi, siano trasferiti nei “melai” per l’arrossamento (“arrossamento”) prima della commercializzazione.

Una varietà in trasformazione

Negli ultimi decenni la coltivazione della Melannurca originaria è stata progressivamente affiancata, e in parte sostituita, dalla mutazione a colorazione più intensa e uniforme nota come “Annurca Rossa del Sud”, oggi maggioritaria negli impianti specializzati.

L’annurca ha viaggiato molto oltre la Campania: la ricerca del CIPA la censisce fra i frutti antichi dell’Appennino modenese (póm annurca, anürca), notando che «è una varietà originaria dell’Italia meridionale ma per la sua grande capacità produttiva e adattabilità si è diffusa ovunque».1 Vi è descritta come una delle mele autunnali-invernali più apprezzate, di dimensioni medio-piccole, con la buccia poco colorata alla raccolta che assume la striatura rossa dopo un paio di mesi di conservazione all’aperto — la stessa pratica dell’arrossamento che in Campania si fa nel melaio. La fonte la dice «regina delle mele», conosciuta dai romani come forcola e raffigurata negli affreschi di Ercolano; il nome «annurca» comparirebbe ufficialmente per la prima volta nel 1876, nel manuale di arboricoltura di G.A. Pasquale.2

  1. CIPA — Centro di Istruzione Professionale Agricolo, ricerca sui frutti antichi della Comunità Montana Appennino Modena Ovest (valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna); titolo e anno del catalogo da precisare. Vedi il dossier Il giardino dei frutti antichi di Montefiorino. ↩︎
  2. G.A. Pasquale, manuale di arboricoltura, 1876, citato dalla ricerca CIPA. ↩︎