Le api e il miele di Plinio: la repubblica dell’alveare e il miele che cade dal cielo
Nel libro undicesimo della Naturalis Historia (77 d.C.), dedicato agli insetti, Plinio assegna il primo posto alle api: le sole, dice, «create a vantaggio dell’uomo». Ne ammira l’organizzazione e prova a spiegare il mistero del miele — che secondo lui cade dal cielo.
La repubblica delle api
Le api hanno «un governo, imprese individuali e capi comuni», e costumi che superano quelli di ogni altro animale. C’è un re (così lo chiamavano gli antichi) che comanda con l’autorità, non con la forza — «non usa il pungiglione» — e quando si sposta «l’intero sciame lo accompagna». È l’immagine dell’alveare come piccola città ordinata, che affascinerà per secoli.
apes … solae ex eo genere hominum causa genitae. — le api, sole fra gli insetti, generate a vantaggio dell’uomo.
Plinio, Naturalis Historia, XI, 4-16.
Il miele viene dal cielo
Sul miele Plinio ha una teoria poetica e sbagliata, ma bellissima: il miele non nasce dai fiori, ma dall’aria, una rugiada celeste che si forma «al sorgere delle stelle, e soprattutto quando splende la Canicola» (Sirio); le api la raccolgono e la trasformano. Distingue tre qualità: il miele di primavera (di fiori), il miele d’estate (il migliore, al levare di Sirio) e il miele selvatico o di brughiera (il meno pregiato, dopo le piogge d’autunno).
mel ex aere venit … maxime siderum exortu. — il miele viene dall’aria, soprattutto al sorgere delle stelle.
Plinio, Naturalis Historia, XI, 30-33.
I mieli più pregiati
I mieli più celebri venivano dall’Imetto (l’Attica) e dall’Ibla (in Sicilia), e dall’isola di Calidna. Il più stimato era il miele di timo, di colore d’oro, ritenuto ottimo per gli occhi e le ferite: un legame tra miele e medicina che attraversa tutta l’antichità.
La cera e la propoli
Plinio descrive la cera — fatta dai fiori di quasi ogni pianta — e il favo esagonale, costruito con precisione mirabile. E nota le tre sostanze con cui le api fondano l’alveare: la commosis, il pissoceros e la propoli (la gomma densa da viti e pioppi), «di grande uso per i medicamenti».
Fonte: Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro XI (77 d.C.); testo dall’edizione critica (Perseus/Loeb). Con la villatica pastio di Varrone e le api delle Georgiche di Virgilio, forma il trittico apistico dell’antichità: materiale della futura pagina-storia dell’ape e del miele.
