Uva Bigarella
Vitigno · Emilia-Romagna
Bigarella (bianca), è trista, vuol poc’acqua,e fa vino insipido, e debole, che di leggieri si guasta. Il grappolo è mezzanamente grande, e le grana sono rotonde, non troppo spesse, e grosse ordinariamente. Il colore è un giallo alquanto bello, e lucido1. Vedi anche Bigarelletta nera.
Che se fra i nostri vitigni ve ne sono di quelli che danno un mosto scadente, quale la Bigarletta, la Posticcia, la Pellegrina ecc., ve ne sono di quelli i quali danno un ottimo prodotto. Che molte uve nostrane le quali sono pressocchè abbandonate hanno mosti ricchi di tutti gli elementi richiesti per dare vini ottimi, e che perciò meritano di essere coltivate e sperimentati i prodotti. Quali p. es. una varietà di Amaraguscia, la Farinella, il Caicadello, ed altre, le quali tutte hanno un ottimo mosto. Che tutti i mosti, che ho potuto analizzare ricavati da uve francesi, qui importate, sono per qualità inferiori e spesso molto inferiori ai mosti delle nostre migliori uve. Essi difettano specialmente nel glucosio e sono più ricchi di materiali azotati. Che il glucosio in essi non ho mai trovato superiore al 18 per cento, mentre i nostri lambruschi hanno il 21 e 22 per cento. Che, qui nel comune, i mosti di stesse uve raccolte da viti coltivate nello stesso sito, a vigna e maritate ad albero, quelli delle uve prodotte dalle viti maritate ad albero sono migliori di quelli ottenuti dalle viti a vigna. Che in generale in pianura, i mosti ricavati dalle uve di viti maritate ad alberi sono più completi di quelli ottenuti dalle uve di viti coltivate a vigna2.
Bigarella, vitigno a bacca bianca coltivato a San Cataldo [Cattaldo] e Ganaceto (MO) nel 1866. Valori di glucosio per vite maritata ad albero 19,1, acidità 0,50, bitartrato potassico n.r. Apprezzamento locale molto3.
Nel censimento Du Tillot del 1771 la begarella (o bigarella), uva bianca «tonda di grani» e a «grappo serrato», è rilevata nel Parmense — a Colorno, Torrile e Coltaro e nel dipartimento di Collecchio e Sala Baganza.1
Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)
Campioni raccolti a San Cataldo, Santa Croce e Lesignana; buccia verde-giallo, uva da vino. Apprezzamento locale: buono. Mosto: glucosio 19,0; acidità totale 0,40; colore verdastro chiaro; sapore dolce. Osservazione: «coltivazione quasi abbandonata».
E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro III — uve bianche).
- Censimento Du Tillot, 1771. ↩︎
- “L’indicatore Modenese” n. 10, Maini, Settembre 1851 ↩︎
- Atti della Società dei naturalisti e matematici di Modena, 1866 ↩︎
- E. Ramazzini “Viti a vigna o maritate agli olmi?”, in Il campagnuolo giornale di agricoltura pratica, anno IX, n. 3 (1886) ↩︎
Nome dialettale reggiano: bigarèlla (uva bianca) (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).
Profilo ampelografico (Malavasi, 1879)
Tralcio. Verdastro più o meno rossigno al sommo, cilindrico, piuttosto scanalato, incurvato, a nodi mediocremente ingrossati, a internodi per lo più maggiori del peduncolo.
Foglia. Lembo a 5 lobi, incisi al più per 1/4, i due inferiori appena bilobi ed alquanto avvicinati, denti radi mucronati. Pagina superiore verde aracneosa, l’inferiore lanuginosa biancastra. Peduncolo rossigno-verdastro, lungo quanto la nervatura centrale o poco meno, poco ingrossato alla base, geniculato e contorto.
Grappolo. Denso, piramidale, a 2-4 assi secondarj un po’ allungati, di 18 cent. in media, a corto peduncolo, rachide verde-giallastro, talora al sommo un po’ rossigno.
Acino. Sferico, di 17 mm. in media, un po’ compresso ai lati, mucronato al sommo, sugoso, dolce-aciduletto, buccia piuttosto sottile, giallo-verdastra, cera copiosa. Semi: 2-3 piccoli, castani.
Vitigno non molto ferace, estesamente coltivato. Matura in settembre. Uva alquanto migliore per vino ed anche mangereccia; poco pregiata però dal Caula.
L. Malavasi, Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari, 1879.
