Uva Zibibbo
Vitigno · Emilia-Romagna
Zibibbo. È raro nel nostro paese quest’ uva si secca piuttosto, per non aver acini ed esser dolce: può inacquarsi sufficientemente, e dà vino gagliardo e di buon gusto1.
TRALCIO: Verdastro, cilindroide, un po’ aracneoso, a nodi rigonfi, internodi brevi, per lo più uguali al peduncolo della foglia.
FOGLIA: Lembo a 5 lobi, incisi in media per ½, gli inferiori divaricanti, a denti profondi con mucroncino ottuso, talvolta ripiegato al basso. La pagina superiore è verde, l’inferiore quasi glabra o appena pubescente sulle nervature principali, leggermente arrossanti alla base.
PEDUNCOLO: Verde rossigno, verde chiaro alla base e al sommo, un po’ striato e aracneoso, ingrossato alla base, poco genicolato e contorto, lungo quasi quanto la nervatura centrale della foglia.
GRAPPOLO: Raro, conico, lungo sino a 80 cm, a 3-5 assi secondari relativamente lunghi, a corto peduncolo, rachide verde.
ACINO: Ovoidale, di mm 22×17, polposo, dolce, molto aromatico, a buccia consistente giallo-dorata, con poca cera.
SEMI: 1-4, biondi, piuttosto grandi.
Uva da tavola. Vite pochissimo coltivata. Abbastanza ferace, matura nella seconda metà di settembre. Il Caula ne loda il vino gagliardo e di buon gusto2.
Secondo testi recenti e analisi del DNA, deriva da un incrocio tra Moscato Bianco e Eftakoilo3 (Mick).
Nei Ducati lo zibibbo (zibebio, zebibbo) è documentato dal Trattato di agricoltura e da Niccolò Caula (1752); l’ing. Cani (1808-09) ne distingue il «zebibbo bianco» — «grani assai lunghi, molto polposo, si mangia solamente» — e il «zebibbo rosso».4
Descrizione (Francesco Aggazzotti, 1867)
Grappolo di forma variabile, ora con grandi graspetti, ora con nessuno affatto; peduncolo assai robusto. Acino grosso, molto ovoideo, giallo-verdognolo, opaco, polpa molto consistente con piccolo vinacciuolo. Buccia verdognola, opaca, resistente. Sugo viscido, dolce-melato, sapido, profumato al moscato, piuttosto scarso ma ben ricco di principii albuminoidi.
Uva eminentemente mangereccia tra le aromatiche, presentandosi con bellissimo aspetto nelle tavole signorili, ove questo frutto serve più di vezzo che di companatico, come in quella del povero agricoltore. Non fa cattiva figura nell’impasto de’ vini liquorosi aromatici; ma non vi sarà mai il tornaconto, trovandosi sempre da esitare fresca sulla piazza ed a prezzo sostenutissimo. Servirebbe anche benissimo alla tavola invernale, disseccata come uva secca, se non l’impedisse la suprema legge dell’agricoltore, il tornaconto.
La vite è molto schizzignosa; è ben raro trovarne in questa provincia un piede veramente vegeto e robusto, a meno che posto in ispalliera addossata al muro, in esposizione favorevole. Insomma è meglio lasciarla alle isole meridionali del Mediterraneo, ove se ne fa lucroso commercio: giacché non omnis fert omnia tellus. (Aggazzotti la registra anche come Zibibbo bianco, Salamanna e Frankenthaler.)
F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867, scheda 23.
Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)
Campioni raccolti all’Orto del Comizio Agrario; buccia giallo-dorato, uva da mangiare. Mosto: glucosio 19,0; acidità totale 0,65; colore giallognolo; sapore dolce-aromatico. Osservazione: «poco coltivata, nota».
E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro III — uve bianche).
- Maini, Luigi – L’Indicatore Modenese n. 18 “Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre osservazioni relative” – 1851 ↩︎
- L. Malavasi – Contributo All’Ampelografia Modenese – 1879 ↩︎
- A. Scienza, S. Imazio – La Stirpe del Vino – 2018 ↩︎
- Anonimo, Trattato di agricoltura (Archivio di Stato di Parma, ms. 138), fine XVIII–inizio XIX sec. N. Caula, 1752; G.C. Cani, Lettere agrarie alla Colonia d’agricoltura del Crostolo, ca. 1808-09 (Biblioteca Maldotti, Guastalla). I. Peschieri, Dizionario parmigiano-italiano, 1828. ↩︎
Nome dialettale reggiano: zibébbi, zibébbi biànch («Zibibbo bianco», Salamanna), zibébi, zibébia (uva nera e bianca) (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).
