Uva Tosca Comune

Vitigno · Emilia-Romagna

La tosca dei grani grossi: più feconda e rustica della Gentile, e per questo — dice Aggazzotti — meno fine e meno buona.

La Tosca Comune è, nelle parole di Francesco Aggazzotti, una «variazione della Tosca Gentile»: la descrive alla scheda 29 del catalogo del Colombaro (1867), subito dopo la Tosca gentile che sta alla scheda 25. È l’unico autore a parlarne.1

La descrizione di Aggazzotti

Quest’uva varia di poco dalla tosca gentile già descritta al n. 25; senonché questa ha grani più grossi, produce più in abbondanza, e dà prodotti più ordinari; e puossi dire che, in proporzione diretta della maggior feracità e rustichezza, perda in finezza e bontà.

F. Aggazzotti, 1867, scheda 29

È una frase che vale come principio generale, e Aggazzotti la usa qui come una regola: quanto più una vite è generosa e resistente, tanto meno è fine. La Tosca Comune sta alla Gentile come la quantità sta alla qualità.

Da tavola, ma non troppo

Alcuni pel suo speciale gusto salace (che fa distinguere le tosche da tutte le altre uve) la conservano per la tavola, ma come di buccia piuttosto sottile, non si mantiene con quella freschezza di altre uve di pari uso, come sarebbe la Gradigiana n. 26 e la Pellegrina n. 27.

F. Aggazzotti, 1867, scheda 29

Il «gusto salace» è il carattere che, per Aggazzotti, distingue tutte le tosche dalle altre uve. Per la conservazione da tavola, però, la buccia sottile la penalizza rispetto alla Gradigiana e alla Pellegrina, che Aggazzotti numera appena prima.

La vite

«Anche per quanto riguarda la coltivazione non differisce per nulla dalla suddescritta al n. 25»: valgono cioè le indicazioni della Tosca Gentile.

  1. F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867. Testo tramite R. Fangarezzi (a cura di), Francesco Aggazzotti, Terra e Identità, Modena 2011, e Uve modenesi tra il XVIII e il XIX secolo, cap. 4 «Confronto delle uve riportate nelle opere di Pincetti e Aggazzotti». ↩︎