Uva Cagnone
Vitigno · Emilia-Romagna
Vitigno da vino a rossa scura, coltivato in zona Villanova “di qua”, nel Modenese, a fine Ottocento. Coltivata secondo il sistema della vite maritata all’olmo e male apprezzata localmente. Il mosto è mediamente zuccherino e molto acido, di un colore rossiccio, agro-dolcigno, sgradevole. La coltivazione a fine XIX secolo era rara e quasi abbandonata1.
Cagnone, è di due sorte; altro ha alcune grane picciole verdi fra le grane grosse, ed è di color rosso: è uva pessima ed il vino non è durabile, nè buono2.
Altro ha picciuol rosso, grana più nere, ma abbagliate da un certo color turchinetto, che vi sta sopra: sono ancora le grana fitte molto, onde riescono nè tonde, nè lunghe, ma sembrano ammaccate. Questo non è sì cattivo, ed il vino può esser durabile, ed ancora abbastanza saporito. Quando sia misto in poca quantità con uve forti non reca pregiudizio, anzi riescirà buono. Fonte primaria collazionata per entrambe le forme: N. Caula [annotazioni attribuite], I Vini Modanesi, Modena, 1752, nota 31, pp. 38–39.
Roncaglia le cita un Cagnone tra le uve a bacca bianca comuni negli Stati Estensi a nord dell’appennino (Modena, Reggio Emilia)1.
Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)
Campioni raccolti a Villanova di qua; buccia rosso-scuro. Apprezzamento locale: cattivo. Mosto: glucosio 16,0; acidità totale 0,80; colore rosso debole; sapore dolce-agretto. Osservazione: «non è curata la coltivazione».
E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro II — uve nere o rosse).
