Uva Mammolo

Vitigno · Toscana

Vitigno a bacca nera toscano dal delicato odore di viola mammola. Autorizzato ma in rischio di estinzione dagli anni '60. Vino rubino floreale, sensibile al marciume.

Uva Mammolo

Descrizione e riconoscimento

In passato molto diffuso, questo vitigno a bacca nera conosciuto anche come Uva mammola, deve il suo nome al delicato odore di viola mammola che il vino da esso ricavato sviluppa con l’invecchiamento.1

Storia e diffusione

Attualmente, nonostante appaia fra i vitigni raccomandati ed autorizzati in numerose provincie della Toscana, esso, dopo un progressivo abbandono iniziato negli anni Sessanta, è a reale rischio di estinzione.

Caratteristiche

Dotato di una media tolleranza alla maggior parte dei patogeni, risulta invece sensibile al marciume, forse a causa della buccia non molto spessa.

Uso enologico

Quando viene vinificato da solo, genera vini dal colore rosso rubino non molto intenso, di profumo floreale, non molto alcolico, di media struttura.

  1. A. Scienza, Dizionario dei vitigni antichi minori italiani, 2004, pp. 77–78. ↩︎

Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)

Saggiato all’Orto del Comizio Agrario; buccia nera. Mosto: glucosio 19,0; acidità totale 0,70; bitartrato potassico 0,21; sapore dolce-agretto. Osservazione: «non si riscontra maritata ad alberi».

E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro II — uve nere o rosse).

Il Mammolo e la Termarina in Emilia occidentale

Noto fin dall’antichità nel contado di Firenze e in Corsica coltivato come Sciaccarello, il Mammolo dà un vino delicato e profumato di viola — Francesco Redi lo dice «dolce Mammolo» nel ditirambo Bacco in Toscana (1685). Studi recenti (Filippetti, Pastore, Schneider, 2015) ipotizzano che la Termarina rossa (o Romanino) dell’Emilia-Romagna sia una forma apirena, senza semi, del Mammolo, con una mutazione a semi ritrovata nel Parmense che vi rimanda morfologicamente. Vi riconducono anche la «Postizza / Mammola rossa» del Malaspina (1858) e il «vin di Mamolo» del ditirambo piacentino di Ubertino Landi (1715).

Fonti: F. Redi, Bacco in Toscana (1685); C. Malaspina (1858); U. Landi (1715); ipotesi Mammolo = Termarina apirena: Filippetti, Pastore, Schneider (2015).