Pera Nobile

Frutto · Emilia-Romagna

Pera da cottura di Reggiano, Parmense e Modenese: l’ingrediente fondamentale del savurät, PAT dell’Emilia-Romagna.

La Pera Nobilepér nòbil, pero signore — è una pera da cottura dell’Appennino reggiano, parmense e modenese, di origine non nota. È l’ingrediente fondamentale del savurät delle montagne reggiane.

Origine e nomi

Le citazioni più antiche riporterebbero al Parmense, dove un manoscritto del Settecento la descrive. La presenza a Parma è testimoniata anche da Gallesio e dalla relazione sulle condizioni dell’agricoltura in Italia del Ministero di agricoltura, industria e commercio. Col nome di Barabana, già nel 1800, Filippo Re cita il pero Nobile tra le pere «da autunno e da inverno» delle montagne reggiane, descrivendola «bislunga, giallo rossa… di cui fanno attivo commercio seccandole». Barabana, o Peir Baraban, era il nome dialettale dato alla pera Nobile nelle zone montane del Reggiano. È talora considerata corrispondente al pero Lauro del Piacentino, anche se alcuni caratteri la differenziano.

L’albero

Vigoria media, portamento eretto, fioritura intermedia, produttività elevata. Fruttifica prevalentemente su lamburde e brindilli.

Il frutto

Dimensione media o piccola, forma da piriforme a ovoidale; buccia liscia, di colore verde con sovracolore rosso o rosa all’insolazione; polpa molto consistente, granulosa, di sapore dolce. Raccolta: dalla terza decade di ottobre alla prima decade di novembre.

Sensibilità alle avversità

Tollerante alla ticchiolatura e alla siccità, raramente danneggiata da Cydia pomonella; sensibile al colpo di fuoco batterico.

Impiego e valutazione d’insieme

Per la compattezza e la dolcezza della polpa si presta alla cottura e a molte preparazioni gastronomiche, come la mostarda. Per questo motivo ha conservato uno spazio di mercato nel Parmense e nel Reggiano. È l’ingrediente fondamentale del savurett, prodotto alimentare tradizionale delle montagne reggiane, riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali come prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) dell’Emilia-Romagna. Nel Modenese lo stesso ruolo è svolto dalla pera Barabano: vedi la scheda del savurät.

Repertorio regionale, scheda a cura di C. Bignami e F. Spinelli. Riferimenti bibliografici: Ministero di agricoltura, industria e commercio, 1879; Casali, 1915; Re, 1927; Baldini, 1995; Bignami e Imazio, 2012; Carboni e Melegari, 2012.

La ricerca del CIPA nell’Appennino modenese descrive il pér nòbil (o pero signore) come varietà diffusa in tutta l’area, in particolare nelle zone a confine con l’Appennino reggiano: frutto di piccola pezzatura con lungo peduncolo, buccia color mogano talora sfumata di rosso e cosparsa di lenticelle, polpa consistente, croccante, zuccherina, molto dolce e profumata; matura fra ottobre e novembre e si conserva fino a marzo. Ottima sia fresca sia cotta, benché in cottura la polpa tenda a liquefarsi e occorra attenzione a tempi e temperatura; buon ingrediente di marmellate.1 Va però segnalata una divergenza fra le fonti: mentre la tradizione reggiana registrata da Filippo Re dà Barabana come nome dialettale del pero Nobile, la ricerca del CIPA cataloga il Nobile e la pera Barabano come due varietà distinte, con caratteri diversi — buccia mogano contro verde, polpa dolce e profumata contro soda e astringente — e le testimonianze locali le trattano separatamente. La questione resta aperta.2

  1. CIPA — Centro di Istruzione Professionale Agricolo, ricerca sui frutti antichi della Comunità Montana Appennino Modena Ovest (valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna); titolo e anno del catalogo da precisare. Vedi il dossier Il giardino dei frutti antichi di Montefiorino. ↩︎
  2. F. Re, 1800, per la sinonimia Nobile/Barabana; ricerca CIPA per la distinzione. Confronto da approfondire. ↩︎