L’orto di Plinio: il campo del povero, i cetrioli di Tiberio, la rapa del console

Il diciannovesimo libro della Naturalis Historia (77 d.C.) arriva all’orto (hortus). E qui Plinio cambia tono: l’orto è la cosa più democratica che ci sia, «il campo del povero», e il moralista in lui si indigna che il lusso abbia messo gerarchie perfino tra le verdure.

L’orto del povero

Un tempo — dice Plinio — la gente comune prendeva il companatico dall’orto, «e quanto più sano era allora il loro cibo!». Poi il lusso ha stabilito «distinzioni perfino tra le erbe, e ha messo dei gradi anche negli alimenti». È una delle pagine in cui la Naturalis Historia diventa quasi un manifesto: la ricchezza dell’orto contro l’ostentazione.

…in hortis fuisse plebis macellum. quanto innocentiore victu! — [un tempo] la plebe aveva il suo mercato nell’orto: quanto più innocente era il loro cibo!

Plinio, Naturalis Historia, XIX, 19 (52).

Gli ortaggi

Plinio passa in rassegna gli ortaggi dell’Italia romana: i cavoli (brassica) di Cuma, la Riccia, di Pompei, di Bruzio; le lattughe (bianche, rosse, cappadoci, amare); gli asparagi — i più delicati di tutti, e Plinio dice che la terra di Ravenna è la migliore per coltivarli; le cipolle e gli agli; le zucche (la lagenaria, lunga fino a tre cubiti) e i cetrioli; i cardi (carduus), coltura di lusso redditizia; le rape e i ravanelli. È lo stesso orto che ritroviamo cucinato in Apicio.

Plinio, Naturalis Historia, XIX, 19-42.

Tre storie dall’orto

I cetrioli di Tiberio. L’imperatore ne voleva tutto l’anno: i giardinieri li coltivavano su cassoni montati su ruote, spinti al sole e, nei giorni d’inverno, ritirati sotto telai chiusi da pietra trasparente. È il più antico antenato della serra.

La rapa di Manio Curio. Gli ambasciatori dei nemici trovarono il celebre generale Manio Curio Dentato mentre si arrostiva una rapa al fuoco: l’immagine stessa della sobrietà repubblicana contro il lusso.

Il ravanello d’oro. I Greci onoravano tanto il ravanello che a Delfi, nel tempio di Apollo, ne dedicarono uno modellato in oro — mentre la bietola ebbe solo l’argento.

Fonte: Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro XIX (77 d.C.); testo dall’edizione critica (Perseus/Loeb). Materiale che alimenta gli hub-storia degli ortaggi. Approfondimento nato dallo spoglio di Plinio per Cornucopia.