
La Basilicata non è un blocco agricolo uniforme, ma un territorio di passaggio tra Appennino meridionale, Ionio, Tirreno e altipiani interni. La sua identità rurale si costruisce su fratture nette: il Vulture vulcanico, le valli dell’Ofanto, dell’Agri, del Basento, del Bradano e del Sinni, il Metapontino ionico, il Materano cerealicolo, il Pollino e il Lagonegrese montano, la breve apertura tirrenica di Maratea. Conserva una memoria agraria di lunga durata in cui cereali, vite, olivo, fico, legumi e allevamento podolico appartengono non a un solo paesaggio, ma a sistemi locali molto diversi.
La profondità storica è particolarmente forte nella fascia ionica: la Lucania antica e la Magna Grecia — Metaponto, Siris-Eraclea, l’area tra Agri e Sinni — rimandano a colonie, santuari, limiti fondiari e rapporti tra città e campagna. La vite vi ha un asse autonomo: una parte della Lucania e della Puglia era chiamata Enotria, «terra del vino».1
Nella lunga durata, però, la Basilicata non è solo Ionio antico. La regione interna è stata segnata da cerealicoltura asciutta, pascoli, transumanze, castagneti, orti, frutteti familiari, allevamento bovino rustico e trasformazioni domestiche del maiale, del latte e dei cereali. La modernizzazione novecentesca — riforma fondiaria, bonifiche, irrigazione e specializzazione del Metapontino — altera il rapporto storico tra latifondo, masseria, piccolo possesso, montagna e pianura.
Il quadro contemporaneo si legge attraverso poche fonti solide: la legge regionale 26/2008 sulla tutela delle risorse genetiche autoctone vegetali e animali;2 l’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, che registra cultivar lucane di fico come Aust’nedd, Canetano, Grattarolo e Troiano Nero;3 e il repertorio dei PAT, che attesta una memoria alimentare fitta — Carne Podolica lucana, capretto in fricassea di Rivello, salumi e preparazioni pastorali — da intendere come tradizione d’uso, non come prova di autoctonia genetica.4
Cronologia
- Antichità
- La fascia ionica partecipa alla storia agraria della Magna Grecia: Metaponto, Siris-Eraclea e l’area tra Bradano, Basento, Agri e Sinni, con città, santuari, fondi, cereali e vite.
- Età romana
- La Lucania entra nei sistemi fondiari e viari dell’Italia romana, con persistenza delle colture mediterranee e peso della pastorizia nelle aree interne.
- Medioevo
- Borghi, monasteri, castelli e comunità rurali riorganizzano seminativi, orti, vigne, oliveti, castagneti e pascoli; la montagna conserva cereali rustici, legumi e allevamento.
- Età moderna
- Squilibri fondiari, masserie, cerealicoltura estensiva, pascoli e colture arboree nelle zone più favorevoli.
- Ottocento
- Quadro dominato da cerealicoltura, pastorizia, proprietà concentrata e comunità rurali interne, descritto da inchieste e statistiche postunitarie.
- Novecento
- Riforma fondiaria, bonifiche, irrigazione e specializzazione trasformano il Metapontino; l’abbandono delle aree interne riduce policoltura familiare, frutteto misto e conservazione domestica del seme.
- Recuperi contemporanei
- Legge regionale 26/2008, PAT, progetti territoriali e Comunità del Cibo del Pollino e del Lagonegrese.
Aree principali
Vulture e Alto Bradano; Melfese e valle dell’Ofanto; Materano e Murgia; Metapontino ionico.
Val d’Agri; valle del Basento; valle del Bradano; valle del Sinni; collina interna potentina.
Pollino lucano, Lagonegrese, Sirino e alta valle del Noce; Maratea e breve fascia tirrenica.
Aree cerealicole interne, castanicole, frutteti familiari di collina, sistemi pastorali e bovini rustici, pianure irrigue del Metapontino: chiave per cereali, vite, olivo, fico, legumi, ortive, castagno, bovini podolici, ovini, caprini, maiale domestico, latticini, salumi e pani rituali.
Fonti principali
Viticoltura e storia antica: A. Scienza, S. Imazio, La stirpe del vino (per Enotria); G. Forni, «La produttività agraria della Magna Grecia desunta dalle Tavole di Eraclea di Lucania», Rivista di Storia dell’Agricoltura (1989).
Frutticoltura e germoplasma: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (fico lucano); ISPRA, Frutti dimenticati e biodiversità recuperata (2010).
Istituzionali e alimentari: legge regionale 26/2008; MASAF, elenco nazionale dei PAT (sezione Basilicata).
- A. Scienza, S. Imazio, La stirpe del vino, Sperling & Kupfer, 2018: il riferimento a Enotria e alla profondità della viticoltura nell’area lucano-pugliese. ↩
- Regione Basilicata, legge regionale 14 ottobre 2008, n. 26, «Tutela delle risorse genetiche autoctone vegetali ed animali» (segnalata anche da ISPRA, Frutti dimenticati e biodiversità recuperata, 2010). ↩
- Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, sezione fico: cultivar lucane Aust’nedd, Canetano, Grattarolo e Troiano Nero. ↩
- MASAF, elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, sezione Basilicata: fonte di tradizione d’uso, non di autoctonia genetica. ↩


