Mela Ghiaccio

Frutto · Basilicata

Cultivar di melo autoctona della Basilicata (Atlante CREA).

Cultivar di melo autoctona segnalata in Basilicata dall’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (CREA, 2016).1

Scheda in attesa di approfondimento storico e descrittivo.

Descrizione pomologica

Origine. sconosciuta, da non confondere con la mela Gelata. Segnalata in Basilicata (Val d’Agri) fra le antiche mele, di cui non si conosce l’origine. La denominazione Ghiaccio è forse legata alla vitrescenza della polpa (come l’appellativo della “Mela dall’Olio, vedi scheda di Gelata). Andrebbe sottoposta al confronto dei profili molecolari con varie altre mele della serie Musona e altre mele a “collo lungo”.

Albero. vigoria elevata, portamento assurgente, fioritura intermedia, produttività buona

Frutto. dimensione media (circa 160g), con peduncolo grosso e corto, forma oblunga-elissoidale con le cinque prominenze apicali molto evidenti (come in Musona); l’emisfero calicino forma un apsecie di collo, , asimmetrica, buccia sottile, colore verde chiaro e sovraccolore rosso-vinoso sul 30% della buccia, rugginosità assente o lieve nella cavità peduncolare, polpa bianco-verdastro, compatta e grossolana, croccante, mediamente succosa, sapore discreto, mediamente dolce, aromatica Raccolta prima-seconda settimana di ottobre, maturazione autunno-invernale

Sensibilità alle avversità. soggetta a vitrescenza e a rapida ossidazione della polpa che imbrunisce velocemente dopo il taglio. Sensibile a ticchiolatura, resistente a oidio e a manipolazioni e trasporto. sensibile a ticchiolatura sia sulle foglie sia sui frutti.

Valutazione d’insieme. varietà invernale, interessante ai fini produttivi e per l’elevata resistenza alle manipolazioni, adatta alla lunga conservazione e per i frutteti biologici. Può essere ripresa solo per coltivazioni in piccoli areali locali e per mercati di nicchia. Non è di bell’aspetto. cultivar invernale, triploide, con frutti di discreta qualità organolettica, corrispondente agli standard del passato. Le mele si conservano bene in fruttaio fino alla primavera. Mela storica molto importante per alcune regioni, come l’Emilia Romagna, dove si trovano ancora esemplari di alberi molto vecchi ma ancora produttivi. Ne andrebbe riproposta una coltivazione di nicchia, facilmente riconoscibile dai consumatori per la forma appiattita, per la lieve colorazione sfumata di rosa, un pò cerosa, di antico stampo, di buon sapore, piuttosto succosa.

Fonte: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (coord. C. Fideghelli), CREA, monografia «Melo», scheda a cura di A. Continella, A. Imperatrice, C. Mennone M. Bergamaschi, P. Borrello, C. Buscaroli, L. Concezzi, C. D’Acqui, G. D’Hallewin, I. Dalla Ragione, L. De Pau, F. Famiani, M. Gramaccia, R. Gregori, R. Mafrica, M. Mulas, P. Pellegrino, F. Petrillo, D. Satta, F. Stumpo, S. Sansavini. Bibliografia citata dalla scheda: C. Mennone, A. Imperatrice (dati non pubblicati) Branzanti e Sansavini, 1964; Bonomi et al., 1998; Agabbio, 1994a; ASSAM Regione Marche, 2003; Di Santo e Silveri, 2004; Schiavon et al., 2008; Guidi, 2013; Liang et al., 2015 Profilo molecolare disponibile per alcuni genotipi.

  1. Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016. ↩︎