Uva Occhiodigatta
Vitigno · Emilia-Romagna
Ho avuto modo di bere una bottiglia di vino di questa varietà, in purezza, alla degustazione dell'8 Febbraio 2025 ed il giudizio è stato unanime nel trovarlo eccellente, simile alla bocca ad uno champagne, con aromi di lieviti e bocca molto lunga. La fama di uva debole e di poco conto è del tutto immeritata. Notare che questa varietà è anche nel disciplinare dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP anche se Aggazzotti stesso, i cui testi sono alla base del disciplinare odierno, considerava l'Occhio di Gatta come sinonimo di Tocaj. A me, personalmente, non pare così, il grappolo stesso è diverso da quello del Tokaj.
È sufficientemente buona; somiglia alla Montanarina, se non che ha così lucido il grano che vi si vede per entro l’acino, ed è perciò somigliante all’occhio del gatto, sembrando l’acino la pupilla. Il guscio è sottile e tenero1.
La Società Enologica scandianese presieduta da Mattioli dott. Vincenzo di Scandiano (Reggio-Emilia) produce Vino Scandiano, semisecco, 1873 e dolce. La società è stata Premiata nell’Esposizione di Filadelfia. Il vino Scandiano, semisecco, si fabbrica con le uve denominate scarsafoglia, spergolina e occhio di gatto, quest’ultima in doppia proporzione. Per il vino dolce si adopera ⅔ di uva spergolina e ⅓ di malvasia. Si producono in media di questi vini 800 ettolitri ogni anno, e si vendono al prezzo di lire 2,50 la bottiglia.
La provincia di Reggio… I migliori vitigni e i più diffusi sono:
- Lancellotta, originaria del comune di Correggio, Fra-Sesso e Massenzatico (comune di Reggio), attualmente coltivata in tutta l’alta pianura.
- Questo vitigno è molto robusto e produttivo, dà un vino riccamente zuccherino (18,40-21,40%) e fortemente colorato.
- Si presta come vino da taglio e per ottenere i rinomati filtrati dolci.
- Fogarina, vitigno di grande resistenza e produttività, allevato nelle zone rivierasche del Po.
- Produce un vino ricco di acidità (fino al 13‰), di colore rosso intenso, molto ricercato come vino da taglio.
- Sono pure pregiate alcune varietà di Lambrusco, come il Salamino, il Sorbara e il Lambrusco di Montericco.
- Altri vitigni presenti sono Sgavetta, Tondella e Berzemino.
Le uve bianche hanno una certa importanza nella zona collinare (Scandiano, Casalgrande, Albinea).
Tra i vitigni più pregiati si segnalano:
- Spargolina
- Malvasia
- Occhio di Gatto
Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)
Campioni raccolti a Corletto e Corlo, da viti maritate ad alberi; buccia giallo-dorato, uva da vino. Apprezzamento locale: ottimo. Mosto: glucosio 18,3; acidità totale 0,70; bitartrato potassico 0,24; colore giallognolo; sapore dolce. Osservazione: «frequente».
E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro III — uve bianche).
Descrizione ampelografica e note storiche
Descrizione
Foglia: di taglia media, pentagonale o orbicolare, trilobata. La pagina superiore del lembo presenta una leggera bollosità. Il lembo è piegato a coppa. Non presenta pigmentazione antocianica delle nervature. I denti sono medio-corti, regolari, poco pronunciati, convessi quelli di primo ordine e rettilinei quelli di secondo. Il seno peziolare, chiuso, con lobi leggermente sovrapposti, ha forma irregolare, a lira con base sagomata a V. La pagina inferiore è tendenzialmente glabra. I seni laterali non sono profondi, a V, tendenti a chiudersi. Le nervature non sono sporgenti. Il picciolo è glabro, corto e di media grossezza.
Grappolo: corto, di taglia piccola, conico e alato (2 ali). La sua compattezza è da media ad elevata e il numero degli acini è medio. A volte presenta un grappolo secondario. Il peduncolo è molto corto, sottile e leggermente lignificato. L’acino è piccolo, corto, sferoidale. L’epidermide, leggermente pruinosa, è di colore verde-giallo traslucido. La buccia è sottile, consistente. La polpa, molle, non ha colore ed è poco succosa. Il pedicello è corto, di facile separazione, di colore verde. Il cercine è evidente. I vinaccioli sono presenti. Il grappolo è inserito a partire dal terzo-quarto nodo; se ne trovano 1-2 per tralcio. A rischio di scomparsa dai vigneti del reggiano, sebbene ceppi siano rintracciabili in diversi vigneti dell’area pedecollinare e collinare; si stima sia coltivato su poco più di un ettaro. Iscritto nell’elenco delle varietà idonee alla coltivazione in Emilia-Romagna dal 2003.
Notizie storiche
Citato per la prima volta nel 1811 da Dalla Fossa e successivamente da numerosi autori del XIX e XX secolo. Tra questi ricordiamo il Gallesio (1839), il Bertozzi (1840), Balletti e Gatti (1886), il Molon (1906) e Greco (1968), che sottolineano come tale varietà sia diffusa nello scandianese, dove è sottoposta anche ad appassimento, e contribuisca alla realizzazione del celebre «Bianco» di Scandiano, come complementare della Spergola. Di recente, nel 2005, grazie all’analisi del DNA delle varietà reggiane condotta dal Consorzio per la tutela dei vini DOC «Reggiano» e «Colli di Scandiano e di Canossa», si è accertata la sinonimia tra alcuni ceppi di «Occhio di gatto» e «Tocai Friulano» (Boccacci e altri), sebbene ciò non escluda la presenza di biotipi diversi.
Leggende e curiosità
Il nome sembra derivare dal fatto che, osservando l’acino controluce, i vinaccioli, che sono ben visibili, formino insieme una macchia scura al centro, simile alla pupilla dell’occhio di un gatto.
Usi, agronomia ed enologia
Usi tradizionali: produzione di vini bianchi, anche passiti e liquorosi. Agronomia: vitigno vigoroso e dalla produzione buona e costante. Sensibile alle principali crittogame della vite, oltre a botrite e mal dell’esca. Predilige ambienti collinari, dove non vi siano ristagni d’acqua. Matura la prima decade di settembre. Enologia: produce un vino giallo paglierino tendente al verdognolo, con profumo delicato e gradevole, asciutto, fresco, morbido e vellutato, con una nota amarognola di mandorla e fieno, talvolta basso di acidità (Calò e altri, 2001).
Fonti: C. Dalla Fossa (1811); G. Gallesio (1839); V. Bertozzi (1840); A. Balletti e A. Gatti (1886); G. Molon (1906); A. Greco (1968); Boccacci e altri (2005); A. Calò e altri (2001).
- Maini, Luigi – L’Indicatore Modenese n. 12 “Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre osservazioni relative” – 1851 ↩︎
Nome dialettale reggiano: òcc éd gât, ucîn éd gât (uva bianca) (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).
Profilo ampelografico (Malavasi, 1879)
Tralcio. Rossigno, un po’ aracneoso e scanalato, a internodi brevi minori del peduncolo della foglia.
Foglia. Lembo un po’ piegato al basso, a 5 lobi incisi al più per 1/4, denti medj a piccolo mucroncino molto acuto. Pagina superiore verde con qualche piccola macchia rossigna, l’inferiore lanuginosa a nervature salienti. Peduncolo rosso, aracneoso, poco ingrossato alla base, poco geniculato e raramente contorto, lungo meno della nervatura centrale.
Grappolo. Numerosi ma piccoli, da 8 a 13 cent., radi e talora quasi bifidi, a breve peduncolo, rachide giallo-rossiccio.
Acino. Sferico, piccolo, di 10 mm., d’un dolce gratissimo, sugoso, a buccia sottile giallo-dorata, con poca cera. Semi: 1-3 brunicci.
Vitigno abbastanza frequente, ma di poco frutto per la piccolezza dei grappoli. L’uva assai pregiata per vino; matura in settembre. Lodata pure dal Caula.
L. Malavasi, Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari, 1879.
Nota ampelografica
«Occhio di gatta» è un nome storicamente attribuito a vitigni diversi. Nel Modenese — e nel disciplinare dell’Aceto Balsamico Tradizionale — l’identità non è certa: di norma a Modena è ricondotto al Tocai (Tai/Friulano). Un biotipo conservato da Claudio Plessi si è però rivelato un Chasselas (Saslà).
