Uva Lambrusco Corbelli

Vitigno · Emilia-Romagna

Uva Lambrusco Corbelli

Recentemente (2024) recuperato e piantato nel giardino della reggia di Rivalta. L’uva viene raccolta leggermente prematura quando viene raccolta anche l’Ancelotta.

Nonostante l’incuria dei responsabili del lavoro di ristrutturazione della Reggia che ha portato diverse piante a seccarsi, l’opera dell’associazione culturale che ha curato negli ultimi anni la struttura è risultata in grado di salvarla.

L’opera di vinificazione in uvaggio di questa varietà sta venendo operata da Cinque Campi di Montecavolo (RE). Il vino che ne deriva, viene chiamato Duchessa ed è un uvaggio di Ancellotta e Corbelli.

Dove trovarlo: Reggia di Rivalta tramite Associazione Amici di Rivalta.

Nome dialettale reggiano: lambrósca éd Corbèlli, lambrósch fiurintèin (uva nera), «Lambrusco Fiorentino» (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).

Descrizione ampelografica e note storiche

Descrizione

Foglia: di taglia media, pentagonale, quinquelobata. La bollosità è da media a forte e sono presenti leggere depressioni del lembo. Non presenta pigmentazione antocianica delle nervature. I denti sono medi e convessi. Il seno peziolare è chiuso o leggermente aperto (1-2 cm), a graffa, sprovvisto di denti. I seni laterali superiori, aperti, a graffa, possono presentare un dente. La pagina inferiore è lanuginosa (abbondante presenza di peli lunghi), mentre i peli dritti sono assenti o poco presenti. Il picciolo è rosato, con qualche pelo lungo.

Grappolo: di lunghezza media (15 cm), di forma conica, alato con 2-3 ali, tendenzialmente spargolo. Presenta spesso un grappolo secondario di media dimensione. Il peduncolo è corto (5 cm). L’acino ha forma sferoidale e si presenta corto e stretto. L’epidermide varia dal rosso scuro-violetto al blu-nero. La presenza di pruina è media. La polpa è molle e succosa, non colorata. La buccia, di medio spessore, è consistente. Il pedicello è di colore verde. I vinaccioli sono presenti. Sono presenti solo alcuni ceppi in località Rivalta, comune di Reggio Emilia. Non ancora iscritta al Registro nazionale delle varietà di vite.

Notizie storiche

Tale vitigno sembra sia stato trapiantato e diffuso, nel XIX secolo, dai Conti Ferrari Corbelli in Rivalta, frazione di Reggio Emilia, da cui deriva il nome. È citato nel 1891 da Augusto Pizzi (come Lambrusco di Rivalta) e nel 1899 da Salvatore Mondini tra i lambruschi diffusi in provincia. Nel 1906 il Molon ne fornisce una prima descrizione ampelografica. Nel 1915 Casali Carlo identifica il Lambrusco di Corbelli con il Lambrusco di Rivalta e con il Lambrusco Fiorentino. Franceschini e Premuda, nel 1922, e Fornaciari Pietro, nel 1924, riprendendo studi precedenti, avvalorano tale sinonimia e localizzano il Lambrusco di Corbelli nella zona di Rivalta, dove sembra fosse coltivato in maniera quasi esclusiva. Gli anziani viticoltori di Rivalta di Reggio Emilia (e frazioni vicine) testimoniano le vaste estensioni coltivate a «Lambrusco di Corbelli» nella prima metà del XX secolo. Successivamente vi è un forte calo della superficie coltivata, fino a ridursi ai pochi ceppi presenti in alcuni vigneti della zona. L’analisi del DNA non ha rilevato sinonimie con altre varietà conosciute. Storicamente presente in località Rivalta assieme al Lambrusco Barghi o Bardi, non vi è ancora la certezza su quale dei due vitigni fosse tradizionalmente chiamato col nome di «Lambrusco di Rivalta», sebbene si propenda per il «Lambrusco di Corbella». Il vitigno è stato recentemente recuperato e salvaguardato grazie all’opera di alcuni viticoltori della zona e del Consorzio per la tutela dei vini DOC «Reggiano» e «Colli di Scandiano e di Canossa».

Usi, agronomia ed enologia

Usi tradizionali: tradizionalmente usato per la produzione di vini da pasto non molto colorati. Agronomia: vitigno a media vigoria e dalla produttività buona e costante. Predilige suoli e climi pedecollinari e collinari. Vitigno rustico. Matura intorno alla seconda decade di settembre. Enologia: valutazioni enologiche ancora da eseguire.

Fonti: A. Pizzi (1891); S. Mondini (1899); G. Molon (1906); C. Casali (1915); Franceschini e Premuda (1922); P. Fornaciari (1924).

Identità genetica (2020)

L’analisi genetica (Pastore e altri, 2020) ha confermato che il Lambrusco di Corbelli è un genotipo unico, non registrato e non corrispondente ad alcuna delle dodici varietà che portano il nome «Lambrusco» nel Catalogo nazionale.

Fonte: C. Pastore, M. Fontana, S. Raimondi, P. Ruffa, I. Filippetti, A. Schneider, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna (Northern Italy)», American Journal of Enology and Viticulture, 2020 (doi: 10.5344/ajev.2020.19076).