Limone Massese

Frutto · Toscana

Citrus limon coltivato a Massa dal 1398, protetto da Malaspina e Cybo, commerciato in complementarità stagionale col Limone di Sanremo. Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Toscana.

Il Limone Massese (Citrus limon) è coltivato nell’area di Massa, dove è attestato negli estimi del 1398 e ancor più in quello del 1427, fra le colture di campagna insieme a olivo, vite, cereali e legumi. Oggi è inserito fra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Toscana.

Origine e notizie storiche

La coltivazione traeva vantaggio dall’esposizione soleggiata e dalle acque irrigue dei canali di Lavacchio e Castagnola, il cui uso era regolato da norme antichissime; lo Statuto di Massa del 1542 fissava i periodi di raccolta e un pedaggio di quattro bolognini per ogni soma di limoni trasportata su muli o cavalli. I Malaspina, signori del territorio, furono fra i primi a coltivare gli agrumi nei propri orti; i Medici richiesero piante di agrumi massesi per il giardino di Boboli a Firenze. Dopo il gelo del 1549, che ne distrusse gran parte, nuove piante furono messe a dimora fra il 1550 e il 1551. Alberico Cybo, alla morte della madre Ricciarda Malaspina (1557), trasferì i limoni dall’orto malaspiniano del Prado al pomerio ducale di Camporimaldo.

Il paesaggio agrumato di Massa è ricordato dall’Alberti nella sua Descrittione di tutta Italia come «un vago giardino… pieno di chiari e freschi rivi… di folti boschi di cedri, d’aranci e d’olivi». Agli agrumi si riconosceva anche un valore terapeutico: Marco Busato, nel Giardino di Agricoltura, affermava che «l’odorare i limoni o cedri in tempo di peste era molto utile», e nel 1624, durante un’epidemia, la richiesta eccezionale di agrumi dalle piazze vicine indusse il principe Carlo I Cybo a bloccarne l’esportazione. Sul mercato si distinguevano due tipi: i limoni «nostrali» o «di Massa» (detti anche scorzoni, maturazione novembre-marzo) e quelli «di Sanremo» o sanremini (maggio-settembre), la cui complementarità stagionale garantiva smercio tutto l’anno. Nel 1881 il Raffaelli, nella sua monografia storica della Toscana, elogiava i limoni e gli aranci massesi come superiori a quelli della riviera di Genova, ricordando la medaglia d’argento ottenuta al Concorso agrario di Genova dagli agrumi del Cav. Avv. Luigi Magnani di Massa. Il declino iniziò a fine Ottocento con le prime malattie (una «discrasia linfatica», probabile mal della gomma) e proseguì con l’industrializzazione del territorio e la Seconda guerra mondiale, che vide Massa attestata sulla linea gotica.

Descrizione della pianta

Il nome «Limone Massese» comprende in realtà più biotipi distinti. La pianta ha forma espansa, con rare spine di 8-10 cm; il frutto è ellissoidale (8-11 x 5-8 cm), a buccia gialla papillata-butterata; rispetto ai limoni di Genova e Napoli, i massesi sono più agri e più conservabili — una volta colti seccano ma non marciscono, qualità che li rendeva ricercati dai naviganti.

Fonte: F. Curk, F. Luro, G. Minuto, G. Nieddu (a cura di), Gli agrumi del Nord del Mediterraneo, Éditions Alain Piazzola, 2022, pp. 62-65.