La caratterizzazione genetica dei vitigni dell’Emilia-Romagna (2020)
Nel 2020 un gruppo dell’Università di Bologna e del CNR (Chiara Pastore, Marisa Fontana, Stefano Raimondi, Paola Ruffa, Ilaria Filippetti, Anna Schneider) ha pubblicato la caratterizzazione genetica di 178 accessioni di vite raccolte in Emilia-Romagna, dalle più coltivate alle quasi estinte conservate nelle collezioni regionali, analizzate a dieci marcatori microsatelliti (SSR) e affiancate da osservazioni ampelografiche e dati storici.
Delle 178 accessioni sono emersi 122 genotipi unici (i sinonimi interni erano il 30%). Circa la metà corrisponde a cultivar del Catalogo nazionale o di probabile origine estera; ma 62 genotipi risultano varietà locali non registrate, e di questi 42 non erano mai stati descritti in letteratura: germoplasma unico, spesso a rischio di estinzione e verosimilmente autoctono dell’area.
Un’avvertenza. Le identificazioni genetiche valgono per le accessioni effettivamente campionate nei luoghi del censimento: dicono che quella pianta, coltivata oggi sotto un certo nome, appartiene a una data varietà. Non escludono che lo stesso nome tradizionale abbia indicato varietà diverse in epoche o zone diverse — gli stessi autori invitano alla prudenza nell’interpretare i nomi storici come sinonimi, data l’incertezza dell’attribuzione. Le corrispondenze qui riportate, dunque, non cancellano la possibile esistenza storica di vitigni distinti sotto gli stessi nomi.
Omonimie da sciogliere
Molti nomi tradizionali coprono varietà diverse. Il nome Rebola/Ribolla, documentato in Romagna dal Trecento (statuto di Savignano), copre più genotipi: il Pignoletto delle colline bolognesi corrisponde al Grechetto gentile (già «Cor d’Usel»), ma due accessioni «Ribolla» sono genotipi propri, e una «Rebula stara» balcanica è il Heunisch Weiss (Gouais blanc). Le tre accessioni chiamate Lambrusco hanno profili diversi: «Lambrusco di Fiorano» è il Lambrusco del Pellegrino N. (registrato nel 2016), «Lambrusco picol ross» è il Terrano N. (localmente Cagnina), «Lambrusco di Corbelli» è un genotipo unico non registrato. Le sette «Malvasia» e i vari «Moscato» aromatici risultano per lo più falsi nomi o sinonimi locali di Aleatico N. e Moscato giallo B.
Uve straniere e di altre regioni sotto nomi locali
Diverse accessioni corrispondono a vitigni di regioni vicine (Toscana: Vernaccia di San Gimignano, Bonamico, Ciliegiolo; Lombardia: Schiava, Mornasca; Veneto: Moscato giallo, Marzemina bianca, Verdicchio bianco, Verduzzo trevigiano; Marche: Verdicchio, Mostosa) o addirittura estere: «Rossa di Monte Castello» è la Glacière provenzale, «Malvasia di Rimini» è la Thrapsathiri greca, «Uva di S. Andrea» è il Palomino spagnolo, mentre alcune «Fogarina/Nibiol» e «Colorino» si sono rivelate ibridi (Jacquez, Seibel 1077). Sono nomi errati, ma la loro corretta identificazione interessa la viticoltura locale.
I genotipi unici da valorizzare
Tra le varietà locali non registrate, alcune meritano attenzione. La Pellegrina, a lungo data per sinonimo di Spergola e Sauvignon, è risultata distinta da entrambi (due genotipi «Pellegrina» diversi fra loro): la Pellegrina (Bonfatti) è adatta agli spumanti per l’alta acidità. Il Biondello, non registrato, mostra buoni caratteri agronomici ed enologici per basi spumante anche in clima caldo. La Rossiola rossa (nota come Uva rosa o Uva tosca), distinta dalle Rossola bianche e un tempo confusa con la Fortana, dà rosati varietali di aroma distintivo. Tutte e tre sono candidate all’iscrizione al Catalogo.
Fonte: C. Pastore, M. Fontana, S. Raimondi, P. Ruffa, I. Filippetti, A. Schneider, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna (Northern Italy)», American Journal of Enology and Viticulture, 2020 (doi: 10.5344/ajev.2020.19076). Riferimenti storici citati nello studio: Silvestroni e altri (1985), Filippetti e altri (2001), Cosmo e Polsinelli (1961), Casazza (1845), Rossi (2017), Meglioraldi e altri (2013), Fontana e altri (2014).
