Pere antiche d’Italia

Il pero è uno degli alberi da frutta più coltivati al mondo e l’Italia è il terzo produttore mondiale di pere, dopo Cina e Stati Uniti. Nonostante la produzione odierna sia ristretta a poche varietà commerciali, il patrimonio varietale italiano resta molto ampio, caratterizzato da numerose sinonimie e omonimie che meriterebbero indagini accurate.

Questa sezione raccoglie le pere antiche e le varietà locali documentate nell’enciclopedia, molte delle quali legate a territori precisi e oggi conservate solo grazie a pochi custodi.

Fonte: L. Del Faro, «Il pero», in Atlante dei Fruttiferi Autoctoni Italiani, vol. I (CREA).

Sinonimie e omonimie documentate

L’Italia è il terzo produttore mondiale di pere dopo Cina e Stati Uniti, e il patrimonio varietale resta vastissimo; gli studi molecolari, però, sono sorprendentemente pochi. Il più ampio (Quarta e coautori, progetto RGV/FAO) ha analizzato 281 accessioni, caratterizzandone singolarmente 258. Alcuni esiti smentiscono attribuzioni consolidate:

  • Spadona d’inverno e Curato, che si attendevano sinonime, sono risultate distinte;
  • Favorita non coincide con la Favorita di Clapp americana, come si presumeva;
  • Fico d’Udine e Pero fico non sono distinguibili fra loro;
  • Pera Arce 1 e Arce 2 risultano sinonime, mentre Arce 3 coincide con Pera di fossa Sora;
  • Camusina di Sassari non è distinguibile da San Giovanni migliorata, né Buttiu da Buttiari;
  • fra le cultivar campane, Mastantuono e Agostinella sono indistinguibili.

In Piemonte, un lavoro più antico sul Cuneese aveva già mostrato che le accessioni denominate Gudun rappresentano un unico genotipo locale, e che il Martin Sec autunnale è cosa diversa dal Martin Sec, mostrando semmai stretta parentela con la Madernassa.

Per le denominazioni locali, Cornucopia registra nel 2026 anche la doppia forma Pira Sundalarica / Pera Sundalarica per la varietà segnalata a Montebello Jonico (RC). La registrazione riguarda la forma del nome attestata nella documentazione e nella testimonianza di Francesco Manti; non costituisce una sinonimia genetica dimostrata con altre cultivar.

Fonte: L. Del Faro, «Il pero», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016; Francesco Manti, testimonianza e fotografie, Montebello Jonico (RC), 9 settembre 2026, comunicazione a Cornucopia.

Pere d’Occidente e pere d’Oriente

Il genere Pyrus si divide in due tipologie profondamente diverse. Le pere occidentali o europee, che sono le nostre, hanno polpa fondente e succosa e aroma poco pronunciato; il loro areale d’origine va dall’Europa centrale fino al Caucaso e al Turkestan. Le pere asiatiche — fra cui i Nashi — hanno invece polpa dolce, croccante e poco acida, e vengono dalla Cina, dal Giappone e dalla regione himalaiana.

Accanto al pero comune (P. communis) il gruppo occidentale comprende molte specie affini: il P. spinosa del bacino mediterraneo, il P. nivalis o pero alpino dell’Europa centrale e dei Balcani, il P. salicifolia di Caucaso, Armenia e Grecia, il P. longipes nordafricano.

Un dettaglio riguarda da vicino il paesaggio italiano: le piante isolate di perastro hanno caratterizzato, e ancora caratterizzano, la campagna delle regioni centro-meridionali. In passato venivano innestate con varietà di pero comune per uso familiare — un albero selvatico trasformato in albero da frutto dove serviva, senza impiantare un frutteto.

Fonte: W. Faedi, G. Baruzzi, introduzione alla monografia «Pero», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. III (coord. C. Fideghelli), CREA.

Le varietà

Legenda — ⬡ scheda in preparazione · [quadre] = sinonimi; eventuali (tonde) interne = autore e anno della prima attestazione del sinonimo · 🍐🍐🍐 registrata nei repertori nazionali · 🍐🍐 riconosciuta a livello regionale · 🍐 attestata o in osservazione · 😢 estinta o presunta tale · nomi delle regioni = territori di attestazione