Fichi storici d’Italia

I fichi (Ficus carica) coltivati in Italia comprendono numerose cultivar locali, da tavola e da essiccazione, legate soprattutto agli ambienti caldi e collinari. Questa sezione raccoglie le varietà storiche documentate nell’enciclopedia.

Un frutto neolitico, e i suoi nomi

Ficus carica è probabilmente originario dell’Asia occidentale e fu domesticato nel Neolitico a partire dai fichi spontanei del Mediterraneo meridionale e orientale: è una delle specie da frutto associate all’inizio stesso dell’agricoltura. Si distinguono il fico domestico (F. carica sativa) e il caprifico (F. carica caprificus), che elegge il suo habitat in luoghi scoscesi e rupestri e produce fichi immaturi.

Le cultivar italiane prendono quasi sempre il nome dal luogo d’origine, e sono spesso genotipi simili ma non identici: una situazione che ha moltiplicato sinonimie e omonimie. Fra i casi chiariti dalle analisi molecolari:

  • Fracazzano bianco e Fracazzano rosso sono la stessa cultivar;
  • il Dottato risulta sinonimo del Fico Avviato; nel Dottato stesso, come nel San Giovanni, è stata rilevata variabilità clonale;
  • Zingarello coincide con Rosso di Triggiano;
  • fanno un solo gruppo Bianco, Putrucella, Fico dei fiori e Fiorone;
  • nel gruppo delle Columara salentine, invece, la sinonimia della Columara Bianca di Fasano con le altre non è stata confermata.

Fonte: A. Akkak, M. Petriccione, «Il fico», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016.

Fioroni e fòrniti: come è fatto un fico

Quello che chiamiamo frutto del fico botanicamente non lo è: è un siconio, un ricettacolo carnoso al cui interno stanno le infiorescenze e i veri frutti della pianta — i piccoli granellini tondi diffusi nella polpa, gli acheni. La pianta dà due produzioni: i fioroni, da maggio a fine giugno, che nella cavità contengono solo fiori; e i fòrniti o «fichi veri», da giugno in poi, che contengono i frutti veri e propri. È la terminologia che ricorre in tutte le schede di questa sezione.

Si distinguono inoltre due tipi: il Ficus carica sativa, domestico o femminile, dai frutti eduli, e il caprifico (F. carica caprificus), selvatico o maschile, dai frutti non commestibili ma indispensabile all’impollinazione di molte cultivar.

Un albero mediterraneo da prima dei ghiacci

Gli studi fitogeografici basati sui geni trasmessi per via materna hanno rivelato che nel Mediterraneo il fico selvatico era presente ovunque, forse già prima dell’ultima glaciazione, quindi prima della domesticazione. E che i caprifichi spontanei si distinguono geneticamente in gruppi ben separati: libanese, siriano-turco, italiano, franco-spagnolo, corso, marocchino. La riproduzione sessuale ha dunque avuto un ruolo importante nel differenziare i tipi domesticabili, e la diversità genetica delle molte cultivar note resta ancora poco esplorata.

Fonte: A. Akkak, M. Petriccione, introduzione alla monografia «Fico», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. II (coord. C. Fideghelli), CREA.

Le varietà

321 schede

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