I vini di Roma secondo Plinio: la prima classifica

Il quattordicesimo libro della Naturalis Historia (77 d.C.) è il libro della vite e del vino: Plinio vi stila la prima «guida ai vini» della storia, con tanto di classifica dei cr* d’Italia. Sono gli antenati dei nostri vini di pregio, e Plinio li giudica senza timidezza.

La classifica dei vini

Al primo posto, senza rivali, il Falerno (dalla Campania settentrionale): «l’unico vino che prende fuoco se gli si avvicina una fiamma», in tre tipi — secco, dolce e leggero. Un tempo primeggiava il Cecubo (dell’agro pontino), «il più generoso di tutti», ma la sua vigna era già scomparsa ai tempi di Plinio, rovinata dalla trascuratezza e dal canale di Nerone. Terzo l’Albano (dei colli Albani), dolce; e il Sorrentino, raccomandato ai convalescenti — che l’imperatore Tiberio liquidava come «aceto di gran nome».

Falernum … nunc nulli … ardet in eo flamma admota. — Nessun vino ha oggi rango più alto del Falerno: è il solo cui, avvicinata una fiamma, il liquore prenda fuoco.

Plinio, Naturalis Historia, XIV, 6. Plinio conta «circa ottanta vini pregiati, e due terzi sono d’Italia».

L’annata leggendaria: l’Opimiano

Una vendemmia entrò nel mito: quella del 121 a.C., l’anno del console Lucio Opimio. Il vino Opimiano fu così straordinario, in ogni tipo, che se ne conservò per generazioni: bere un Opimiano, ai tempi di Plinio, era come per noi stappare una bottiglia di due secoli fa.

Plinio, Naturalis Historia, XIV, 4.

Le uve

Plinio elenca le viti: le Aminee (in cinque tipi, «sorella minore» e «maggiore»), la Nomentana, l’Apiana (amata dalle api), l’Eugenia, la Retica, la Murgentina (o Pompeiana), l’Elvennaca, l’Elvola, la Venuncula da serbo, l’Arcelaca (l’argitis di Virgilio). L’elenco completo, con Catone, Columella e Virgilio, è nell’approfondimento Le uve dell’antica Roma.

Plinio, Naturalis Historia, XIV, 2-4.

Passito, mosto cotto e sapa

Plinio distingue con precisione i prodotti del mosto: il passum (vino di uve appassite al sole), il defrutum (mosto bollito fino a metà) e la sapa (fino a un terzo). Sono i dolcificanti e i correttivi che ritroviamo in tutta la cucina di Apicio.

Fonte: Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro XIV (77 d.C.); testo dall’edizione critica (Perseus/Loeb). Approfondimento nato dallo spoglio di Plinio per Cornucopia. (* «crus»: i grandi vini da luogo.)

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