Pera Carletto

Frutto · Emilia-Romagna

La prima pera dell’anno, grande come un’albicocca: «veniva col grano» e si mangiava sul posto, rubata dalla pianta.

La Pera Carlettopér carlätt, pér candlìn — era la prima pera che maturava, alla fine di giugno: «le prime pere che si facevano», «la prima frutta che si mangiava senza doverne comperare».

Il frutto

Frutto di piccole dimensioni: circa 7 cm per 15 g, grande non più di un’albicocca. Di colore giallo, striato di rosso dalla parte del sole, con peduncolo lungo e sottile, leggermente ricurvo. La polpa è succosa, bianco-crema, zuccherina e molto liquescente. Raccolta fra fine giugno e luglio, va consumata fresca: va incontro a disfacimento interno in breve tempo, anche in frigorifero.

La pianta

Albero di elevata vigoria, con fruttificazione medio-alta e costante negli anni. Nessuna esigenza particolare, ma predilige le zone soleggiate e riparate dal vento. Oggi restano pochissime piante, di difficile ritrovamento.

Impiego tradizionale

Per la maturazione precoce si diceva che «venissero col grano»: l’epoca coincide con quella del grano. Quando i lavori agricoli si facevano ancora senza macchine, le pere estive come la Carletto erano apprezzate dai contadini non solo per il ristoro dell’ombra della chioma dopo una giornata al sole, ma perché il frutto fresco alleviava la sete e, in minima parte, faceva da reintegratore salino.

Testimonianza

Al pér candlìn era il primo pero che maturava: infatti lo si coglieva già a fine giugno. Mi ricordo, quando ero bambina, che se ne mangiava a volontà, tanto erano buoni e saporiti. Non è che fossero esageratamente grandi a confronto delle altre varietà di pere, anzi erano proprio piccolini, grandi non più di un’albicocca, gialli gialli e con una polpa dolcissima. Ah, noi li rubavamo dalla pianta, che ne faceva generalmente moltissimi, e li mangiavamo immediatamente per due ragioni: uno perché se il padrone della pianta ci avesse visto ci avrebbe punito, secondo perché i pér candlìn non godono di lunga conservazione, anzi sono soggetti a putrefazione immediata: dentro, la polpa diventa nera, fa il pulàster o magùn. Oggi non c’è neanche più la pianta dove noi ci divertivamo tanto.

Testimonianza raccolta dalla ricerca CIPA nelle valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna

CIPA — Centro di Istruzione Professionale Agricolo, ricerca sui frutti antichi della Comunità Montana Appennino Modena Ovest (valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna); titolo e anno del catalogo da precisare. Vedi l’approfondimento Il giardino dei frutti antichi di Montefiorino.

  • CIPA — ricerca sui frutti antichi dell’Appennino Modena Ovest