Gli orti di Pietro de’ Crescenzi: il Libro VI (1304)
Il Libro VI del Trattato di Pietro de’ Crescenzi (1304) è il libro dell’orto: le erbe e gli ortaggi «che si seminano in quelli».1 Come per i frutti, de’ Crescenzi descrive le specie e i loro tipi — non le varietà — intrecciando la cucina, la medicina e la stagione.
Gli ortaggi
Aglio, porri e cipolle; cavoli, zucche, cocomeri e cetrioli; lattughe, bietole, rape e le erbe da condimento. Dei cavoli distingue i tipi — quelli a foglia piana «che comunemente usiamo nelle nostre contrade», i crespi, e i cavoli romani:
Sono ancora certi cavoli, che hanno le foglie grandi, sottili, e alquanto crespe per tutto, i quali s’appellano cavoli romani: e questi son migliori, che tutti gli altri.
Ogni ortaggio porta la sua qualità secondo la medicina dei gradi: «caldo», «freddo», «secco», «umido».
L’aglio, «teriaca dei contadini»
L’aglio è il rimedio del povero: il suo sugo «discaccia il veleno, onde è detto utriaca de’ villani» — la teriaca dei contadini. E dà una salsa da tavola:
Contra i vermini prendi aglio, e un poco di pepe, sugo di pretosemolo, e di menta, e aceto, e fanne salsa, e intignivi dentro il pane, o la carne.
È l’antenata dell’agliata.
Le fonti
Come nel resto del trattato, de’ Crescenzi intreccia Plinio, Palladio e i medici antichi (Avicenna, Galeno) con la pratica dell’orto del suo tempo.
Ritratto rappresentativo dell’orto medievale (letti: erbe in comune, aglio, cetrioli/cocomeri, cavoli). Le specie descritte non hanno nome di varietà: quelle restano alle uve del Libro IV.
- Pietro de’ Crescenzi, Trattato dell’agricoltura (volgarizzamento del Liber ruralium commodorum, libro VI), edizione fiorentina di Cosimo Giunti, 1605, cc. 287-360. ↩︎
