Castagni antichi d’Italia

Il castagno (Castanea sativa) è per l’Italia una risorsa antica, del frutto come del paesaggio. Il patrimonio genetico è vastissimo: innumerevoli biotipi autoctoni e cultivar specializzatesi nei secoli in ogni areale — dalla Campania e Calabria alla Toscana e al Lazio, e al Nord in Piemonte ed Emilia. Questa sezione raccoglie le varietà storiche documentate nell’enciclopedia.

I nomi del castagno: sinonimie e omonimie

L’Italia è tra i principali produttori mondiali di castagne (circa 49.500 t/anno), con la superficie concentrata nel Centro-Sud — Campania (13,3 mila ettari), Calabria (10,7), Toscana (7,8), Lazio (5,2) — e, al Nord, soprattutto in Piemonte. Alle forme coltivate sono stati attribuiti centinaia di nomi, secondo l’origine geografica, l’epoca di maturazione e l’uso: da qui una notevole confusione, che le analisi molecolari hanno cominciato a districare.

Il caso più istruttivo riguarda i Marroni, dove nomi diversi e distanti fra loro coprono lo stesso genotipo:

  • un gruppo di sinonimi comprende Marrone di Gemonio (Lombardia), Marrone di Roccamonfina (Campania), Marrone di Castel del Rio e Marrone di Zocca (Emilia-Romagna), Marrone Caprese Michelangelo;
  • in Piemonte, sette accessioni con quattro denominazioni — Marrone di Chiusa Pesio, di Luserna, di Roccaverano, della Val Susa — risultano un unico genotipo;
  • in Sicilia fanno gruppo Marrone dell’Etna, Monte Scarello 2 e Monte Arso 3;
  • la cultivar Crou è risultata identica al Garrone Rosso piemontese;
  • fra le castagne da legno, il Cardaccio toscano coincide con il Perticaccio emiliano; la calabrese Inserta con Curcia Speciale.

Sul fronte opposto sono stati accertati casi di omonimia — stesso nome per genotipi diversi — per le denominazioni Bracalla, Lucente e Riggiola.

Fonte: D. Torello Marinoni, R. Botta, «Il castagno», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016.

La ghianda di Giove

Il genere Castanea ha un’origine antichissima: oltre sessanta milioni di anni, nel Terziario. Nel Miocene era diffuso in tutta Europa e presente perfino in Scandinavia e Groenlandia, come attestano i resti fossili di polline, foglie e frutti. L’ultima glaciazione ne provocò una forte regressione; poi, col migliorare del clima, il castagno si riespanse a partire da alcuni areali di rifugio — la Turchia fra questi — e proprio quel rifugio spiega buona parte della sua attuale differenziazione genetica.

Il centro di provenienza è probabilmente l’Asia Minore. Numerosi scritti antichi, da Ippocrate a Senofonte, testimoniano la conoscenza della pianta in Grecia, e Teofrasto, nel IV secolo a.C., chiama la castagna con un’espressione che dice tutto della sua importanza: «ghianda di Giove». Greci, Fenici ed Ebrei furono i primi a commerciarla per il Mediterraneo; la dominazione romana ne estese la coltivazione fino alla Germania settentrionale e alla Svezia meridionale.

Fonte: E. Bellini, D. Morelli, introduzione alla monografia «Castagno», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. II (coord. C. Fideghelli), CREA. Fonti citate: Teofrasto; Villani et al. 1999.

Le varietà

434 schede

Legenda — tra [quadre] i sinonimi storici · tra (tonde) le fonti · sigle = province di diffusione