Fagiolo Aquila di Pennabilli
Ortiva · Emilia-Romagna
Fagiolo da sgrano a portamento nano, con macchia rosso mattone a forma di aquila bicipite attorno all'ilo, coltivato a Pennabilli (Rimini).
Il Fagiolo Aquila di Pennabilli (Phaseolus vulgaris L., Fabaceae) è coltivato a Villa Maindi, frazione di Pennabilli, in provincia di Rimini; appartiene al gruppo dei fagioli «dell’aquila», così chiamati per le macule scure attorno all’ilo che ricordano l’aquila bicipite, simbolo diffuso nelle regioni italiane settentrionali prima dell’Unità d’Italia (1861).
Storia
È coltivato da Antonietta Corbelli, di Villa Maindi, che lo ha ereditato insieme ad altri fagioli (cannellino, borlotti, verdino) da una parente originaria di Casteldelci. I fagioli «dell’aquila» erano già noti in Italia in passato, ma perlopiù a portamento rampicante, a differenza dell’Aquila di Pennabilli, che rappresenta un’eccezione anche tra le varietà odierne per il portamento nano.
Il botanico Giovanni Battista Delponte descrive un «Fagiolo imperiale», con riferimento al simbolo dell’aquila bicipite, tra i vegetali d’interesse economico coltivati nel 1858 e nel 1862 nell’orto sperimentale della Reale Accademia di Agricoltura di Torino; tra le varietà descritte compare anche il «Fagiolo imperiale a macchia rossa», contraddistinto, come l’Aquila di Pennabilli, da una macchia rosso laccato.
Altre varietà locali italiane odierne dello stesso gruppo sono l’Aquila di Pignone (provincia della Spezia) e l’Aquila (o Lupinaro) di Fosciandora (Lucca), iscritto al Registro nazionale delle varietà da conservazione. In provincia di Bologna un fagiolo affine, detto «della Storaia», è coltivato da Pierluigi Poli a Rasora di Castiglione dei Pepoli; un fagiolo simile era un tempo presente nel parmense (Fasö edl’aquila), oggi perduto, ed è presente anche nel pavese.
Morfologia
Fagiolo da sgrano a portamento nano, con fiori bianchi. Baccelli lunghi mediamente 10 cm, dritti, senza filo, con rostro dritto centrale di circa 1 cm sull’apice; a disseccamento sono giallo crema, con costrizioni accennate tra i semi. Semi, di norma 6 per legume, lunghi circa 1 cm, sagoma da ellittica a lievemente reniforme, superficie lucida bianca uniforme, salvo attorno all’ilo dove è presente il disegno ad aquila di colore rosso mattone.
Bibliografia
- G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
- G.B. Delponte, Saggi di cereali e legumi raccolti nell’orto sperimentale della R. Accademia d’Agricoltura di Torino, «Annali della Reale Accademia d’Agricoltura di Torino», 10, 1858, pp. 101-132
- G. Rossi, F. Guzzon, M. Canella, E.R. Tazzari, P. Cauzzi, S. Bodino, N.M. Ardenghi, Le varietà agronomiche lombarde tradizionali a rischio di estinzione di erosione genetica, Pavia University Press – Regione Lombardia, 2019
- Rossi, Perri, Fontana, 2023
