Mela Gambafina Piatta
Frutto · Piemonte
Cultivar di melo autoctona della Piemonte (Atlante CREA).
Cultivar di melo autoctona segnalata in Piemonte dall’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (CREA, 2016).1
Scheda in attesa di approfondimento storico e descrittivo.
Descrizione pomologica
Origine. probabilmente piemontese. Per decenni, nel ‘900 le monografie consideravano una sola Gambafina. Poi ne sono state descritte due, distinte dalla lunghezza e spessore del peduncolo. La Gambafina Piatta è stata reperita in frazione Famolasco (TO). Da non confondere con la Gambafina (vedi scheda). È riconosciuta tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Piemonte.
Albero. vigoria medio-elevata, habitus standard, portamento aperto, ramo a frutto lamburde e brindilli, fioritura medio-tardiva (quarta settimana di aprile), produttività elevata, ma soggetta ad alternanza
Frutto. dimensione medio-piccola, forma oblata-appiattita, simmetrica con profilo circolare. Peduncolo lungo, sottile, cavità peduncolare profonda, buccia liscia, rugginosità presente nella sola cavità peduncolare, lenticelle piccole e rugginose. Colore di fondo giallo-verde e sovraccolore rosso scuro, polpa colore bianco crema, tessitura fine, struttura fondente, acidità e dolcezza intermedia, sapore discreto Raccolta medio-tardiva (prima-seconda decade di ottobre), matura in epoca successiva a Gambafina Lunga
Sensibilità alle avversità. poco suscettibile alla ticchiolatura, ma sensibile a butteratura amara
Valutazione d’insieme. cultivar autunno-invernale giudicata non molto positivamente, benché il frutto sia attraente e la cv poco suscettibile alla ticchiolatura. Non pare avere possibilità di recupero nelle coltivazioni a causa delle mediocri qualità organolettiche non paragonabili agli standard attuali. Frutti di media serbevolezza in fruttaio, che si conservano in cella frigorifera fino a 4-5 mesi. Descritta in diverse monografie, differisce da Gambafina, soprattutto per la diversa epoca di maturazione e per caratteristiche qualitative migliori, ma sempre con frutti troppo teneri e fondenti, se comparate agli standard attuali.
Fonte: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (coord. C. Fideghelli), CREA, monografia «Melo», scheda a cura di G. Beccaro, G. Mellano, G. Re. Bibliografia citata dalla scheda: Breviglieri e Solaroli, 1950; Branzanti e Sansavini, 1964; Radicati et al., 1991; Bounous et al., 2006 Profilo molecolare Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (Università di Torino).
- Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016. ↩︎
