Uva Sgavetta
Vitigno · Emilia-Romagna
Vitigno a bacca nera emiliano, tra i migliori dell'Ottocento tra Modena e Reggio Emilia. Detto anche Sganetta. Grappolo spargolo, vino violaceo intenso, fragrante, acido e tannico.
Sintesi Cornucopia
La Sgavetta, detta anche Sganetta, è un vitigno storico a bacca nera legato soprattutto alle province di Modena e Reggio Emilia. Le fonti moderne descrivono grappoli conici e spargoli, acini blu-neri molto pruinosi e una maturazione nell’ultima decade di settembre. Il vino è tipicamente rosso-violaceo intenso, fresco e fruttato, con buona acidità e tannini vivi.
La documentazione raccolta da Cornucopia consente di attestare il nome Sgavetta almeno dal 1752. Questa retrodatazione riguarda però la presenza documentaria del nome: non dimostra da sola che tutte le testimonianze sette-ottocentesche corrispondano geneticamente alla varietà oggi riconosciuta. Il problema è particolarmente evidente nella descrizione di Luigi Malavasi del 1879, che attribuisce alla Sgavetta una buccia «giallo-rossiccia», in contrasto con l’epidermide blu-nera descritta dalle fonti moderne.
In questa scheda
- Caratteristiche e riconoscimento
- Vino, usi e cucina
- Testimonianze storiche
- Identità, conservazione e problemi aperti
- Fonti e bibliografia
- Note Cornucopia
Caratteristiche e riconoscimento della Sgavetta attuale
Foglia. Le descrizioni moderne concordano su una foglia di taglia piccola o media, cuneiforme, in genere pentalobata ma con una certa variabilità del numero dei lobi. Il lembo può essere ondulato, con bordi revoluti o contorti; la pagina inferiore è chiara e vellutata per la presenza di peli eretti. Il seno peziolare è aperto, spesso con base a parentesi graffa.
Grappolo e acino. Il grappolo è mediamente allungato, conico, alato e generalmente spargolo o molto spargolo. L’acino è sferoidale o ellittico largo; l’epidermide è blu-nera, con buccia consistente e molto pruinosa. La polpa è molle, succosa e non colorata.
Fenologia e comportamento agronomico
La Sgavetta germoglia precocemente. La fioritura si completa entro metà giugno, l’invaiatura entro la prima decade di agosto e la maturità tecnologica nell’ultima decade di settembre. È descritta come varietà di buona vigoria e produzione, adattabile dalla pianura alla collina; può essere soggetta a colatura, ma mostra una buona tolleranza alle principali crittogame e una buona fertilità delle gemme basali.
Le fonti novecentesche e le osservazioni in campo segnalano inoltre una elevata variabilità morfologica, in particolare per i caratteri della foglia. Questa variabilità è uno degli elementi che rendono delicato il riconoscimento del vitigno e va tenuta distinta dalle possibili confusioni storiche di denominazione.
Vino, usi e cucina
La Sgavetta è impiegata soprattutto per la produzione di vini giovani, freschi e fruttati, spesso frizzanti. Le descrizioni moderne insistono sul colore rosso violaceo molto intenso e su note fruttate, tra cui la marasca. La struttura gustativa è caratterizzata da buona acidità e tannini vivi. Storicamente veniva utilizzata anche nel taglio con altre uve o vini per aumentarne il colore.
Le fonti tecniche ricordano anche la possibilità di ottenere, con opportune vinificazioni, vini capaci di una buona evoluzione nel tempo. Nel 1996 la Sgavetta è entrata nei disciplinari della DOC «Colli di Scandiano e di Canossa».
La Sgavetta nella Saba reggiana
Il legame della varietà con la cultura alimentare non si esaurisce nel vino. Il disciplinare comunale della Saba Reggiana De.C.O. include la Sgavetta tra le uve che possono concorrere alla produzione del mosto destinato alla saba. È un dato particolarmente significativo per Cornucopia, perché collega la conservazione del vitigno alla conservazione di un gusto e di una preparazione tradizionale, non soltanto alla viticoltura.
Testimonianze storiche e descrizioni ampelografiche
1752 — Attestazione modenese
Nelle Annotazioni a I Vini Modanesi, attribuite a Niccolò Caula, la Sgavetta è giudicata poco adatta al vino. Il grappolo è piuttosto grande; gli acini sono allungati e chiari e il colore è descritto come scuro ma non di un bel nero. Caula osserva inoltre molti grappoli quasi sterili, con pochi acini alle estremità: dato storico interessante anche per la variabilità produttiva della varietà (Caula/Vicini, 1752, nota 33, p. 39).
1877 — Rovasenda e la «Sgavetta o Sganetta»
L’Italian Vitis Database richiama il Saggio di una Ampelografia universale di Giuseppe di Rovasenda (1877), dove compare la denominazione «Sgavetta o Sganetta», riferita a un’uva di Sassuolo, nel Modenese. È una tappa importante della continuità documentaria ottocentesca del nome, ma non risolve il problema dell’identificazione delle testimonianze più antiche.
1879 — Profilo ampelografico di Luigi Malavasi
Tralcio. Cilindrico, striato, giallo-rossastro, a internodi per lo più maggiori del peduncolo della foglia.
Foglia. Lembo ben rotondo nel suo complesso, a 5 lobi poco incisi (al più per 1/4), i due inferiori quasi sovrapponentisi, a denti profondi con breve ed ottuso mucroncino. Pagina superiore verde, l’inferiore lanuginosa a grosse nervature. Peduncolo cilindrico, rossigno, un po’ aracneoso, ingrossato alla base, geniculato e contorto, minore della nervatura centrale.
Grappolo. Conico alla base poi cilindrico, di 30-40 cent., spargolo, assai raro, con 5-8 assi secondarj, a lungo peduncolo. Rachide gialliccio irregolarmente rossastro, pedicelli lunghi, talvolta più dell’acino.
Acino. Sferico, di mm. 15, dolce, sugoso, punteggiato al sommo, a buccia giallo-rossiccia, cera copiosa. Semi: ordinariamente 2 grossi, brunicci.
Vitigno non frequente, ferace, anche assai mangereccia. L’uva matura in settembre. Simile alle due varietà precedenti ma inferiore di pregio. Malavasi la dice affine al Pecorino d’Ancona. (Malavasi, 1879).
1887 — Analisi del mosto di Enrico Ramazzini
Campioni raccolti a Lesignana; buccia nera. Apprezzamento locale: discreto. Mosto: glucosio 16,0; acidità totale 1,10; colore rosso scuro; sapore acidulo-dolce. Osservazione: «s’incontra di raro» (Ramazzini, 1887, Quadro II).
1926–1968 — Dal declino modenese alla descrizione moderna
Nel 1926 Ghetti elenca la Sgavetta tra i vitigni modenesi meno estesamente coltivati ma ancora considerati buoni. Nel 1927 Toni la colloca fra i vitigni migliori e raccomandabili del piano per l’areale reggiano e modenese; nel 1928 Enzo Umberto Rossi la ricorda tra i vitigni più apprezzati e pregiati del Reggiano. Cosmo e Sardi ne redigono nel 1964 una scheda descrittiva per il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste. Greco, nel 1968, segnala una diffusione rilevante nei comuni della bassa collina reggiana, fino a circa il 2% della produzione provinciale di uva.
La documentazione novecentesca mostra quindi una varietà ancora riconoscibile e apprezzata, ma destinata a perdere progressivamente superficie e importanza rispetto ad altri vitigni.
2004 — Dizionario dei vitigni antichi minori italiani
Secondo Scienza (2004), le prime notizie di questo vitigno nero, chiamato anche Sganetta, risalgono alla fine dell’Ottocento, quando era considerato fra i migliori coltivati nelle province di Modena e Reggio Emilia. La varietà è descritta con grappolo spargolo e bucce scure e spesse, buona tolleranza alle crittogame e attitudine a fornire vini di intenso colore violaceo, fragranti, acidi e tannici.
2020 — Identità genetica
L’analisi genetica pubblicata da Pastore e altri (2020) conferma la Sgavetta come varietà dal nome corretto nel quadro della caratterizzazione dei vitigni dell’Emilia-Romagna.
Identità, conservazione e problemi aperti
La Sgavetta è iscritta al Registro Nazionale delle Varietà di Vite come Sgavetta N.; l’Italian Vitis Database riporta il codice 228 e una corrispondenza varietale verificata mediante caratteri morfologici e microsatelliti. Il repertorio dell’Emilia-Romagna riconosce Sganetta come sinonimo accertato e indica Modena e Reggio Emilia come area tradizionale della cultivar.
Il repertorio regionale assegna alla varietà un rischio di erosione genetica medio. La sua conservazione dipende quindi non soltanto dal mantenimento di accessioni in collezione, ma anche dalla presenza in vigneto, dalla vinificazione e dalla continuità degli usi locali.
Il problema della Sgavetta di Malavasi
La descrizione di Malavasi del 1879 presenta caratteri difficilmente conciliabili con la Sgavetta oggi riconosciuta, soprattutto per l’acino descritto con buccia «giallo-rossiccia», mentre le descrizioni moderne indicano un’epidermide blu-nera. Al momento Cornucopia non considera dimostrata una soluzione univoca: le ipotesi comprendono omonimia, confusione varietale o mutamento dell’identificazione nel tempo.
Fonti e bibliografia
- Bertozzi V. (1840) – Viti della provincia di Reggio. Manoscritto.
- Calò A., Scienza A., Costacurta A. (2006) – Vitigni d’Italia. Edagricole, Bologna.
- Cosmo I., Sardi F. (1964) – Sgavetta. In Principali vitigni da vino coltivati in Italia, vol. III. Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, Roma.
- Ghetti G. (1926) – La viticoltura modenese e la fillossera. Modena.
- Grego A. (1968) – La vitivinicoltura nella geoeconomia del Reggiano. Tipo Sud, Bari.
- Malavasi L. (1879) – Contributo all’ampelografia modenese. Tipografia di Cesare Olivari, Modena.
- Meglioraldi S., Vingione M., Ruffa P., Raimondi S., Torello Marinoni D., Boccacci P., Schneider A., Storchi M. (2013) – «Conoscere il patrimonio viticolo per tutelarlo». L’Informatore Agrario, n. 23, pp. 50–54.
- Pastore C. e altri (2020) – «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna». American Journal of Enology and Viticulture.
- Ramazzini E. (1887) – Uve principali della pianura modenese. Analisi. Tipografia Moneti e Namias, Modena.
- Regione Emilia-Romagna – Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie: Sgavetta RER V012, scheda tecnica ai sensi della L.R. 1/2008.
- Rinaldi A., Valli R. (1992) – «I vecchi vitigni di Reggio Emilia». Vignevini, n. 10.
- Roncaglia C. (1850) – Statistica generale degli Stati Estensi, vol. II: popolazione, agricoltura, prodotti e loro consumazione e commercio a tutto l’anno 1847. Tipografia di Carlo Vincenzi, Modena.
- Rossi E.U. (1928) – L’economia reggiana. Reggio Emilia.
- Rovasenda G. (1877) – Saggio di una Ampelografia universale. Tipografia Subalpina di Stefano Marino, Torino.
- Scienza A. (2004) – Dizionario dei vitigni antichi minori italiani, pp. 92–93.
- Toni G. (1927) – «Agricoltura emiliana. Viticoltura ed enologia». L’Italia agricola, n. 4.
- Vicini G.B. (1752) – I vini modanesi. Baccanale di un accademico dissonante colle annotazioni. Per Franco Torri, Modena; annotazioni attribuite a Niccolò Caula.
- Italian Vitis Database – Sgavetta, scheda varietale a cura dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
- Regione Emilia-Romagna – Agrobiodiversità: vite, repertorio e schede tecniche delle varietà locali.
- Comune di Reggio Emilia – Saba Reggiana De.C.O., disciplinare e descrizione della preparazione.
Note Cornucopia
NOTA CORNUCOPIA — Cronologia. Alcune fonti novecentesche indicano il 1927, o comunque la fine dell’Ottocento, come prima attestazione della Sgavetta. La documentazione oggi raccolta da Cornucopia consente invece di retrodatare l’uso del nome almeno al 1752. Le formulazioni delle fonti sono conservate e attribuite, mentre la cronologia generale della scheda segue lo stato attuale della ricerca.
IPOTESI CORNUCOPIA — Identificazione. La discrepanza tra la Sgavetta «giallo-rossiccia» descritta da Malavasi nel 1879 e la Sgavetta moderna a bacca blu-nera potrebbe dipendere da omonimia, confusione varietale o da un cambiamento dell’identificazione. Nessuna di queste ipotesi è, allo stato attuale, considerata dimostrata.
NOTA CORNUCOPIA — Degustazione diretta. Nel corso del lavoro di ricerca sulla Sgavetta abbiamo assaggiato il vino prodotto da Claudio Plessi in due versioni: la vinificazione normale e la versione affinata in barrique. È un’esperienza diretta di Cornucopia e non una notizia tratta dalle fonti bibliografiche sopra riportate.
- Roncaglia, 1847
- A. Scienza, 2004
- L. Malavasi, 1879
- Repertorio RER (L.R. 1/2008)
