Frutti antichi della Basilicata

La frutticoltura lucana va letta a partire dal territorio. Nel 1816 V. Corrado descriveva una regione «variato quasi tutto da monti e colline», con «gran numero di belle ed aperte fertili vallate lungo il corso dei suoi fiumi», e un clima «assai variabile»: neve lunga e gelo nelle parti montuose, inverno mitissimo sulle pianure ioniche. Vi si coltivavano bene «i cereali, i legumi, la frutta, l’ulivo e la vite», e gli agrumi nelle parti più meridionali.

Una decina d’anni dopo, nel 1827, Petagna registrava i luoghi d’eccellenza, e sono in buona parte quelli di oggi: «le pesche, volgarmente dette percoche, di Montalbano, i fichi di S. Arcangelo, Missanello, Pisticci, Ferrandina e Tursi, e i frutti d’inverno di Carbone, Castelluccio, Rivello, Teana e Trecchina», oltre agli agrumi di Rocca Imperiale. Sullo sviluppo di quei territori pesò a lungo l’insalubrità dell’ambiente, la malaria. Le voci sono raccolte qui sotto per specie.

Agrumi

Agrumi

12 schede
Albicocche

Albicocche

4 schede
Castagni

Castagni

4 schede
Ciliegie

Ciliegie

10 schede
Fichi

Fichi

31 schede
Mele

Mele

7 schede
Pere

Pere

67 schede · 1 in lavorazione
Pesche

Pesche

11 schede
Susine

Susine

4 schede