Uva Matta
Vitigno · Emilia-Romagna
La dott.ssa Gloria Serrazanetti mi scrisse che durante le sue ricerche sulla viticoltura all’interno dell’incredibile Archivio Diocesano di Nonantola, è emerso un testo del 1635 dove si cita l’uva Mattazzola in una delle possessioni. Penso sia la Mattacciola definita da Maini come sinonimo di Matta.
Matta o Mattacina è buonissima e pare una spezie di Bortolotta; dà vino spiritosissimo e delicato. Ella supererebbe la Trebbiana, se reggesse com'ella alla quantità d'acqua e conservasse il vigore. Soffre però assai acqua. Il suo grappolo non è molto grande, ha le grana fitte e dense: il colore nel fondo del grano inchina al rossuccio, e nella sommità al verde; ma non è trasparente, nè lucido: ha la mole e la rotondità del grano di Trebbiana. Fonte primaria collazionata: N. Caula [annotazioni attribuite], I Vini Modanesi, Modena, 1752, nota 62, p. 47.
Mattaccìola. (Matta, Mattaccina).
Tralcio. Verdastro, scanalato, un po’ aracneoso alla base, a nodi grossi e lisci, a internodi brevi, irregolari, talvolta uguali o maggiori, ma per lo più minori del peduncolo.
Foglia. Lembo a 5 lobi, generalmente pochissimo incisi, circa 1/5, gli inferiori un po’ avvicinati, a denti radi distintamente mucronati. La pagina superiore è di color verde-carico, l’inferiore lanuginosa a bioccoli bianchi e spessi.
Peduncolo rossiccio, aracneoso, cilindrico, geniculato, talvolta contorto, lungo per lo più appena meno della nervatura centrale, talora anche maggiore.
Grappolo. Cilindrico, serrato di 10-18 cent. a peduncolo aracneoso, rachide verde-giallastro.
Acino sferico di 14-16 mm. sugoso, dolce-aciduletto, con finissima punteggiatura al sommo, a buccia non troppo consistente, di color giallo-carico a perfetta maturità, cera copiosa.
Semi 2-4 piccoli castani.
Vitigno frequente, feracissimo, pregiato per vino. L’uva matura in settembre. Di esso grandi elogi fà il Caula: dice che dà vino spiritosissimo e delicato, e che supererebbe la Trebbiana se reggesse, come ella, alla quantità d’acqua, e conservasse il vigore. Soffre però assai acqua2.
Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)
Campioni raccolti a Saliceto Panaro; buccia giallognola. Apprezzamento locale: buono. Mosto: glucosio 17,9; acidità totale 1,40; bitartrato potassico 0,60; colore gialliccio; sapore dolce-acidulo. Osservazione: «frequente verso la pianura bassa».
E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro III — uve bianche).
- Maini, Luigi – L’Indicatore Modenese n. 12 – “Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre osservazioni relative” – 1851 ↩︎
- Maini, Luigi – Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre notizie relative – 1854 ↩︎
Nome dialettale reggiano: màta (uva nera) (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).
Profilo ampelografico (Malavasi, 1879)
Tralcio. Verdastro, scanalato, un po’ aracneoso alla base, a nodi grossi e lisci, a internodi brevi, irregolari, talvolta uguali o maggiori, ma per lo più minori del peduncolo.
Foglia. Lembo a 5 lobi, generalmente pochissimo incisi (circa 1/2), gli inferiori non avvicinati, a denti radi distintamente mucronati. Pagina superiore di color verde-carico, l’inferiore lanuginosa a bioccoli bianchi e spessi. Peduncolo rossiccio, aracneoso, cilindrico, geniculato, talvolta contorto, lungo per lo più appena meno della nervatura centrale, talora anche maggiore.
Grappolo. Cilindrico, serrato, di 10-18 cent., a peduncolo aracneoso, rachide verde-giallastro.
Acino. Sferico, di 14-16 mm., sugoso, dolce-aciduletto, con finissima punteggiatura al sommo, a buccia non troppo consistente, di color giallo-carico a perfetta maturità, cera copiosa. Semi: 2-4 piccoli, castani.
Vitigno frequente, feracissimo, pregiato per vino; l’uva matura in settembre. Il Caula ne fa grandi elogi: dà vino spiritosissimo e delicato, che supererebbe la Trebbiana se reggesse come quella alla quantità d’acqua. Soffre però assai l’acqua.
L. Malavasi, Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari, 1879.
