Uva Malvasia
Vitigno · Emilia-Romagna
17° Malvasia:
TRALCIO: Cilindrico, rossastro, striato, alquanto aracneoso, a internodi uguali o maggiori del peduncolo della foglia e disposti a zig-zag.
FOGLIA: Lembo a 5 lobi, incisi da 1/3 a 1/2, i due inferiori un po’ bilobi e poco avvicinati, a denti radi e profondi con mucroncino ottuso. La pagina superiore è di color verde-cupo, un po’ macchiettata finamente in rosso, l’inferiore pubescente a rari bioccoli di peluria, quasi glabra nelle foglie superiori del tralcio giovane. Le nervature salienti sono un po’ rosse alla base.
Peduncolo: Rosso, cilindrico, aracneoso, ingrossato alla base ed al sommo, geniculato e contorto; minore della nervatura centrale della foglia.
GRAPPOLO: Piramidale, di circa 20 cm in media, appena raro, talvolta bifido, ordinariamente a 3-6 assi secondari distanti ed allungati, a peduncolo un po’ lungo, grosso, ligneo, rachide giallo-rossastro.
Acino: Ellissoidico, di 20×17 mm, dolce, piuttosto polposo, con piccola macchiettina circolare al sommo, a buccia non molto grossa, giallo-dorata.
Semi: 1-3, bruni e grossi.
Maturazione: In settembre; uva buona da tavola e da conserva, stimata abbastanza da vino. Vitigno assai fecondo e frequente. Pare che il nome di questa varietà le sia male attribuito, per la sua grande differenza dalla precedente. Anche il Caula però distingue due sorta di Malvasia, simili, per quanto può giudicarsi, a queste: onde una tale nomenclatura è da ritenersi assai antica1.
Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)
Campioni raccolti a San Cataldo e Freto; buccia giallo-dorato, uva da vino e da mangiare. Apprezzamento locale: discreto. Mosto: glucosio 17,7; acidità totale 0,80; colore giallastro; sapore dolce. Osservazione: «nota ma non molto frequente».
E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro III — uve bianche).
La Malvasia è l’uva del «vino turco» del ricettario Valdrighi: grappoli scelti a uno a uno e ben maturi, distesi al sole otto giorni e torchiati nella giornata più calda, «riunisce tutte le buone qualità».2
- Malavasi, Lodovico – Contributo All’Ampelografia Modenese – 1879 ↩︎
- Ricettario domestico della famiglia Valdrighi (Modena, sec. XIX), cap. 38 «Vini», ric. 38.22. ↩︎
Nome dialettale reggiano: malvasia (uva bianca) (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).
Profilo ampelografico (Malavasi, 1879)
Tralcio. Cilindrico, rossastro, striato, alquanto aracneoso, a internodi uguali o maggiori del peduncolo della foglia e disposti a zig-zag.
Foglia. Lembo a 5 lobi, incisi da 1/3 a 1/2, i due inferiori un po’ bilobi e poco avvicinati, a denti radi e profondi con mucroncino ottuso. Pagina superiore di color verde-cupo, un po’ macchiettata finamente in rosso, l’inferiore pubescente a rari bioccoli di peluria, quasi glabra nelle foglie superiori del tralcio giovane; nervature salienti un po’ rosse alla base. Peduncolo rosso, cilindrico, aracneoso, ingrossato alla base ed al sommo, geniculato e contorto, minore della nervatura centrale.
Grappolo. Piramidale, di cent. 20 in media, appena raro, talvolta bifido, ordinariamente a 1-6 assi secondarj distanti ed allungati, a peduncolo un po’ lungo, grosso, ligneo, rachide giallo-rossastro.
Acino. Ellissoidico, di mm. 20×17, dolce, piuttosto polposo, con piccola macchiettina circolare al sommo, a buccia non molto grossa, giallo-dorata. Semi: 1-3 brunicci e grossi.
Matura in settembre; uva buona da tavola e da conserva, stimata abbastanza da vino. Vitigno assai ferace e frequente. Anche il Caula distingue due sorta di Malvasia, simili a queste; onde tale nomenclatura è da ritenersi assai antica.
L. Malavasi, Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari, 1879.
