Le razze animali italiane nascono dentro l’azienda contadina, dove bovini, ovini, caprini, suini, equini e animali di cortile non erano comparti separati ma parte di un sistema integrato: lavoro, latte, carne, lana, uova, letame e reddito. Da qui la loro rusticità e la frequente attitudine multipla.
La fotografia più antica del patrimonio nazionale è la Statistica del bestiame del 1875, primo censimento zootecnico dell’Italia unita.1 Per tutto l’Ottocento e oltre, ogni territorio mantiene popolazioni adattate a clima, pascolo e tecniche locali.
Il Novecento rovescia il quadro: meccanizzazione, fine della trazione animale, selezione di poche razze cosmopolite più produttive e industrializzazione degli allevamenti marginalizzano le popolazioni locali, molte delle quali sfiorano l’estinzione.
Il recupero contemporaneo poggia su un censimento e su una rete: l’Atlante delle razze autoctone di Daniele Bigi e Alessio Zanon raccoglie bovini, equini, ovicaprini e suini allevati in Italia;2 i registri anagrafici, le associazioni come RARE e i repertori regionali ne sostengono la sopravvivenza attiva.
In Cornucopia la sezione Razze animali non presenta reliquie da museo, ma strumenti per leggere la storia del lavoro, del latte, della carne, della lana e della cucina: ogni razza rinvia a un territorio, a un sistema di allevamento e a una filiera.
Criteri di inclusione
Questa sezione raccoglie razze e popolazioni animali autoctone o storicamente allevate in Italia, comprese le razze locali, minori o in via di recupero.
Le voci
- Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Statistica del bestiame, Roma, 1875: primo censimento zootecnico nazionale dopo l’Unità. ↩
- Daniele Bigi, Alessio Zanon, Atlante delle razze autoctone. Bovini, equini, ovicaprini, suini allevati in Italia, Edagricole; registri anagrafici e associazione RARE per la tutela delle razze in pericolo. ↩
