Uva Lanzesa

Vitigno · Emilia-Romagna

Vitigno a bacca bianca romagnolo di origine sconosciuta, diffuso su 3-5 ettari tra Brisighella, Faenza e Castelbolognese (RA). Vino paglierino con riflessi verdognoli.

Descrizione e riconoscimento

Chiamata anche Lanzesca o Lanzés, è una varietà a bacca bianca di origine sconosciuta ed etimo ignoto, attualmente diffusa su un totale di soli 3-5 ettari nei comuni di Brisighella, Faenza e Castelbolognese, in provincia di Ravenna.1

Caratteristiche

È dotata di grappoli grossi, mediamente compatti, con acini verdi dalla buccia pruinosa che nelle ultime fasi della maturazione raggiungono un caratteristico colore ambrato.

Uso enologico

Il vino che se ne ricava è di colore giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli, ha un aroma floreale e fruttato, con un gusto secco e debolmente amaro.

  1. A. Scienza, Dizionario dei vitigni antichi minori italiani, 2004, p. 76. ↩︎

Scheda ampelografica (repertorio RER)

Foglia. Media, cuneiforme, tri- o pentalobata, con seni laterali superiori a V poco profondi o appena accennati e inferiori assenti o appena accennati. Seno peziolare a V aperto, ma talora anche chiuso. Pagina superiore a bollosità medio-bassa e pagina inferiore con tomento coricato a densità abbastanza elevata tra le nervature e sulle nervature peli eretti con densità medio-bassa. Denti tendenzialmente a margini convessi, ma talora anche con un margine concavo e uno convesso. Grappolo. Medio, cilindrico, allungato, con diverse ali, con più o meno evidente acinellatura dolce. Acini normali, con vinaccioli sviluppati, rotondeggianti, di dimensioni medie o medio-grosse, con buccia abbastanza pruinosa, di colore giallo-verde, che diviene dorata quando esposta al sole. Polpa leggermente soda.

Fenologia. Il germogliamento è abbastanza precoce, medio-precoce la fioritura, media l’invaiatura e da medio- precoce a media la raccolta (O, L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI

Comportamento agronomico. Il vitigno Lanzesa è caratterizzato da vigoria media o medio-elevata e, a causa della particolare morfologia fiorale (fiori fisiologicamente femminili), presenta un’acinellatura dolce di intensità variabile a seconda delle annate e di conseguenza una produzione incostante e non particolarmente elevata. La fertilità del vitigno è media (intorno a 1,1 grappoli per germoglio), così come la produttività (12,5-15 t/ha). Il peso medio del grappolo varia tra 195 e 225 g. Gli acini normali, con vinaccioli, pesano circa 3 grammi (O, L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI

Sensibilità alle patologie. Mediamente sensibile a peronospora e botrite, meno a oidio (A, L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’

Utilizzo. In passato era utilizzata sia come uva da mensa che da vino. Spesso era appesa nei solai e veniva mangiata durante l’inverno, appassita. Eventuali residui di uve passe varie, oltre a Lanzesa, erano pressate per fare il “vin santo” (L, A). Il vino che si ottiene con una vinificazione in bianco standard si presenta di colore giallo chiaro con riflessi verdognoli. All’olfatto è piuttosto fine e delicato, con un fiorale in cui prevalgono sentori di acacia e biancospino e un fruttato che spazia dalle note agrumate (limone in prevalenza), a quelle di drupe e pomi (mela in particolare), fino ad arrivare a note di frutta esotica (per lo più banana). Al gusto si presenta piuttosto sapido, di struttura da debole a buona e con una discreta persistenza gusto-olfattiva (O). Ottimi i vini passiti, ma la buccia piuttosto delicata non consente di ottenere buoni risultati in ogni tipo di condizione ambientale e in ogni annata (O, A).

Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008), scheda RER (Reg. naz. 452). Rischio di erosione: elevato.

Bibliografia

Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:

  • Baldini E. (1995) – Giorgio Gallesio. I giornali dei viaggi. Trascrizione, note e commento di Enrico Baldini. Firenze, Nuova stamperia Parenti.
  • Bazzocchi A. (1923) – Ampelografia dei vitigni romagnoli. Premiata Cooperativa Tipografica Forlivese, Forlì.
  • Cristoferi B. (1967) – Contributo allo studio dei vitigni romagnoli minori. Tesi di laurea anno accademico 1966-67. Università di Bologna, Facoltà di Agraria.
  • Fontana M., Filippetti I., Pastore C., Vespignani G., Intrieri C. (2006) – Individuazione e caratterizzazione di alcuni vitigni minori dell’Emilia Romagna. Atti convegno nazionale “I vitigni autoctoni minori: aspetti tecnici, normativi e commerciali”. Torino 30 novembre-1 dicembre.
  • Marzotto N. (1925) – Uve da vino. Volume II. Tipografia commerciale, Vicenza.
  • AA.VV. (1876) – Bullettino Ampelografico, fascicolo V. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio. Tipografia eredi Botta, Roma.
  • AA.VV. (1879) – Bullettino Ampelografico, fascicolo IX. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio. Tipografia eredi Botta, Roma. Radio 2001.
  • Romagna (1980) – C’era una volta: Ricette della cucina “povera” della campagna faentina. Radio 2001 Romagna n. 1, inserto speciale a cura dell’Ufficio promozionale.
  • Silvestroni O., Marangoni B., Faccioli F. (1986) – Identificazione e conservazione dei vitigni locali (Vitis vinifera L.) in Emilia Romagna. ATTI 4. Simp. Intern. Genetica della Vite. Vignevini n. 12, supplemento.

Iscritta al Registro nel 2011 ma a elevato rischio di erosione: restano circa 2 ettari impiantati e qualche pianta centenaria (a Fusignano, RA). Gallesio (1839) la citava fra le uve del Faentino come «Lanzosa, la più stimata pel vino… fa vino asciutto».1

  1. M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022 (cita: G. Gallesio, 1839). ↩︎