Mela Rosa di Caldaro
Frutto · Emilia-Romagna, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto
Cultivar di melo autoctona della Lombardia (Atlante CREA).
Cultivar di melo autoctona segnalata in Lombardia dall’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (CREA, 2016).1
Scheda in attesa di approfondimento storico e descrittivo.
L’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (CREA, 2016) la segnala come cultivar autoctona anche in Trentino-Alto Adige.2
L’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (CREA, 2016) la segnala come cultivar autoctona anche in Veneto.3
L’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (CREA, 2016) la segnala come cultivar autoctona anche in Emilia-Romagna.4
Descrizione pomologica
Origine. imprecisata, il cui nome rimanda alla provincia di Bolzano, ma secondo Boni (1925) e Tamaro (1929) sarebbe invece di origine trentina. Per decenni del secolo scorso ha dominato la produzione di mele nelle aree del Trentino e Alto Adige, poi si è estesa altrove. Già nel 1856, a Bologna, la Rosa di Caldaro era la varietà più coltivata nella provincia.
Albero. vigoria elevata e lenta entrata in produzione, portamento assurgente, ramo a frutto lamburde e rami misti, fioritura precoce, produttività buona ma alternante, soggetta a cascola pre-raccolta
Frutto. dimensione media (150-170g), peduncolo mediamente corto e sottile, forma globosa appiattita e abbastanza omogenea, buccia liscia, lucida, leggermente untuosa; colore di fondo verde giallo ricoperto da una sfaccettatura rossa tipica, distintiva, rugginosità solo nella cavità peduncolare, polpa bianca, compatta, fine e succosa; il gusto è prevalentemente dolce con poca acidità, sapore buono Raccolta terza decade di settembre, maturazione autunno-invernale.
Sensibilità alle avversità. suscettibile alla ticchiolatura, si dimostra invece molto resistente all’oidio.
Valutazione d’insieme. antica varietà autunno-invernale, adatta al consumo fresco. Si conserva abbastanza bene per periodi medio- lunghi anche in fruttaio, ma con limitata tenuta di shelf-life. Scomparsa da tempo dai meleti dell’Alto Adige. Nel Veronese (Lessinia) sarebbe preferita la Rosa Gentile. L’aspetto e il gusto della mela non corrispondono più agli standard qualitativi attuali. Merita però considerazione il suo valore quale genotipo da conservare nell’antico germoplasma di riferimento, soprattutto per i caratteri del frutto, seppure oggi meno apprezzati.
Fonte: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (coord. C. Fideghelli), CREA, monografia «Melo», scheda a cura di G. Bassi, M. Bergamaschi, R. Gregori, W. Guerra, R. Velasco, M. Venturelli, S. Sansavini. Bibliografia citata dalla scheda: Tamaro, 1929; Breviglieri e Solaroli, 1950; Branzanti e Sansavini, 1964; Baldini e Sansavini, 1967; W. Liang et al., 2015 Profilo molecolare Liang et al., 2015.
- Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016. ↩︎
- Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016. ↩︎
- Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016. ↩︎
- Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016. ↩︎
