Arancio Massese
Frutto · Toscana
Citrus sinensis coltivato a Massa dal Medioevo (aranceto specializzato già nel 1339), legato alle famiglie Malaspina e Medici. Coltura storicamente minore ma di lunga tradizione documentata.
L’Arancio Massese (Citrus sinensis) è coltivato a Massa fin dal Medioevo, come coltura storicamente secondaria rispetto a vite e olivo ma di lunga tradizione documentata.
Origine e notizie storiche
Non si può escludere la presenza di cedri nell’area già dal III-IV secolo, ricordata da vari cronisti medievali; agrumi (cedri e, più probabilmente, aranci amari) compaiono nei giardini descritti da Boccaccio e Sacchetti, e il Petrarca, nel De rebus familiaribus, celebra la riviera ligure per le sue colline «vestite di cedro, bosso e olivo»; anche Pietro de’ Crescenzi ne tratta nel suo Opus ruralium commodorum. Notizie certe risalgono alla prima metà del Trecento, quando Massa era una delle Vicarie di Lucca: una pergamena del 1339 attesta un viridarium aranceorum, il primo aranceto specializzato noto nel territorio, mentre gli estimi di Massa del 1389, 1398 e 1427 registrano la coltura senza distinguere fra aranci dolci e amari. Nel Quattrocento l’arancio massese era già economicamente produttivo, esportato verso la Lucchesia, la Lunigiana e, oltre la Cisa, nel Parmense. I Malaspina furono i primi a coltivarlo nei propri giardini; i Medici richiesero piante di agrumi massesi per Boboli, apprezzandone anche le proprietà farmaceutiche allora riconosciute.
Descrizione della pianta
Si propaga per innesto su arancio amaro o per margotta; è sensibile al virus della Tristeza. La fioritura è precoce (da febbraio), con fioriture secondarie che si protraggono nell’anno grazie a un’elevata rifiorenza; la varietà è rustica e ben resistente alle principali malattie.
Fonte: F. Curk, F. Luro, G. Minuto, G. Nieddu (a cura di), Gli agrumi del Nord del Mediterraneo, Éditions Alain Piazzola, 2022, pp. 65-66.

