L’allevamento di Pietro de’ Crescenzi: il Libro IX (1304)
Il Libro IX del Trattato di Pietro de’ Crescenzi (1304) è il libro degli animali della villa: cavalli, buoi, pecore, capre, porci e gli animali da cortile.1 Non elenca razze con un nome, ma tipi per taglia e territorio, e le loro utilità.
Buoi, vacche e bufali
Dei buoi distingue i tipi per taglia e luogo — grandi «per le pianure», piccoli «ne’ monti», medi per entrambi — e cita i bufali, «neri, e grandi, e forti e quasi indomiti… che molto volentieri dimorano nell’acqua». Nulla si spreca: le corna «a far pettini», le ossa «a far dadi, e maniche di piccoli coltelli», lo sterco «a letaminare i campi».
Pecore, capre e il cacio
Le pecore danno il latte e il cacio: De Crescenzi ne dà il metodo, con il caglio di cardo o di fico accanto a quello di agnello — v. la scheda Cacio. Le capre danno un cacio «non tanto laudabile quanto quello delle pecore», e pelli «per far ottime carte, e dilicati calzamenti».
Porci e cortile
Il porco si sceglie e s’ingrassa «e se ne fa carne»; il cortile — pavoni, oche, anitre, galline, colombi, pesci da peschiera — chiude il quadro dell’economia animale della villa.
Le api e il miele
Fra gli animali della villa ci sono anche le api (Libro X): il guardiano, a settembre, riconosce gli alveari e ne trae il miele e la cera — il dolcificante del Medioevo, prima che lo zucchero si diffondesse. Anche qui il gesto è stagionale, parte del ciclo dell’anno.
Le fonti
De’ Crescenzi intreccia gli antichi (Varrone, con le sue curiosità sui porci smisurati) e i «maliscalchi» del suo tempo per le cure veterinarie.
Ritratto rappresentativo dell’allevamento (letti: buoi/varietà, pecore/cacio, capre, porci). Nessuna razza è nominata: le razze antiche restano materia di schede, quando attestate altrove.
- Pietro de’ Crescenzi, Trattato dell’agricoltura (volgarizzamento del Liber ruralium commodorum, libro IX), ed. Cosimo Giunti, 1605, cc. 396-467. ↩︎
