
Mela Rosa Romana
Frutto · Emilia-Romagna
La «mela rosa» più comune nell’Appennino modenese, descritta da Mattioli: il profumo di rosa le dà il nome.
Nell’Appennino modenese mela rosa — póm rosé, póm rós, póm ruslín — copre più sottovarietà: rosa mantovana, romana, di Caldaro, emiliana, gentile, di Uliveto, lunga. La ricerca del CIPA identifica la più comune nell’Appennino modenese proprio nella Rosa Romana, che è quindi la varietà descritta in questa scheda.
Il frutto
Frutto di medie dimensioni (200-250 g), rotondeggiante e schiacciato ai poli. La buccia è verde con sfumature rosse-rosate che diventano molto evidenti — quasi da colorare di rosa l’intero frutto — se maturato in zone molto soleggiate. Il peduncolo è grosso, di media lunghezza, in una cavità larga e poco profonda. La polpa è bianca, croccante, dolce e molto profumata, leggermente acidula anche a maturazione.
Raccolta nella seconda decade di ottobre, si conserva fino a dicembre.
La pianta
Albero vigoroso, molto rustico, a portamento eretto. Fiorisce tardivamente, ed è quindi adatto alle zone soggette a gelate tardive.
Impiego tradizionale
Adatta alla cottura, soprattutto in forno, ma gustabile anche fresca. L’impiego classico era la produzione delle mele secche, le schiàp o schiapèli: fette sottili essiccate molto lentamente nella stufa o nel forno a legna, generalmente dopo la cottura del pane, oppure d’estate al sole dentro particolari ceste di salice a forma di mezzaluna. Dalle schiàp si otteneva per decozione l’àqua ’d schiàp, molto usata contro raffreddori, tossi catarrali e stizzose e influenze: un vero «antibiotico naturale».
Storia
Questa mela fu descritta da Pietro Andrea Mattioli nel Cinquecento ed era considerata fra le migliori, per il «loro gratissimo odore ed un sapore gradevole». Secondo Tanara sarebbe proprio il profumo di rosa a dare il nome alla varietà. Nel XVII secolo Bartolomeo Bimbi rappresenta nei suoi quadri 61 varietà di mele, fra cui la rosa. Negli stessi anni la varietà compare nel Dizionario botanico italiano di Ottaviano Targioni Tozzetti.
Testimonianza
Nei tempi passati ogni famiglia possedeva almeno una pianta di diverse qualità di frutta… al póm rosé non mancava di sicuro nell’orto di casa, perché era la mela piö bùna, piö pastùsa e güstùsa. Si cercava di mantenere bassa la pianta, soprattutto quelle vicino a casa, con diverse tecniche di potatura per poterle meglio raccogliere: così anche le donne potevano raccoglierle senza l’uso della scala. Non era facile, perché la pianta tendeva a diventare molto élta e gròsa, soprattutto quelle in campagna.
Testimonianza raccolta dalla ricerca CIPA nelle valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna
CIPA — Centro di Istruzione Professionale Agricolo, ricerca sui frutti antichi della Comunità Montana Appennino Modena Ovest (valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna); titolo e anno del catalogo da precisare. Vedi l’approfondimento Il giardino dei frutti antichi di Montefiorino.
- CIPA — ricerca sui frutti antichi dell’Appennino Modena Ovest

