Cotogno da frutto

Frutto · Emilia-Romagna

Specie a sé fra mele e pere: buccia gialla e pelosa, polpa astringente, la materia prima della cotognata.

Il Cotogno da frutto (Cydonia oblonga L., Rosaceae) — in dialetto cutógn, póm dégn, póm dür, póm giàl — costituisce una specie a sé: la distinzione corrente fra «mela cotogna» (frutto più rotondo) e «pera cotogna» (più allungata) è solo un modo di descriverne la forma, e la cotogna non ha nulla a che vedere con mele e pere. La qualifica «da frutto» la separa invece dai cotogni coltivati come portainnesto del pero.

Il frutto

Frutto di elevate dimensioni, dotato di una caratteristica fragranza, talvolta asimmetrico e irregolare nella forma. La buccia, giallo oro, è coperta da un’abbondante peluria che scompare o si rimuove con facilità; la polpa è giallo pallido, molto soda e astringente. Matura da settembre a fine ottobre e il consumo si protrae fino a carnevale.

La pianta

Albero a portamento arbustivo o cespuglioso. Fruttifica di solito già al secondo anno, con piena produzione al quinto.

Ambiente

Varietà abbastanza rustica, adatta ai più svariati tipi di terreno. È sensibile alla siccità estiva.

Impiego tradizionale

La polpa astringente esclude il consumo fresco: la cotogna si trasforma in gelatine e marmellate. Il prodotto classico, ancora in commercio, è la cotognata, delicata gelatina di colore ambrato. Talvolta si consumava tagliata a pezzi e bollita in acqua dolcificata, rifinita con un po’ di miele. Per l’alto contenuto di pectina l’industria alimentare la usa come addensante di salse, composte e marmellate. La medicina popolare la prescriveva come antidiarroico, per il potere astringente e i tannini, e come antisettico e antinfiammatorio del tubo digerente.

Storia

Il cotogno è coltivato da tempi antichissimi. La specie si ritiene originaria dell’Asia minore, dove cresce ancora allo stato selvatico. I Greci conoscevano una cultivar proveniente dalla città di Cydon, l’attuale Chanià a Creta, da cui il nome botanico. Nella mitologia greca la cotogna è spesso associata a figure femminili — Venere era raffigurata con una mela cotogna nella mano destra, dono di Paride — ed era simbolo d’amore e di felicità; nei mosaici delle ville di Pompei compare invece fra gli artigli di un orso. I Romani mantennero e diffusero il costume di donare un cotogno ai nuovi sposi come augurio di buona fortuna.

Testimonianza

La mela cotogna è una mela grossa e con la buccia pelosa; non si mangiava così, ma la si cuoceva oppure si facevano delle marmellate. Era un po’ brigosa da lavorare, perché la sua polpa è molto dura e anche a tagliarla a pezzi ci si deve sforzare un po’. Si usava anche per fare profumo: la si metteva in casa come deodorante per l’ambiente, perché ha una fragranza delicata ma intensa e molto piacevole.

Testimonianza raccolta dalla ricerca CIPA nelle valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna

CIPA — Centro di Istruzione Professionale Agricolo, ricerca sui frutti antichi della Comunità Montana Appennino Modena Ovest (valli del Dolo, del Dragone e del Rossenna); titolo e anno del catalogo da precisare. Vedi l’approfondimento Il giardino dei frutti antichi di Montefiorino.

  • CIPA — ricerca sui frutti antichi dell’Appennino Modena Ovest