Mela Runsè

Frutto · Piemonte

Cultivar di melo autoctona della Piemonte (Atlante CREA).

Cultivar di melo autoctona segnalata in Piemonte dall’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (CREA, 2016).1

Scheda in attesa di approfondimento storico e descrittivo.

Descrizione pomologica

Origine. varietà piemontese, individuata nella seconda metà dell’800 a Osasco (TO), classificata da Tamaro (1929) nella famiglia “Renette Rosse”. Somigliante molto alla cv Grenoble (francese), con cui condivide il profilo molecolare, questo ne metterebbe in forse l’origine e ne renderebbe una unica varietà. Diffusa ancora oggi in alcune aree piemontesi. Descritta da Godino (1940) e più recentemente da Bounous et al. (2006). È riconosciuta tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Piemonte.

Albero. vigoria elevata, habitus espanso, portamento procombente caratteristico, ramo a frutto brindilli, fioritura medio-precoce (seconda settimana di aprile), produttività buona, richiede diradamenti

Frutto. dimensione media o medio-piccola, peduncolo lungo e sottile, forma tronco-conica breve, simmetrica con profilo trasversale un po’ costoluto, cavità peduncolare profonda, peduncolo lungo e sottile, buccia liscia, rugginosità assente; lenticelle medie e areolate. Colore di fondo giallo-verde e sovraccolore rosso brillante con striature rosso vinoso-violaceo dal 40 al 60 % della superficie, polpa colore bianco-crema sfumata di venature rosa, soda, tessitura fine, succosa e sapore acidulo e aroma intenso, molto buona Raccolta molto tardiva, prima decade di novembre, maturazione invernale

Sensibilità alle avversità. poco suscettibile a ticchiolatura e afide lanigero, sensibile a oidio, mediamente soggetta a butteratura amara e alternanza, resistente a manipolazioni

Valutazione d’insieme. cultivar invernale ottima, tuttora coltivata in alcuni areali piemontesi, molto interessante come mela da tavola, resistente a manipolazioni e di lunga conservazione. L’albero non è facilmente gestibile, infatti richiede moderati tagli di potatura verde, eventuale diradamento negli anni di carica e raccolta in più “staccate”, per favorirne la colorazione. I frutti sono di elevata qualità, serbevoli in fruttaio fino a maggio. È una delle mele più interessanti in assoluto, con frutti di buona qualità che meriterebbe di essere recuperata nella moderna melicoltura. I frutti sono attraenti, sebbene in certe annate siano di modesta pezzatura. Va accertato il comportamento della varietà al di fuori del Piemonte.

Fonte: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (coord. C. Fideghelli), CREA, monografia «Melo», scheda a cura di G. Beccaro, R. Gregori, G. Mellano, G. Re, S. Sansavini. Bibliografia citata dalla scheda: Tamaro, 1929; Godino, 1940; Branzanti e Sansavini, 1964; Bounous et al., 2006 Profilo molecolare Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (Università di Torino).

  1. Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016. ↩︎