Pompia
Frutto · Sardegna
Citrus medica var. pompia, agrume della Baronia sarda (Siniscola) attestato dal 1780; base dei canditi S'aranzata e Sa Pompia intrea.

La Pompia (Citrus medica var. pompia) è un agrume caratteristico della Baronia sarda, coltivato in particolare nei dintorni di Siniscola e Orosei. Botanicamente incerta per lungo tempo — classificata nell’Ottocento fra i cedri, poi come mutazione del limone — è stata identificata da analisi genetiche recenti come ibrido fra arancio amaro (genitore femminile) e cedro.
Origine e notizie storiche
La prima citazione della Pompia risale al 1780, in una descrizione dell’agricoltura sarda redatta dal nobile sassarese Andrea Manca dell’Arca, che la indica fra le specie coltivate nelle aree agrumicole regionali, in particolare a Milis. Nell’Ottocento il dizionario geografico-storico-statistico-commerciale della Sardegna di Casalis (1833-1856) ne parla diffusamente a proposito di Siniscola e Orosei, citando anche la «spompia» (Citrus monstruosa) fra i cedri coltivati nelle valli irrigate di Milis e nei giardini di Sassari. Nel 1837 il botanico Jacinto Moris la classificò come Citrus medica monstruosa; la classificazione fu poi rivista più volte (Citrus limon var. pompia Camarda, 2013), fino alle analisi genetiche del 2019 (Luro et al.) che ne hanno chiarito l’origine ibrida.
Frutto insolito, propagato per seme e trasformato in ambito familiare per secoli, la Pompia ha iniziato a essere valorizzata oltre il contesto locale solo di recente: il Comune di Siniscola ne promosse la coltivazione dalla fine degli anni Novanta. Siniscola si è ufficialmente definita «città della pompia».
Diffusione e areale
L’area di coltivazione, un tempo più ampia, è oggi limitata alla Baronia, con piante sparse o piccoli impianti nei comuni di Posada, Lodè, Torpè, Budoni, San Teodoro e soprattutto Siniscola: meno dell’1% degli agrumi coltivati in Baronia, per lo più in coltura promiscua.
Descrizione della pianta
Agrume sempreverde di 2-3 metri, a spinescenza elevata, foglie ovate verde intenso. Il frutto, obovoidale e appiattito ai poli, pesa in media 320 grammi; l’epicarpo è sottile, giallo citrino, rugoso; il mesocarpo è molto spesso (4-15 mm); l’endocarpo conta 10-14 spicchi, con acidità elevata e resa in succo media.
Usi
L’uso tradizionale riguarda esclusivamente l’albedo del frutto: S’aranzata (strisce di epicarpo sbollentate, cotte nel miele con mandorle) e Sa Pompia intrea (l’intero mesocarpo candito nel miele). Impieghi più recenti includono liquori, marmellate e — da studi dell’Università di Sassari — un olio essenziale dall’epicarpo con proprietà antinfiammatorie e antibatteriche allo studio.
Fonti: Interreg Marittimo IT-FR «Mare di Agrumi», Catalogo degli agrumi e dei prodotti derivati, Allegato B5, 2019, pp. 39-40. — F. Curk, F. Luro, G. Minuto, G. Nieddu (a cura di), Gli agrumi del Nord del Mediterraneo, Éditions Alain Piazzola, 2022, pp. 58-61.


