
Pero Curato
Frutto · Emilia-Romagna, Veneto
Pera invernale di origine francese, diffusissima nel Veneto; sapore variabile secondo il terreno, ottima da cuocere.
Il Pero Curato, noto in Veneto anche come Pero Spada o Spadone d’Inverno, deve il nome, secondo la ricostruzione di De la Tramblais (1863), al curato Leroy di Villiers-en-Brenne che, verso il 1760, trovò nel bosco di Fromenteau un pero selvatico degno di attenzione e ne diffuse gli innesti nei dintorni. Diffuso in tutta Europa, in Veneto era conosciutissimo a Treviso, Venezia e Vicenza, oltre che nelle Prealpi lombarde, nel Cremasco, nel Cremonese, nel Parmense, in Toscana e in Piemonte.
Caratteri e sapore variabile
Albero molto vigoroso ma dal portamento capriccioso e disordinato, si presta bene all’innesto sul cotogno per forme a spalliera. Il frutto, quasi sempre irregolare e piriforme, molto panciuto verso il calice, è percorso spesso da una caratteristica linea rugginosa dal peduncolo al calice; polpa bianca, fondente, zuccherina, dai riflessi di moscato, ma di sapore assai variabile secondo il terreno — a Vicenza e Venezia si ottenevano frutti di sapore migliore che in Piemonte e bassa Lombardia. Matura da novembre a gennaio-febbraio; è considerata fra le migliori pere da cuocere, un tempo insaporita con vino rosso, zucchero e cannella.
Fonte: M. Schiavon, Antiche varietà di mele e pere del Veneto, Veneto Agricoltura, 2010
Nell’Appennino modenese la ricerca del CIPA registra il curato (pér d’é cürä) anche con i nomi di coscia di donna e spadona d’inverno, come antica varietà un tempo molto diffusa e oggi di difficile ritrovamento, localizzata soprattutto nelle zone limitrofe alla pianura, dalle condizioni climatiche più favorevoli.1 Il frutto è medio-grosso, allungato, a forma di campana, un poco irregolare, pieghettato all’attaccatura del picciolo, inserito obliquamente; lo attraversa dal calice al peduncolo una linea rugginosa che però può mancare o essere poco marcata a seconda di clima e terreno. La polpa è bianco-crema, croccante, zuccherina, profumata, dal retrogusto moscato e talvolta astringente. Raccolta in novembre, si conserva fino a gennaio. La fonte insiste su un punto: le qualità gustative dipendono dall’ambiente. Cresciuta con abbondante acqua e sole è ottima da fresco; nelle zone disagiate resta acida e astringente, buona solo da cuocere. Si presta anche a essere essiccata.2
- CIPA — Centro di Istruzione Professionale Agricolo, ricerca sui frutti antichi della Comunità Montana Appennino Modena Ovest (valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna); titolo e anno del catalogo da precisare. Vedi il dossier Il giardino dei frutti antichi di Montefiorino. ↩︎
- Testimonianze raccolte dalla ricerca CIPA. ↩︎
