Susine antiche d’Italia

Il susino è coltivato in Italia da lunghissima data e comprende specie diverse — il susino europeo, il mirabolano, le forme domestiche locali — che nei secoli si sono incrociate fra loro, dando ibridi stabilizzati e varietà contadine di area ristretta.

Molte susine tradizionali erano legate all’essiccazione e alla conservazione domestica più che al mercato del fresco, e sono uscite dalla coltivazione con il consumo che le sosteneva. Questa sezione raccoglie le susine tradizionali e locali documentate nell’enciclopedia.

312 schede

Legenda — tra [quadre] i sinonimi storici · tra (tonde) le fonti · sigle = province di diffusione

Due susini, e un primato emiliano

Sotto il nome di susino si raccolgono specie diverse, sul cui numero i tassonomisti non concordano (fra 19 e 40). Quelle di importanza commerciale si dividono in due gruppi: il susino europeo (Prunus domestica, esaploide), coltivato in Italia fin dai tempi dei Romani, e il susino cino-giapponese (P. salicina e ibridi), diploide e di arrivo assai più recente.

Oggi il rapporto si è rovesciato: si coltivano soprattutto cultivar cino-giapponesi, mentre le europee — le susine della tradizione, quelle da essiccare e da conserva — sono ormai confinate in pochi areali, essenzialmente in Emilia-Romagna, che resta la regione italiana di maggiore produzione. È la ragione per cui gran parte delle varietà storiche raccolte in questa sezione appartiene al gruppo europeo.

Fonte: L. Del Faro, «Il susino», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016.

Non una specie, ma molte

Il susino, a differenza delle altre drupacee, non è riconducibile a una sola specie. Le specie del genere Prunus che vi afferiscono sono molte, diversissime fra loro per botanica e per adattamento, e nate in paesi lontanissimi: i centri d’origine stanno in tre continenti dell’emisfero boreale — Asia, Europa e Nord America.

I due gruppi coltivati sono profondamente diversi. Il susino europeo (P. domestica), adatto ai climi freddi e continentali, è nato probabilmente dall’ibridazione naturale fra P. cerasifera e P. spinosa. Il cino-giapponese (P. salicina), vocato agli ambienti temperato-caldi quasi subtropicali, viene dal bacino dello Yangtze: già 2.500 anni fa la cultivar Zhou Li era coltivata lungo le rive del Fiume Giallo, e nelle regioni del Fujian e dello Zhejiang si stimano oggi venti milioni di susini appartenenti a circa duecento cultivar.

Della ricchezza italiana antica resta una testimonianza pittorica: le varietà di susino dipinte da Bartolomeo Bimbi per Cosimo III alla fine del Seicento, la stessa impresa che documentò gli agrumi e le altre collezioni medicee.

Fonte: V. Nencetti, introduzione alla monografia «Susino», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. III (coord. C. Fideghelli), CREA. Fonti citate: Watkins 1976; Yoshida 1987.