Uva Albana Bianca

Vitigno · Emilia-Romagna

L’Albana , ed il Trebbiano son coltivati molto nell’Imolese, dove, data la diversa epocadi maturazione, si vendemmiano le alberate in duevolte, prima l’Albana, e poi il Trebbiano1.

[A Bologna] Nella coltura specializzata sono diffusi l’Albana, il Trebbiano, il Negrettino, il Sangiovese, la Barbera,ed alcuni vitigni francesi come il Sauvignon, il Semillon, il Cabernet, il Malbek ed il Pinot2.

[A Forlì] Le vigne specializzate sono per lo più a base di Sangiovese e di Albana a cui, qualche volta , si uniscono il Moscato e l’Aleatico3. Nelle coltivazioni a lacciaia al Sangiovese (Rimini ) ed all’Albana (Cesena) si unisce anche il Trebbiano, mentre nei festoni predominano la Canina , il Negretto , l’Uva d’oro e la Cagnina fra i vitigni ad uva nera ed il Trebbiano fraquelli ad uva bianca4.

Albana bianca : è uva buonissima e migliore d’ogni altra per vini dolci, gustosi , amabili e delicati: ha bellissimo colore giallo lucido come ambra: non riceve molt’acqua: ha grappolo lungo e mediocre: grani parte grossi e parte minuti, ora fitti ed ora rari. Il colore è il più bello di tutte le uve ; ma conviene avvertire che il guscio non sia guasto , perchè partecipa l’odore al vino 5.

Tra il Panaro e la Muzza v’è Savignano ;ove si fa buon vino Albano6.

Descrizione (Francesco Aggazzotti, 1867)

Grappolo allungato oltre i 20 cent., corposo, a grani radi; graspoletti distinti fino alla metà; peduncolo verde, resistente; picciuoletti ordinari. Acino sferico di 12 millimetri, né troppo fitto né troppo rado, con polpa traslucida che lascia scorgere il vinacciuolo ben conformato. Buccia giallo-dorata, che a perfetta maturazione assume il roseo; di mediocre resistenza, lucida, trasparente. Sugo abbondante, dolce-zuccherato, sapido, inaromatico, che si presta alla fabbricazione de’ così detti vini colati.

Uva di merito non comune, sia come mangereccia — che si conserva a sufficienza ed offre bell’apparenza sulle mense e sapido gusto al palato — sia come da vino, fornendo un mosto ben zuccherato che si accoppia e marita assai bene alle aromatiche, come moscati e malvasie, quando sia saccarizzata, cioè alquanto appassita all’ombra; cosicché deve farsi prevalere nell’impasto quando si preferisca il magro e l’asciutto al dolce-melato. La vite nulla ha di singolare quanto alla coltivazione.

F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867, scheda 101.

Menzione in Pietro de’ Crescenzi (c. 1304)

E un’altra maniera, che si chiama albana, la quale tardissimamente pullula, ed è uva bianca, un poco lungo abbiente il granello, e fa assai grandi grappoli, e spessi, e lunghi, e mezzolanamente fruttifica, e fa le foglie mezzolanamente intercise, e i suoi sermenti, per forza del peso, giù non si piegano, tanta è la durezza del suo legno, e le sue granella molto son colorate dal Sole, e molto tosto la sua maturità si compie, ed è assai dolce in sapore, ma la corteccia ha aspra, ed alquanto amara: ed imperò meglio è, che’l vino di quella se ne priema, che lasciarlo lungamente bollir ne’ tini, co’ suoi fiocini e raspi. Il vino suo è molto potente, e di nobil sapore, ben serbevole, e mezzanamente sottile: e se un poco avaccio si faccia la sua vendemmia, meglio si serba il vin suo. E questa maniera d’uve è avuta miglior di tutte l’altre a Furlì, e’n tutta Romagna, dove strettissimamente si pota: imperocché con lunghi capi fa il vin di poco valore.

Pietro de’ Crescenzi, Trattato dell’agricoltura (volgarizzamento del Liber ruralium commodorum, libro IV, cap. IV), c. 1304.

Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)

Nella varietà bianca, campioni raccolti a San Donnino e Saliceto Panaro, da viti maritate ad alberi; buccia giallo-rossastra. Apprezzamento locale: ottimo. Mosto: glucosio 20,2; acidità totale 0,62; colore gialliccio; sapore dolce. Osservazione: «coltivazione trascurata; rara».

E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro III — uve bianche).

Composizione analitica del vino

Una tavola analitica storica dei vini emiliano-romagnoli riporta per l’Albana valori sensibilmente diversi tra le due zone di produzione. Nel Bolognese: alcool 12,5-13,5% vol., acidità 6,0-7,0‰, estratto 28,0-50,0‰ (comprensivo di 5-22 g/l di zucchero indecomposto). Nel Forlivese: alcool 8,0-15,0% vol., acidità 5,0-8,0‰, estratto 24,0-110,0‰ (zucchero 1-80 g/l), ceneri 2,0-3,0‰.

Fonte: tavola analitica dei vini dell’Emilia-Romagna per provincia (rilevazione di fine XIX / inizio XX secolo; anno esatto da precisare con la fonte). Vedi il dossier La composizione dei vini dell’Emilia-Romagna per provincia.

  1. A. Stevano, Giornale Vinicolo Italiano n. 26, 1925 ↩︎
  2. A. Stevano, Giornale Vinicolo Italiano n. 26, 1925 ↩︎
  3. Uva di origini greche coltivata per lo più in Toscana, Puglia, Lazio ↩︎
  4. A. Stevano, Giornale Vinicolo Italiano n. 26, 1925 ↩︎
  5. Vicini/Pincetti e Caula, 1752 ↩︎
  6. Maini, Luigi – L’Indicatore Modenese n. 25 “Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre osservazioni relative” – 1852 ↩︎

Nome dialettale reggiano: albàna (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).

Profilo ampelografico (Malavasi, 1879)

Tralcio. Cilindrico, a larghe strie, rossigno-verdastro, a nodi grossi, internodi irregolari, uguali o maggiori del peduncolo.

Foglia. Lembo, posto talvolta ad angolo acuto col peduncolo, a 5 lobi tagliati talora più di 1/4, i due lobi inferiori avvicinati sino a sovrapporsi, a denti larghi, profondi, un po’ mucronati. Pagina superiore di color verde intenso, un po’ aracneosa, l’inferiore tomentosa a nervature un po’ rosse alla base. Peduncolo rossigno, più chiaro alla base ed al sommo, ingrossato alla base, poco geniculato e contorto, lungo meno della nervatura centrale.

Grappolo. Raro, cilindrico, di 20 a 30 cent., a lungo peduncolo e rachide verde-giallastro.

Acino. Subsferico, un po’ schiacciato secondo l’asse longitudinale, di 15-16 mm., dolce-melato, a buccia per lo più reticolata, consistente, d’un giallo dorato assai carico. Semi: per lo più 1 grosso, bruniccio.

Vitigno frequente e ferace. Uva eccellente da tavola e da vino, matura in settembre; il Caula la dichiara migliore d’ogni altra per vini dolci, gustosi, amabili e delicati. Malavasi la ritiene affine all’Albana di Pesaro, al Biancame di Forlì e al Greco a grappolo lungo di Ancona.

L. Malavasi, Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari, 1879.

Attestazione nel Ditirambo del Pegolotti (1811)

Il Ditirambo di Alessandro Pegolotti (1811) celebra «l’Ambra, che cola dal Felsineo Colle» — il vino ambrato dei colli bolognesi bevuto dai poeti arcadi bolognesi (Orsi, Manfredi, Zappi, Guidi). Il riferimento a un grande bianco dorato di questi colli fa pensare con ogni probabilità all’Albana; «Ambra» resta però anche descrittore poetico del colore, per cui l’identificazione va presa come verosimile, non certa.

A. Pegolotti, Ditirambo [in lode del vino], 1811 (fra gli Arcadi).