Pomodoro Riccio di Parma

Ortiva · Emilia-Romagna

Pomodoro costoluto, principale varietà da concentrato del parmense nella prima metà del '900.

Il Pomodoro Riccio di Parma (Solanum lycopersicum L., Solanaceae), detto in dialetto tomaca risà, è legato a Parma e provincia, in particolare alle località di Pilastro e Pannocchia; è iscritto al Repertorio volontario regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna e all’Anagrafe nazionale della biodiversità, con moltiplicazione affidata all’Azienda Agraria Sperimentale Stuard di San Pancrazio (Parma).

Storia

L’introduzione della coltivazione estensiva del pomodoro a Parma si deve all’agronomo Carlo Rognoni, che ne iniziò la coltura nel 1876 nel proprio podere di Pannocchia, legandola fin dagli inizi alla trasformazione industriale. Le prime notizie del «Riccio Grosso» (sinonimo del Riccio di Parma) risalgono al 1905, quando il prof. Bernardi-Tolomei mise a confronto, nel podere dei fratelli Cerdelli a Pilastro, alcune nuove varietà di pomodoro con la varietà «Nizzarda», la prima coltivata a Parma; negli anni successivi il «Rosso Grosso» divenne la varietà principale per la produzione di concentrato, restando la più coltivata nel Nord e Centro Italia ancora alla fine degli anni Trenta.

Il reperto di più vecchia data riguardante una forma locale di pomodoro risale al 1890, quando il dott. Pucci, direttore della Stazione Sperimentale Orticola delle Cascine, cita un pomodoro «Violetto di Parma» come forma locale del pomodoro «Rosso Amaranto». Le fonti storiche sono talora poco chiare sulle denominazioni varietali, spesso dichiarate come sinonimi: sembrano essere esistiti almeno tre ideotipi di pomodoro costoluto parmense — il «Violetto di Parma» (grossa pezzatura, buon sapore, rosso vivo), il «Quarantino Parmigiano» (poco vigoroso ma precoce e di buon sapore) e il «Rosso Grosso» o «Costoluto» o «Riccio di Parma» (maggior resa e vigoria ma sapore inferiore).

Morfologia

Pianta a crescita indeterminata, internodi medio-lunghi, foglie medio-grandi, fogliole grandi con lieve bollosità. Frutti di taglia grande, rapporto lunghezza/diametro molto basso, buccia sottile e rossa a maturazione. Cuore di medie dimensioni affiancato da un elevato numero di logge (più di sei). Polpa matura rossa e di media compattezza.

Bibliografia

  • G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
  • Rossi, Perri, Fontana, 2023