
Renetta del Canadà
Frutto · Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta, Veneto
Renetta di probabile origine francese, nota a Vicenza come Tortasso; diffusa in Val di Non dai primi dell’Ottocento e in Valle d’Aosta dal 1877.
La Renetta del Canadà, nota a Vicenza come Tortasso o Tortazzo e in Veneto come Talino di Francia, ha un’origine incerta — l’ipotesi più accreditata la fa provenire dalla Normandia — ed è diffusa soprattutto in Trentino (Val di Non) e in Valle d’Aosta, oltre che nel Veneto.
Diffusione storica
In Trentino sarebbe giunta a inizio Ottocento per opera dell’agronomo Francesco de Maffei di Revò, diffondendosi negli orti familiari accanto ad altre varietà come la Rosa di Caldaro; i primi veri impianti nella Val di Non risalgono agli inizi del Novecento nella zona detta «il giardino della Valle di Non». In Valle d’Aosta le prime piante sarebbero state innestate nel 1877 a Gressan, lungo la Dora Baltea. Sui mercati di Vicenza e nei dintorni di Parigi, dove si vendeva a 50 centesimi al pezzo, era merce assai apprezzata.
Caratteri del frutto
Albero di forte vegetazione ma vita non lunga, soggetto al cancro, con chioma a palla schiacciata e rami cadenti. Il frutto è fra i più grossi dei mercati, schiacciato e spesso pentagonale, giallo-verdastro con caratteristiche punteggiature stellate rugginose; polpa bianco-giallognola, fina, di sapore squisito. Matura da dicembre a marzo ed è considerata fra le migliori renette per il commercio e l’esportazione verso il Nord Europa.
Fonte: M. Schiavon, Antiche varietà di mele e pere del Veneto, Veneto Agricoltura, 2010
La ricerca del CIPA documenta la renetta anche nell’Appennino modenese (póm renàt, póm rené, renàta), dove «renetta» copre diverse sottovarietà riconducibili a un’unica varietà: la più diffusa e conosciuta a livello locale è proprio la Renetta del Canada.1 Vi è descritta con frutto di circa 250 g, appiattito, a peduncolo corto e spesso, buccia giallo-verde intenso con rugginosità attorno alle cavità calicina e peduncolare; la polpa è bianco-crema, di tessitura molto fine, fondente e soda, dal profumo delicato. Matura da ottobre ma la raccolta va anticipata alla seconda decade di settembre, perché a maturazione inoltrata va incontro a rapido disfacimento interno e raggrinzimento della buccia, prendendo sapore amaro. Fino agli anni Cinquanta era la mela più diffusa in Europa. Si consumava fresca e in fretta, perché la polpa tende a «sfarinare»; usuale anche la produzione delle schiàp o schiapèl, fette essiccate al forno o al sole impiegate nel decotto che la farmacopea popolare riteneva miracoloso per le affezioni del cavo orale e respiratorio.2 Il pomologo Tamaro classificava le renette come una delle quindici famiglie di mele secondo il metodo Diel-Lucas, suddivise in sei sottofamiglie — dalibra, cenerine o unicolori, bastarde, rosse, ruggine e dorate; Targioni Tozzetti, nel suo dizionario botanico italiano, sotto il solo nome di renetta distingue sei sottovarietà.3
- CIPA — Centro di Istruzione Professionale Agricolo, ricerca sui frutti antichi della Comunità Montana Appennino Modena Ovest (valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna); titolo e anno del catalogo da precisare. Vedi il dossier Il giardino dei frutti antichi di Montefiorino. ↩︎
- Testimonianze raccolte dalla ricerca CIPA. ↩︎
- D. Tamaro, classificazione delle mele secondo il metodo Diel-Lucas; O. Targioni Tozzetti, Dizionario botanico italiano. Entrambi citati dalla ricerca CIPA. ↩︎
