Uva Trebbianina (Trebbiano di Spagna)

Vitigno · Emilia-Romagna

Il Trebbiano di Spagna, registrato come Trebbianina: uva dell’Aceto balsamico tradizionale, figlia dell’Albana. Da non confondere con la Trebbianina di Aggazzotti.

La Trebbianina è il vitigno storicamente noto come Trebbiano di Spagna: nel 2009 è stato iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite proprio col nome di Trebbianina, e ammesso alla coltivazione in Emilia-Romagna.1 È l’uva del mosto cotto per l’Aceto Balsamico Tradizionale, e — nonostante il nome — non ha nulla a che vedere con i vari Trebbiano.

Identità

  • Sinonimi accertati: Trebbiano di Spagna, Trebbianino di Spagna.2
  • Denominazione dialettale: Tarbianèin (Modena); nel Reggiano terbiàn éd Mòdna, «Trebbianino» o «Trebbiano piccolo».3
  • Zona tipica di produzione: provincia di Modena.4
  • Rischio di erosione: elevato.2
  • Superficie: 9,3 ettari a fine 2020, quasi 11 a fine 2021 — in crescita, dopo l’iscrizione al Registro.24
  • Da non confondere con: la Uva Trebbianina (Aggazzotti), varietà distinta descritta nel 1867.5

La parentela: è figlia dell’Albana

I lavori molecolari hanno individuato una relazione genitore/figlio che lega l’Albana alla Trebbianina.6 Il dato non è isolato: lo confermano i caratteri, perché la foglia grande, bollosa e tomentosa, il grappolo spargolo e allungato e la sostenuta acidità del mosto accomunano le due varietà. È il motivo per cui l’analisi genetica del 2020 riconosce «Trebbiano di Spagna» come sinonimo della Trebbianina.7

Ne segue la cosa più importante di questa scheda: il nome mente. La Trebbianina non appartiene alla famiglia dei Trebbiani. Discende dall’Albana.

Il vitigno

Foglia. Medio-grande o grande, cuneiforme, pentalobata, con seno peziolare a V aperto e seni laterali superiori a V, poco profondi o appena accennati, tendenzialmente aperti. Denti spesso uncinati, ma anche a margine rettilineo e convesso. Pagina superiore mediamente bollosa; inferiore con densità dei peli coricati tra le nervature da media a elevata, e rari peli eretti sulle nervature.4

Grappolo. Lungo, conico o cilindrico, in genere con una vistosa ala, generalmente spargolo o molto spargolo.

Acino. Rotondo, da medio-piccolo a medio, con buccia poco o mediamente pruinosa, di colore verde-giallo che tende a un bel giallo dorato quando esposta al sole.

Fenologia. Germoglia tra fine marzo e la prima quindicina di aprile, fiorisce tra fine maggio e la prima decade di giugno, invaia intorno a Ferragosto e matura tra la seconda metà di settembre e i primi di ottobre.4

Comportamento agronomico. Vigoria elevata; fertilità media, col primo germoglio fruttifero intorno al 3°-4° nodo. I livelli produttivi sono buoni anche con potatura a sperone (GDC). Buona tolleranza alla botrite, media o medio-bassa all’oidio.4

Il fiore femminile

Il carattere che spiega gran parte della sua storia: la Trebbianina ha fiori fisiologicamente femminili a stami reflessi. Ne derivano problemi di allegagione, grappoli tendenzialmente spargoli e acini medio-piccoli frammisti ad acinelli dolci.4

«Le vecchie varietà di vite» inquadra il difetto in un’ipotesi più ampia: la Vitis vinifera ssp. sylvestris, dioica, endemica del continente europeo e ancora oggi presente nelle pinete di Ravenna, potrebbe essersi incrociata con le varietà domestiche introdotte, originando una prole ermafrodita meglio adattata al clima freddo e umido della Pianura Padana. L’ipotesi darebbe ragione del difetto fiorale di numerose varietà locali abbandonate per la forte acinellatura: Lanzesa, Alionza, Trebbiano di Spagna, Malvasia odorosissima e altre ancora.2

È lo stesso carattere che, letto dal lato dell’archeologia invece che del vigneto, permette di distinguere la vite selvatica da quella coltivata nel polline: vedi il polline della terramara di Poviglio.


Storia

Quel che non è: l’equivoco del Greco

Nella descrizione delle varietà toscane di Acerbi (1825) compare un «Tribbiano di Spagna altrimenti detta Uva Greca bianca», ma non corrisponde al nostro: Acerbi parla di una varietà a grappoli grossi e serrati, con acini grossi e rotondi — l’opposto di un vitigno con problemi di allegagione.4

L’avvertenza più netta è di Marzotto (1925), che riprende la descrizione di Aggazzotti e raccomanda: «Non si confonda questo con altro Trebbiano di Spagna di altri autori che appartiene al genere Greco dai grappoli corti e radi, detto anche Trebbiano di Benevento e Trebbiano greco». Fra quegli autori c’è sicuramente il Molon (1906), oltre ad Acerbi. L’esame della descrizione ampelografica del Greco bianco della Lunigiana (Schneider e altri, 1993) consente di escludere anche quest’ultima sinonimia.4

Le attestazioni modenesi

Giorgio Gallesio (1839), in visita alla villa del conte Salimbeni, descrive le uve bianche del Modenese e fra queste la Trebbiana di Spagna. In una visita successiva a Modena ne dà un ritratto che pone però un problema: parla di grappoli «piuttosto fitti», mentre la varietà — coi suoi fiori femminili — li fa spargoli.4

Maini (1851) denomina Trebbianina o Trebbianella una varietà che differenzia dalla Tribbiana o Terbiana proprio per la dimensione degli acini — «le grana sono più minute e rare» — e potrebbe essere il Trebbiano di Spagna: è da qui che nasce l’identificazione fra i due nomi.4

Aggazzotti (1867) ne dà la descrizione che il Repertorio giudica «sicuramente calzante», alla scheda 69, sotto il nome di Trebbiana di Spagna o Trebbiana romana.8 Malavasi (1879) la trova fra le 90 varietà della Villa di Staggia a San Prospero e ne parla come di un’uva pregiatissima, molto fertile e di «recente introduzione», senza però dire da dove arrivasse.9

Vignocchi (1907) e poi Toni (1927) insistono sulla stessa qualità: è un’uva da vino da dessert.4

Il vino bianco della montagna, e Lorenzo il Magnifico

Il vino «Trebbiano» della montagna modenese aveva, già nella prima metà dell’Ottocento, una certa reputazione: lo cita perfino Antoine Valery, bibliotecario di Versailles e autore di guide di viaggio, che nel 1842 lo lega a Lorenzo il Magnifico. Il Trebbiano cantato dal Magnifico, avverte il Repertorio, molto probabilmente non era quello modenese, e non sappiamo quali varietà entrassero in quel bianco di montagna: ma si chiamava «Trebbiano», e già questo era indice di pregio.4

Dall’aceto allo spumante

Nelle ampelografie del passato la qualità del vino di questa varietà è rimarcata più volte; eppure, col tempo, la si era relegata a produrre mosto cotto per l’Aceto Balsamico Tradizionale, come del resto prevede il disciplinare DOP. Con un’eccezione, che ha un nome e un soprannome: lo «champagne del Professore», al secolo Vincenzo Venturelli.2

Dopo l’iscrizione al Registro del 2009 sono stati realizzati nuovi vigneti, destinati non solo all’aceto ma anche a vini spumanti: l’acidità sostenuta e la struttura importante la rendono molto interessante per frizzanti e spumanti metodo classico. Vinificata in bianco dà un vino giallo chiaro di buona intensità con riflessi giallognoli; all’olfatto note fiorali dolci, fruttate fresche (agrumi, pomacee), fruttate dolci (frutta esotica) e vegetali; al gusto abbastanza acido, leggermente amarognolo, di medio-buona struttura.42


Citazioni

Uva d’insigne merito per la confezione di vini, e di non abbastanza raccomandata diffusione. Sola dà vino limpido, senza d’uopo di soccorrere ad artificiali chiarificazioni, e molto generoso, ma alquanto stiptico e di poco aroma; perciò il miglior modo di approfittare delle sue ottime proprietà è quello di farla servire da fondo a vini aromatici e di liquore, come malvasie e moscati.

F. Aggazzotti, 1867, scheda 69 — «Trebbiana di Spagna, o romana»

È un’uva non abbondante in pianura ma comune nei colli, ove produce un vino potentissimo.

G. Gallesio, 1839, alla villa del conte Salimbeni

È un’uva a grappoli piccoli, sottili, pignati, piuttosto fitti, con acini minuti, giallognoli e generalmente con poco fiore.

G. Gallesio, 1839, in una successiva visita a Modena

Il Trebbiano di Spagna dà un vino di un bel colore ambrato, un po’ aromatico, e che può andare come vino da dessert.

Vignocchi, 1907

Il Trebbiano di Spagna, che fornisce un prodotto profumatissimo tanto che, se ben preparato, può considerarsi un vino da dessert.

G. Toni, «L’Italia agricola», 1927

Vin blanc de la Montagne (trebbiano) chanté comme excellent per Laurent le Magnifique, dans son petit poème de Caccia al Falcone.

A. Valery, 1842

Trebbianina, o Trebbianella. È simile nel colore e nel gusto alla Trebbiana, ma le grana sono più minute e rare; è buonissima e fa vino gagliardo, ma non soffre tant’acqua come la Trebbiana.

Caula


Due Trebbianine: quale è questa

Il nome Trebbianina designa oggi, nel Registro nazionale, il vitigno storicamente noto come Trebbiano di Spagna: era registrato con quel nome ed è stato poi rinominato. Anche il Repertorio regionale tratta i due nomi come la stessa varietà. Questa scheda è quella.

Aggazzotti, però, nel 1867 descrive due voci distinte: alla scheda 69 la Trebbiana di Spagna o romana — la varietà di questa scheda — e alla scheda 94 una Trebbianina Comune o Tribbiano piccolo che è un’altra uva. I caratteri sono opposti: qui l’acino ha un «nucleo di polpa consistente» e la buccia è «tersa, trasparente»; là la polpa è «quasi nulla, che anzi risolvesi quasi tutta in sugo» e la buccia è «coriacea e resistente».85

La Trebbianina di Aggazzotti ha perciò una scheda propria: Uva Trebbianina (Aggazzotti). Le due voci portano lo stesso nome perché così vuole la registrazione da un lato e la fonte storica dall’altro; la parentesi dice quale.

Ipotesi aperta. Dalla lettura della scheda RER della Termarina Bianca si è ipotizzato che per Aggazzotti la Trebbianina fosse la Termarina Bianca: spiegherebbe perché il catalogo del 1867 tiene due voci separate dove le fonti successive ne vedono una. L’ipotesi non è verificata e resta da riscontrare.


Le fonti, per esteso

Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)

Nella forma detta «Trebbianino di Spagna», i campioni furono raccolti a Mugnano; buccia giallo-rossigno, uva da vino. Apprezzamento locale: buono. Mosto: glucosio 19,5; acidità totale 0,81; bitartrato potassico 0,30; colore giallognolo; sapore dolce-aromatico. Osservazione: «nota, poco sparsa».10

Profilo ampelografico (Malavasi, 1879) — «15° Trebbiano di Spagna»

  • Tralcio. Verde-rossiccio superiormente, rossigno inferiormente, scanalato, alquanto prismatico, a nodi un po’ rigonfi, internodi brevi, irregolari, per lo più minori del peduncolo della foglia.
  • Foglia. Lembo a 5 lobi, incisi anche più di ½, gli inferiori alquanto avvicinati, a denti profondi ciascuno da un lato suddiviso anche in altri tre denti, mucronati. Pagina superiore di color verde-carico un po’ aracneosa, l’inferiore quasi glabra con poca peluria lungo le nervature principali, grosse, salienti e leggermente rossigne alla base. Peduncolo prismatico, striato, rosso-pallido, ingrossato alla base, genicolato, poco contorto, lungo meno della nervatura centrale.
  • Grappolo. Cilindrico e talora conico per 1-2 assi secondarj allungati, di 12-14 cm, raro, a peduncolo corto e duro; rachide verde, pedicelli un po’ rossi al sommo.
  • Acino. Sferico, di 13 mm in media, sugoso, dolce un po’ aromatico, finamente punteggiato al sommo, a buccia sottile, gialla volgente un po’ al rosso, coperta di poca cera. Semi: 2 medj, brunicci, a colletto superiormente assai bruno.
  • Note. «Poche piante recentemente importate. Molto ferace, matura in settembre. Vitigno pregiatissimo per vino.»

9

La descrizione di Aggazzotti (1867, scheda 69)

Grappolo lungo 24 cm, voluminoso ma di poca massa, perché a grani molto radi. Peduncolo grosso, robustissimo, spesso ligneo, color rosa; graspoletti regolarmente decrescenti e continui fino a due terzi del grappolo, coi picciuoletti rigidi, né cedenti al peso dell’acino.

Acino sferico, piuttosto piccolo (12 mm di diametro), col vinacciuolo di frequente solitario, involto in un nucleo di polpa consistente, di sapore men dolce del rimanente succo, anzi direi quasi acidetto; traslucido.

Buccia giallo-dorata, con sfumatura rosea, tersa, con un’ombra di polvere di pochissima aderenza, trasparente.

Sugo non abbondante, incoloro e quasi inaromatico, ma delicato, sapido, e fornito a dovizia di fermento e degli altri materiali idonei alla produzione di vino generoso e durevole.8

Il metodo di Aggazzotti per i vini aromatici

Il modo di sfruttarne le proprietà, scrive, è farla servire da fondo a vini aromatici e di liquore: si prende il mosto di lagrima, ossia di prima spremitura, escludendo graspe e fiocini «che commisti potrebbero nuocere alla delicatezza del prodotto». Il mosto si infonde poi sulle uve aromatiche già appassite; dopo 12 o 20 ore di digestione si pigiano ben bene e si pongono a fermentare in tini per tre o quattro giorni, «onde il liquido acquisti e s’impossessi del voluto aroma — il quale, come è notorio, risiede in massima parte nell’estremità del picciuoletto».8

  1. DM 27 marzo 2009 (GU n. 146 del 26-06-2009): iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà di Vite col nome di Trebbianina; ammissione alla coltivazione in Emilia-Romagna con Determinazione n. 9852 del 5 ottobre 2009. Vedi anche Nigro e Melotti, 2012. ↩︎
  2. M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», 2022. ↩︎
  3. C. Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915. ↩︎
  4. Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008), scheda Trebbianina. Zona tipica di produzione: provincia di Modena. ↩︎
  5. Ivi, scheda 94 («Trebbianina Comune, o Tribbiano piccolo»): voce distinta, con scheda propria in questa enciclopedia. ↩︎
  6. T. D’Onofrio e altri, 2021, per la relazione genitore/figlio con l’Albana. ↩︎
  7. C. Pastore e altri, Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna, in «American Journal of Enology and Viticulture», 2020. ↩︎
  8. F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867, scheda 69 («Trebbiana di Spagna, o Trebbiana romana»). ↩︎
  9. L. Malavasi, Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari, 1879, voce 15° Trebbiano di Spagna. Malavasi descrisse le 90 varietà messe in coltivazione nei terreni della Villa di Staggia a San Prospero. ↩︎
  10. E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro III — uve bianche). ↩︎

Bibliografia di riferimento

AA.VV. (1952), Viticoltura ed enologia modenese, suppl. a «Il campagnolo», Modena, Stab. grafico P. Toschi. · Acerbi G. (1825), Delle viti italiane (rist. anast. Zazzera, Lodi 1999). · Aggazzotti F. (1867), Catalogo descrittivo… del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi. · Casali C. (1915), I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia. · D’Onofrio T. et al. (2021). · Gallesio G. (1839). · Maini L. (1851). · Malavasi L. (1879), Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari. · Marzotto N. (1925), Uve da vino. · Molon G. (1906), Ampelografia. · Nigro G., Melotti M. (2012). · Pastore C. et al. (2020). · Ramazzini E. (1887), Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias. · Schneider A. et al. (1993). · Toni G. (1927), Agricoltura emiliana, «L’Italia agricola» n. 4. · Valery A. (1842). · Vignocchi (1907).