Pera Volpina

Frutto · Emilia-Romagna, Toscana, Umbria

La pera Volpina è una varietà rustica tipica della Romagna, nota anche come pér balöĉĉ in dialetto locale. Questo frutto era tradizionalmente coltivato lungo i filari di viti, dove fungeva da “tutore” naturale per le viti, e veniva utilizzato come alimento di sostentamento nei periodi difficili. Ancora oggi è possibile trovarla in alcune aree collinari e appenniniche, soprattutto nella provincia di Ravenna e nelle zone circostanti.

Caratteristiche della Pera Volpina

La pera Volpina si distingue per la sua forma rotondeggiante e appiattita, con un lungo peduncolo ricurvo. Il frutto è piccolo, con un peso che varia tra gli 80 e i 100 grammi. La buccia è spessa, ruvida e di colore verde ruggine, che copre quasi tutta la superficie. La polpa è molto granulosa e soda, povera di zuccheri ma ricca di fibre, minerali e vitamine. Questa varietà è ideale per chi segue una dieta ipocalorica, grazie al suo basso contenuto calorico e alla capacità di assorbire parte degli zuccheri ingeriti.

Coltivazione e Ambiente Ideale

La pera Volpina è una pianta di buona vigoria e resistenza, capace di adattarsi a diversi tipi di terreno. Preferisce suoli profondi e freschi, ma è in grado di prosperare anche su terreni calcarei e aridi. La raccolta avviene tipicamente a novembre, dopo le prime brinate, e i frutti possono essere conservati in ambienti asciutti fino alla primavera.

Usi Tradizionali della Pera Volpina

La pera Volpina non viene quasi mai consumata fresca a causa della sua consistenza dura e del sapore leggermente astringente. È tradizionalmente utilizzata cotta, spesso in vino rosso con zucchero, cannella e chiodi di garofano, che ne esaltano il sapore e la rendono morbida e aromatica. Questa preparazione tipica romagnola è un piatto molto apprezzato nei mesi freddi.

Curiosità e Tradizione

La pera Volpina ha una lunga storia, risalente addirittura al 1600, quando era raffigurata accanto ad altre varietà antiche in un dipinto di Bartolomeo Bimbi. Negli ultimi anni, è stata riscoperta e celebrata in diverse sagre locali, dove si valorizzano le sue caratteristiche uniche e il suo legame con la cultura contadina della Romagna.

La ricerca del CIPA la dice la pera più diffusa di tutto l’Appennino modenese (pér balöĉĉ, pér bunatìn), soprattutto nella fascia adiacente la pianura, e ne conserva un dato di paesaggio agrario: era spesso coltivata come «tutore» lungo i vecchi filari di viti, e oggi la si trova presso le vecchie case di campagna o in mezzo a boschi abbandonati, dove un tempo il terreno era coltivato.1 Si raccoglie in novembre, dopo le prime brinate, e si conserva fino a primavera; non si mangiava quasi mai fresca a meno che non fosse «ammezzita» come le sorbe. Si mangiava bollita, spesso cotta insieme alle castagne — ed è da lì che viene il nome dialettale pér balöĉĉ — e una delle preparazioni più tradizionali la vuole bollita a lungo con vino rosso e zucchero. Una testimonianza restituisce il contesto: «castégn a la matìna, castégn a mèzdé e castégn a la sìra!»: la pera serviva a variare il sapore delle solite castagne, cuocendo insieme a loro e risparmiando tempo e acqua.2

L’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (CREA, 2016) la segnala come cultivar autoctona anche in Toscana.3

L’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (CREA, 2016) la segnala come cultivar autoctona anche in Umbria.4

Descrizione pomologica

Origine. varietà di origine sconosciuta, un tempo piuttosto diffusa nell’Appennino Tosco-Romagnolo e in Romagna, dove era coltivata lungo i filari dei vigneti con funzione di tutore. Ancora oggi, localmente, viene coltivata come frutto “antico” per uso domestico o per la vendita locale in negozi o mercati

Albero. vigoria medio-elevata, portamento eretto, fioritura tardiva, produttività elevata-molto elevata

Frutto. dimensione medio-piccola, forma maliforme, buccia verde, rugginosità su circa il 20% della superficie, in alcune annate presenta una leggera faccetta rosata, polpa molto consistente, croccante e poco succosa, con molti sclereidi, sapore dolce e astringente Raccolta seconda-terza decade di ottobre

Sensibilità alle avversità. varietà molto rustica, poco sensibile alle principali avversità, resistente a psilla e tollerante al colpo di fuoco batterico

Valutazione d’insieme. varietà invernale, i cui frutti sono poco attraenti e a causa delle caratteristiche della polpa sono utilizzati solo cotti in acqua o vino e in preparazioni gastronomiche, come il tradizionale “Savôr”. Semenzali di Volpina sono stati selezionati dall’Università di Bologna e introdotti in commercio come portainnesti clonali (serie FOX: Fox 11 e FOX 16) adatti per terreni calcarei

Fonte: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (coord. C. Fideghelli), CREA, monografia «Pero», scheda a cura di V. Arcarani, M. Bergamaschi, G. Caracciolo, S. Sansavini, S. Sirri, F. Spinelli, P. Turci. Bibliografia citata dalla scheda: Majoli, s.d.; ERSO, 1995; Dalla Ragione, 2010; Regione Emilia-Romagna, 2011; Regione Toscana, “Repertori Regionali”, s.d..

  1. CIPA — Centro di Istruzione Professionale Agricolo, ricerca sui frutti antichi della Comunità Montana Appennino Modena Ovest (valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna); titolo e anno del catalogo da precisare. Vedi il dossier Il giardino dei frutti antichi di Montefiorino. ↩︎
  2. Testimonianze raccolte dalla ricerca CIPA. ↩︎
  3. Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016. ↩︎
  4. Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016. ↩︎