Uva Prugnola
Vitigno · Emilia-Romagna
La si può considerare tutti gli effetti l’uva tipica di Nonatola (MO). Uva a buccia nera, secondo Ramazzini coltivata a vite maritata in zona San Marrone, a Modena1.
Cultivar: a graspo rosso, a graspo verde
Prugnuola. È buona, ha le grana lunghe: somiglia alquanto all'uva Dalloro, se non che suole avere alcune grana minute, ma non però sempre. II maggior divario che vi sia per distinguerla dalla Dalloro si è il non essere la Prugnuola così dura di guscio, e più gustosa da mangiarsi. Fa il vino rosso, e così la Piccolla. Fonte primaria collazionata: N. Caula [annotazioni attribuite], I Vini Modanesi, Modena, 1752, nota 27, p. 37.
Prugnola a Graspo Rosso
Prugnola a Graspo Verde
Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)
Campioni raccolti a San Marone, da viti maritate ad alberi; buccia nera. In 100 parti di mosto: glucosio 17,8; acidità totale 0,91; bitartrato potassico 0,31; sostanze estrattive 19,08; ceneri 0,36; potassa 0,099. (Su 1000 g d’uva: 423 acini; peso acini 970,6 g, vinaccioli 20,6 g, bucce 138,8 g.)
E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro I).
- E. Ramazzini – Uve Principali della Pianura Modenese, 1887 ↩︎
- Maini, Luigi – L’Indicatore Modenese n. 14 “Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre osservazioni relative” – 1851 ↩︎
Profilo ampelografico (Malavasi, 1879)
Tralcio. Verde-rossiccio, un po’ prismatico, finamente striato, a nodi un po’ gonfi, internodi brevi, uguali o minori del peduncolo.
Foglia. Un po’ coriacea, col lembo a 5 lobi incisi anche più di 1/4, gli inferiori però meno pronunciati e divaricanti, denti assai profondi e mucronati. Pagina superiore di color verde, un po’ aracneosa, talvolta irregolarmente chiazzata in rosso e, dopo la maturità, volgente al rosso bruno (salvo le nervature); l’inferiore quasi glabra, con pochissima peluria in due file attigue ai lati delle nervature principali salienti e giallo-rossigne. Peduncolo ingrossato alla base e nel tratto superiore, rossigno nel tratto di mezzo, poco geniculato e molto contorto, lungo poco meno della nervatura centrale, superiormente spesso incurvato.
Grappolo. Raro, piramidale, di 15-20 cent., a 3-4 assi secondarj un po’ distanti, a peduncolo lungo, rachide gialliccio, pedicelli rossi al sommo.
Acino. Oblungo, di mm. 18×15, un po’ polposo, dolce-agretto, un pochino allegante, a buccia nero-intensa, resistente, poca cera. Semi: 3 grandi, biondi.
Forma a graspo rosso (di Nonantola). Vitigno raro, ferace, matura in settembre; dà vino di molta durata. Il Caula la chiama uva buona.
Forma a graspo verde. Differisce dalla forma a graspo rosso: tralcio cilindrico, rossigno, striato; foglia a 5 lobi poco incisi (1/4 al più), pagina superiore verde intenso largamente chiazzata in rosso, l’inferiore pubescente-lanuginosa; peduncolo molto rosso, alquanto incurvato; grappolo cilindrico, raro, di 12-15 cent.; acino ellissoidico di mm. 18×16, polposo, dolce-agretto, allegante, buccia dura nero-intensa, poca cera; semi 3-4 grossi. Vitigno raro, assai ferace; dà vino di durata, non di gran pregio; matura in settembre.
L. Malavasi, Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari, 1879.
