Un magistrato ligure, una villa sperimentale a Finale, e il primo tentativo scientifico di ordinare il genere Citrus
C’è un conte ligure che, fra un incarico di giudice e uno da segretario di legazione, ha trovato il tempo di scrivere il primo trattato scientifico sugli agrumi d’Europa — e di farlo leggere, sessant’anni dopo, a Charles Darwin.
Un magistrato con la passione degli agrumi
Giorgio Gallesio nasce a Finale Ligure nel 1772. Fa il giudice a Savona, il deputato del Dipartimento di Montenotte, il sottoprefetto, il segretario di legazione al Congresso di Vienna: una carriera pubblica densa, fra il governo francese e la Restaurazione. Ma dal 1801, ereditati i possedimenti di famiglia nell’entroterra finalese, comincia ad annotare ogni giorno osservazioni agronomiche e climatiche in un Giornale di Agricoltura. È l’inizio di un’ossessione che durerà tutta la vita.
La villa sperimentale di Finale
Gallesio chiama la sua tenuta «la mia villa sperimentale»: vi innesta, incrocia, osserva la riproduzione delle piante, mette a confronto varietà di agrumi arrivate da ogni parte d’Italia. Per trent’anni, nel Giornale dei Viaggi, annota le colture di agrumi, fruttiferi, viti e olivi incontrate nei suoi spostamenti — dal Piemonte a Napoli — confrontandole sempre con quanto cresce a Finale.
Il Traité du Citrus e la scoperta di Darwin
Nel 1811, a Parigi, pubblica il Traité du Citrus: primo tentativo organico di classificare il genere Citrus, con una tavola sinottica che separa per la prima volta gli aranci amari (Citrangoli) da quelli dolci (Melangoli). Aveva commissionato le tavole illustrative al pittore Antoine Poiteau; l’atlante completo non vide mai la luce, ma le tavole sono oggi conservate e pubblicate. Il libro gli valse l’ingresso in mezza dozzina di accademie scientifiche europee — e un lettore d’eccezione: Charles Darwin possedeva una copia del Traité, la annotò di suo pugno, e la citò diciassette volte nella Variazione degli animali e delle piante allo stato domestico.
L’eredità
L’opera più ambiziosa di Gallesio resta la Pomona Italiana, pubblicata a fascicoli fra il 1817 e il 1839: un catalogo illustrato dei fruttiferi italiani che anticipa di un secolo i moderni atlanti varietali. Morì a Firenze nell’ottobre del 1839, pochi giorni dopo aver presentato a Pisa, alla prima riunione degli scienziati italiani, l’ultimo aggiornamento dei suoi studi. Riposa a Santa Croce, fra i grandi d’Italia — e nelle schede di Cornucopia dedicate al Chinotto di Savona e all’Arancio Pernambucco, dove il suo Traité del 1811 torna a essere una fonte di prima mano.


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