Uva Sgavetta
Vitigno · Emilia-Romagna
Vitigno a bacca nera emiliano, tra i migliori dell'Ottocento tra Modena e Reggio Emilia. Detto anche Sganetta. Grappolo spargolo, vino violaceo intenso, fragrante, acido e tannico.
Descrizione e riconoscimento
Le prime notizie di questo vitigno nero, chiamato anche Sganetta, risalgono alla fine dell’Ottocento, quando esso era considerato fra i migliori coltivati nelle provincie di Modena e Reggio Emilia.1
Caratteristiche
Caratterizzata dal grappolo spargolo e dalle scure e spesse bucce, questa varietà predilige le aree pedemontane, dove dà una produzione buona e costante, così come buona è la sua tolleranza alle crittogame principali.
Uso enologico
Fornisce un vino di un intenso colore violaceo (per questo motivo veniva spesso impiegata nel taglio con altre uve di minor colore), aroma fragrante e struttura gustativa dotata di buona acidità e tannini vivi.
- A. Scienza, Dizionario dei vitigni antichi minori italiani, 2004, pp. 92–93. ↩︎
Profilo ampelografico (Malavasi, 1879)
Tralcio. Cilindrico, striato, giallo-rossastro, a internodi per lo più maggiori del peduncolo della foglia.
Foglia. Lembo ben rotondo nel suo complesso, a 5 lobi poco incisi (al più per 1/4), i due inferiori quasi sovrapponentisi, a denti profondi con breve ed ottuso mucroncino. Pagina superiore verde, l’inferiore lanuginosa a grosse nervature. Peduncolo cilindrico, rossigno, un po’ aracneoso, ingrossato alla base, geniculato e contorto, minore della nervatura centrale.
Grappolo. Conico alla base poi cilindrico, di 30-40 cent., spargolo, assai raro, con 5-8 assi secondarj, a lungo peduncolo. Rachide gialliccio irregolarmente rossastro, pedicelli lunghi, talvolta più dell’acino.
Acino. Sferico, di mm. 15, dolce, sugoso, punteggiato al sommo, a buccia giallo-rossiccia, cera copiosa. Semi: ordinariamente 2 grossi, brunicci.
Vitigno non frequente, ferace, anche assai mangereccia. L’uva matura in settembre. Simile alle due varietà precedenti ma inferiore di pregio. Malavasi la dice affine al Pecorino d’Ancona.
L. Malavasi, Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari, 1879.
Scheda ampelografica (repertorio RER)
Foglia. Piccola, cuneiforme, pentalobata, con lembo ondulato e lobi leggermente ripiegati verso il basso. Seno peziolare a parentesi graffa (raramente a U), aperto. Seni laterali superiori da poco profondi a medi, con fondo a parentesi graffa lobi leggermente sovrapposti. Pagina superiore a bollosità bassa o medio-bassa. Pagina inferiore con peli coricati a media densità e peli eretti a densità elevata tra le nervature (vellutata) e peli eretti a media densità sulle nervature. Denti irregolari, tendenzialmente a margini rettilinei, ma a volte anche leggermente uncinati. Grappolo. Di media grandezza, allungato, conico, alato e in genere abbastanza spargolo. Acino sferoidale, con buccia piuttosto pruinosa, di colore blu-nero, spessa e consistente.
Fenologia. Germoglia nella prima decade di aprile. La fioritura si completa entro metà giugno e invaia entro la prima decade di agosto. La maturità tecnologica si compie nell’ultima decade di settembre. OSSERVAZIONI E RISCONTRI
Comportamento agronomico. Vitigno di buona vigoria e produzione. Può andare soggetto a colatura, ma complessivamente si adatta a diverse situazioni pedo-climatiche. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI
Sensibilità alle patologie. Interessante la sua tolleranza alle principali crittogame. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’
Utilizzo. Si impiega per la produzione di vini giovani, freschi, fruttati anche frizzanti. Nel taglio con altri vini apporta colore.
Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008).
Bibliografia
Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:
- Calò A., Scienza A., Costacurta A. (2006) – Vitigni d’Italia. Edagricole, Bologna.
- Cosmo I., Sardi F. (1964) – Sgavetta. Principali Vitigni da Vino Coltivati in Italia, Vol. III. Ministero Agricoltura e Foreste, Roma.
- Ghetti G. (1926) – La viticoltura modenese e la fillossera. Modena.
- Grego A. (1968) – La vitivinicoltura nella geoeconomia del Reggiano. Tipo Sud, Bari.
- Malavasi L. (1879) – Contributo all’ampelografia modenese. Tipografia di Cesare Olivari, Modena.
- Meglioraldi S., Vingione M., Ruffa P., Raimondi S., Torello Marinoni D., Boccacci P., Schneider A., Storchi M. (2013) – Conoscere il patrimonio viticolo per tutelarlo. L’Informatore Agrario n. 23, pp. 50-54.
- Ramazzini E. (1887) – Uve principali della pianura modenese. Modena.
- Rinaldi A., Valli R. (1992) – I vecchi vitigni di Reggio Emilia. Vignevini n. 10.
- Roncaglia C. (1850) – Statistica generale degli Stati Estensi. Volume secondo, popolazione, agricoltura, prodotti e loro consumazione e commercio a tutto l’anno 1947. Tipografia di Carlo Vincenzi, Modena.
- Rovasenda G. (1877) – Saggio di una Ampelografia universale. Tipografia subalpina di Stefano Marino, Torino.
- Toni G. (1927) – Agricoltura emiliana. Viticoltura ed enologia. L’Italia agricola n. 4. Vicini G.B. (1752) – I vini modanesi. Baccanale di un accademico dissonante colle annotazioni. Per Franco Torri, Modena.
Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)
Campioni raccolti a Lesignana; buccia nera. Apprezzamento locale: discreto. Mosto: glucosio 16,0; acidità totale 1,10; colore rosso scuro; sapore acidulo-dolce. Osservazione: «s’incontra di raro».
E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro II — uve nere o rosse).
Descrizione ampelografica e note storiche
Descrizione
Presenta un’elevata variabilità morfologica, per cui si distinguono diversi biotipi, come indicato da Cosmo (1964) e da osservazioni in campo. Si descrive di seguito il tipo più comune. Foglia: di taglia media, cuneiforme, a cinque-sette lobi (ma anche a tre), con bordi revoluti o contorti. La pagina superiore risulta essere leggermente bollosa. Non presenta pigmentazione antocianica delle nervature, se non talvolta limitata al punto peziolare. La pagina inferiore è verde chiaro, vellutata (elevata presenza di peli dritti) e con bassa presenza di peli striscianti (talvolta media). I denti sono medi, a lati rettilinei. Il seno peziolare è aperto (4-5 cm), con base sagomata a graffa, e può presentare un dente. I seni superiori non sono molto profondi, tendenti a chiudersi, a U o a lira. Il picciolo è verde e rosa.
Grappolo: di medie dimensioni, medio-lungo (17 cm), di forma conica, con una o due ali, molto spargolo o spargolo. Il rachide è verde. Il peduncolo è medio-lungo (8 cm). L’acino ha forma sferoidale o è ellittico largo, di lunghezza e larghezza tra il corto e il medio. L’epidermide è di colore blu-nero. La buccia è abbastanza sottile ma consistente e molto pruinosa. La polpa è molle e succosa, non colorata. I vinaccioli sono presenti. Presente su pochi ettari, localizzati in prevalenza nel reggiano (circa 12 ha tra pianura e collina) e in misura inferiore nel modenese. Inserita nella DOC «Colli di Scandiano e di Canossa» nel 1996.
Notizie storiche
La prima citazione documentata risale al 1927, ad opera di Toni, che annovera la Sgavetta tra i «vitigni migliori e raccomandabili del piano» per l’areale reggiano e modenese. Nel 1928 il rag. Rossi Enzo Umberto, in «L’economia reggiana», menziona la Sgavetta tra i vitigni più apprezzati e pregiati. La scheda descrittiva viene redatta da Cosmo e Sardi nel 1964 per il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste. Greco, nel 1968, dà notizia dell’ampia diffusione della Sgavetta nei comuni della bassa collina, fino a rappresentare il 2% della produzione di uva provinciale. Successivamente la sua presenza va diminuendo.
Leggende e curiosità
Di recente è stato assaggiato un vino fermo di 11 anni di età, valutato in modo positivo, soprattutto per l’ottima tenuta nel tempo degli aromi fruttati e del colore. L’elevata variabilità morfologica dei diversi tipi di Sgavetta presenti in provincia, in particolare per i caratteri delle foglie, mette a dura prova chi voglia identificare tale vitigno. Risulta essere un ottimo impollinatore per il vitigno Malbo gentile.
Usi, agronomia ed enologia
Usi tradizionali: storicamente utilizzata nel taglio con altri vini per apportare colore. Agronomia: vitigno di buona vigoria e produzione. Presenta un’ottima adattabilità alle diverse situazioni pedo-climatiche (dalla bassa pianura alla collina), sebbene in taluni casi possa essere soggetto a colatura. Germoglia precocemente. Raggiunge la maturazione nell’ultima decade di settembre. È tollerante alle principali crittogame. Presenta una buona fertilità delle gemme basali. Enologia: si impiega soprattutto per la produzione di vini giovani, freschi, fruttati con evidenti note di marasca, spesso frizzanti, sebbene, opportunamente vinificato, abbia dimostrato un’ottima tenuta nel tempo. Si ottiene un vino di colore rosso violaceo molto intenso.
Fonti: V. Bertozzi (1840); G. Toni (1927); E.U. Rossi (1928); I. Cosmo e F. Sardi (1964); A. Greco (1968).
Identità genetica (2020)
L’analisi genetica (Pastore e altri, 2020) conferma la Sgavetta come varietà dal nome corretto.
Fonte: C. Pastore e altri, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna», American Journal of Enology and Viticulture, 2020.
