Agrumi antichi d’Italia

Gli agrumi sono la coltura frutticola più diffusa al mondo e in Europa vengono coltivati da secoli. Il cedro era già noto ai Romani — Virgilio lo descrive nelle Georgiche nel I secolo a.C., rifacendosi a Teofrasto — mentre il limone e l’arancio amaro erano conosciuti in Europa già nel Medioevo, e l’arancio dolce fu introdotto nel bacino del Mediterraneo tra il XV e il XVI secolo.

Gli studi molecolari hanno mostrato che le molte specie coltivate derivano da antiche ibridazioni fra tre specie «vere» — cedro (Citrus medica), mandarino (C. reticulata) e pomelo (C. maxima) — seguite da un’ampia diversificazione. Questa sezione raccoglie gli agrumi tradizionali e locali documentati nell’enciclopedia.

Fonte: M. Caruso, A. Gentile, «Gli agrumi», in Atlante dei Fruttiferi Autoctoni Italiani, vol. I (CREA).

Tre specie vere, e tutto il resto

Gli agrumi sono la coltura frutticola più diffusa al mondo e in Europa si coltivano da secoli. Il cedro era già noto ai Romani: Virgilio lo descrive nelle Georgiche, nel I secolo a.C., rifacendosi a scritti di Teofrasto. Il limone e l’arancio amaro erano conosciuti in Europa già nel Medioevo, mentre l’arancio dolce — almeno il genotipo che poi si è diffuso — sarebbe stato introdotto nel bacino del Mediterraneo dai Portoghesi fra XV e XVI secolo.

Le indagini di filogenesi molecolare hanno stabilito che le molte specie coltivate derivano da ibridazioni interspecifiche ancestrali di sole tre specie vere: il cedro (Citrus medica), il mandarino (C. reticulata) e il pummelo (C. maxima). Arance, limoni, bergamotti e clementine sono, in questo senso, combinazioni di quei tre capostipiti.

Fonte: M. Caruso, A. Gentile, «Gli agrumi», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016.

Dall’Oriente al Mediterraneo

Gli agrumi nascono nelle regioni tropicali e subtropicali del sud-est asiatico — un’area che comprende Cina, Malesia, India e Indonesia — e alcuni generi affini al Citrus sono nativi dell’Australia. Le testimonianze più antiche sono cinesi: compaiono nello Shi Ching, raccolta di documenti dell’VIII secolo a.C. In sanscrito l’arancio è naranga e il limone vijapura.

Il viaggio verso occidente passa per la Mesopotamia, dove il cedro fu trovato dai botanici greci al seguito di Alessandro Magno nel 327 a.C. I Romani conobbero con certezza cedro, limone e lime, e i richiami agli agrumi a frutto giallo sono frequenti nella loro letteratura e nelle arti figurative: si ricordano gli affreschi di Pompei e i mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina. Fra il 500 e il 1300 furono mercanti arabi, viaggiatori e crociati a diffonderli lungo le rotte commerciali.

L’arancio dolce (C. sinensis) arrivò invece dalla Cina — da cui l’epiteto sinensis — nel XV secolo, portato da navigatori genovesi e portoghesi. Di quell’origine resta traccia nella lingua: la dizione dialettale siciliana «portualli» conserva ancora il nome del Portogallo. I mandarini, coltivati da tempi antichi in Cina e Giappone, giunsero in Europa assai più tardi: le prime varietà furono introdotte in Inghilterra nel 1805.

Prima ornamentali, poi frutta

In Italia l’aspetto ornamentale prevalse a lungo su quello commerciale. Nei giardini medicei del Rinascimento le spalliere dei melangoli e le conche dei limoni erano l’elemento decorativo per eccellenza. Nella seconda metà del Cinquecento Cosimo I ingrandì la Villa di Castello, sulle colline fiorentine, il cui giardino ospitò la più vasta collezione agrumaria fra tutte le proprietà medicee. Il culmine si ebbe con Cosimo III, che commissionò a Bartolomeo Bimbi quattro tele: la testimonianza pittorica di quella collezione, cresciuta di generazione in generazione.

Fonte: G. Reforgiato Recupero, A. Gentile, introduzione alla monografia «Agrumi», in Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. II (coord. C. Fideghelli), CREA.

Le varietà

154 schede

Legenda — 😢 estinta o presunta tale · tra [quadre] i sinonimi storici · tra (tonde) le fonti · sigle = province di diffusione